Ragazza trans umiliata a scuola da professoressa e preside, chiesta una ‘certificazione medica’

Incredibile e irrispettoso quanto chiesto dalla preside alla madre della 13enne.

ragazza trans mit
2 min. di lettura

A pochi giorni dall’episodio di Napoli, in cui a un ragazzo trans  è stato chiesto di “nascondersi per non creare disagio”, arriva una seconda denuncia, in un’altra scuola di cui ancora non si conosce il nome, ai danni di una ragazza trans di 13 anni. A segnalarlo, è Christian Leonardo Cristalli, presidente e fondatore dell’associazione Gruppo Trans, che è stato contattato dalla madre della ragazza. 

Secondo quanto riportato, la 13enne sarebbe stata accettata da tutti. I genitori e tutti i compagn* di classe la sostengono. Non è lo stesso per una professoressa, che continua a usare i pronomi maschili e a correggerla davanti a tutta la classe, facendola vergognare.

Ma la preside, invece di agire, chiede una certificazione medica

La madre, colpita da questo irrispettoso comportamento, si rivolge alla preside, la quale però non sembra comprendere la gravità della situazione. Ma non è tutto, perché la preside ha richiesto alla madre una certificazione medica sullo stato di salute della ragazza trans. Una richiesta ignobile e inutile.

Locatelli, nel post social in cui denuncia il fatto, scrive:

Questa è la prima volta che viene richiesta della documentazione medica dal servizio pubblico scolastico, che per primo dovrebbe offrire all* student* #Transgender e in età evolutiva con varianza di genere ambienti inclusivi e accoglienti e prevedere la libera espressione della identità di genere dei ragazz*. Basta leggere la legge sulla buona scuola del 2015, la quale inserisce il concetto di “identità di genere” e invita a una riflessione e ad un approfondimento dei temi legati all’identità di genere e alla prevenzione della discriminazione di genere, fornendo al contempo anche un quadro di riferimento nell’elaborazione del proprio Piano di Offerta Formativa. È sbalorditivo.

È ora che alle persone trans in Italia non venga più richiesta alcuna #diagnosi per accedere ai percorsi di affermazione di genere, perché altrimenti queste logiche riproducono una patologizzazione in tutti gli ambienti in cui esistiamo.

La famiglia di questa ragazza non deve produrre alcun certificato. Questa Scuola può formarsi riguardo le tematiche di genere, formare il proprio personale docente e scolastico in generale, e adottare buone prassi riconosciute in altrettanti istituti.

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Locatelli si è offerto di accompagnare la madre a un secondo incontro, per far comprendere il problema alla preside e proporre una formazione a tutto il personale scolastico, in modo che non capitino mai più episodi simili.

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