Ha fatto clamore quanto avvenuto a Messina giorni fa, quando una coppia di ragazzi gay è stata verbalmente aggredita sul bus, con insulti omofobi che non hanno smosso gli altri presenti, se non due ragazze che hanno preso le loro difese, consigliando ad entrambi di scendere.

LetteraEmme ha rintracciato e intervistato uno dei due giovani protagonisti, Titta, 23 anni, che ha ricostruito quanto avvenuto: «Quando siamo saliti sul mezzo, un gruppo di ragazzi fra i 16 e i 20 anni ha iniziato a ridere. Poi ci hanno insultato, tirandoci anche delle carte addosso». La situazione precipita quando un cinquantenne, appena salito a bordo, li aggredisce in modo ancor più violento: «Uscite fuori, vi devono ammazzare tutti, fro*i». «Bastardi, qui non ne vogliamo fro*i». Ma Titta, con forza e coraggio, non si è limitato ad ascoltare, in silenzio, reagendo alla gratuita omofobia altrui.

Mi sono sentito molto ferito ma ho reagito, replicando agli insulti. Bisogna combattere. Nel 2020 non possono accadere episodi di questo tipo. Non siamo malati o anormali e non c’è nulla di cui dobbiamo vergognarci. Spero che la mia decisione di espormi possa servire da esempio a tutti. Qualche giorno prima, passeggiando con gli amici, un ragazzo ha iniziato a urlami a più riprese “ricchione”. Io ho reagito: “Meglio ricchione che zallo”, ho replicato, e per per tutta risposta ho ricevuto uno spintone. Io la testa non la abbasso.

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