Abbiamo visto in Francia l’atteso nuovo film di Ira Sachs, Frankie, che non ha ancora una data di distribuzione italiana. Frankie sta per Françoise, ed è il nomignolo con cui viene chiamata da amici e famigliari Françoise Crémont, diva soprattutto televisiva malata terminale di cancro che si concede con tutta la famiglia una vacanza nella fiabesca località di Sintra, in Portogallo. La interpreta un’imperiale Isabelle Huppert, bravissima nell’evitare il lacrimevole col suo sarcasmo sferzante e dotata di una fotogenia eccezionale che ricorda lei stessa all’inizio del film.


Inizialmente, mentre scrivevamo (lui e Mauricio Zacharias, n.d.r.) abbiamo riguardato Il raggio verde di Eric Rohmer, e c’era un umorismo che era molto importante. Si tratta di camminare e parlare. Ma poi pensavo a Fassbinder e Hanna Schygulla, specialmente quando guardavo Isabelle. Perché sai sempre che è Hanna Schygulla, ma è anche Maria Braun […]. Ciò che ho capito meglio è che i film corali sono un modo per evitare il melodramma. Mi piaceva farlo, ma sento che non sono più io. In Frankie c’è un riconoscimento della bellezza e della leggerezza delle cose perché tutta la serietà di una storia viene rapidamente interrotta da un’altra: ce n’è una su una donna che muore di cancro e una su una moglie che cerca di capire se ha abbastanza soldi per lasciare suo marito, ma anche una su una ragazza che incontra un bel ragazzo su una spiaggia portoghese. Si svolgono tutte nello stesso momento e sono tutte ugualmente importanti.

Peccato non aver dato più spazio al personaggio di Pascal Greggory, la cui ‘conversione sessuale’ raccontata all’ensemble borghese avrebbe dato sicuramente più sapidità all’esile film.
Si può vedere.
