L’annuncio choc di OnlyFans, che ha ufficializzato lo stop ai contenuti pornografici a partire dal mese di ottobre, ha scatenato un putiferio di polemiche. Un terremoto social che ha travolto la piattaforma nata nel 2016, con oltre 100 milioni di ‘creators’ e di fatto fondata sul porno.

Giovedì scorso OnlyFans ha spiazzato il mondo rivelando ai propri utenti la “nuova politica aziendale“, che “vieterà la pubblicazione di nuovi contenuti che contengano comportamenti sessualmente espliciti“. Apriti cielo. OnlyFans è stata fatta a pezzi, perché dopo aver munto il mondo del porno ed essersi arricchita sulle spalle dei propri ‘creators’, ha deciso dal giorno alla notte di nascondersi dietro una maschera di insostenibile e moralista perbenismo. Anche per questo motivo nella giornata di ieri è tornata a parlare, con un hashtag ad hoc: #SexWorkIsWork.

Cari Sex Workers, la community di OnlyFans non sarebbe quello che è oggi senza di voi. Il cambiamento della policy era necessario per garantire servizi bancari e di pagamento a vostro supporto. Stiamo lavorando 24 ore su 24 per trovare soluzioni.

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Un mezzo passo indietro, apparentemente, dopo lo tsunami di critiche. D’altronde la concorrenza, ovvero JustForFans e 4MyFans, ne ha subito approfittato. Le due piattaforme, che per numero di utenti arrivano subito dopo OnlyFans, hanno rapidamente rilasciato dichiarazioni a sostegno della community, ribadendo come siano ancora oggi unicamente per adulti. Con immediate conseguenze. JustForFans, che tiene per sè il 30% dei profitti dei ‘creators’ rispetto al 20% di OnlyFans, è finita offline causa troppo traffico. Una battaglia tra aziende sul porno ‘libero’, quella appena esplosa, dalle conseguenze imprevedibili. Ma da qui a ottobre, statene certi, ne sentiremo ancora delle belle.

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