“Per i miei coetanei farmi del male era normale. Me lo meritavo perché non ero come loro. Non facevo a botte. Non giocavo a calcio. La mia ingenuità, la mia purezza e soprattutto il fatto che fossi effeminato comportavano una punizione”.
Parole di Giuseppe Sciarra, regista nato a San Giovanni Rotondo in provincia di Foggia, nel 1983, autore di Ikos, documentario sul bullismo prodotto da Cinetika. Un breve doc autobiografico di prossima uscita raccontato da Edoardo Purgatori, che attraverso video VHS della famiglia Sciarra e performance art del regista pugliese racconta l’inferno del bullismo vissuto da Giuseppe Sciarra quando era bambino. Sciarra dall’età di otto anni venne additato come omosessuale dai suoi coetanei in un paesino del sud in provincia di Foggia, e tutto ciò fece scaturire una caccia alle streghe di cui fu vittima. Il regista racconta che veniva preso in giro, minacciato e spesso picchiato. Anche alcune persone adulte lo deridevano per i suoi atteggiamenti e le sue movenze.
Froc*o! Ricchione devi morire! Erano le frasi che mi sentivo dire da quando avevo otto anni. Ero odiato in paese per quello che ero e fui costretto a nascondermi e a non uscire più di casa. Non dissi nulla ai miei genitori di quello che accadeva. Mi vergognavo. Con loro finsi che andava tutto bene ma ogni giorno morivo dentro.
L’attore Edoardo Purgatori, che a breve vedremo nella serie tv de Le fate ignoranti, ha avuto come Sciarra a che fare col bullismo. Proprio per questo il produttore di Ikos, Andrea Natale e il regista pugliese l’hanno voluto nel progetto affinché raccontasse la storia di Sciarra non solo interpretandola ma anche attingendo dalla propria esperienza personale. Era il solo modo per rendere maggiormente autentica la vicenda e il racconto di Sciarra universale.
Ikos è la storia di tanti. Di troppi ragazzi vittime di bullismo. Questo è il messaggio in sintesi del documentario il cui intento è rendere giustizia alle molte vittime di bullismo, quelle che si sono uccise e i cui casi spesso sono stati archiviati sbrigativamente e quelle che invece sono morte lentamente vivendo una trauma che si porteranno dietro per tutta la vita.
“Chi sopravvive al bullismo o si autodistrugge oppure reagisce dimenticando quanto gli è accaduto e cercando di rifarsi una reputazione“, ha sottolineato il regista. “Gli ex bullizzati devono raccontare le loro storie, farsi sentire! Lo devono a se stessi e al loro dolore ma soprattutto a quegli adolescenti ancora vittime dei bulli e delle loro violenze“.
