Fabrizio Sclavi, gay dichiarato: “Non c’è bisogno del DDL Zan, non c’è discriminazione, il Pride una baracconata”

Fa rumore l'ultima intervista rilasciata dal giornalista e illustratore.

Fabrizio Sclavi, gay dichiarato: "Non c'è bisogno del DDL Zan, non c'è discriminazione, il Pride una baracconata" - Fabrizio Sclavi - Gay.it
2 min. di lettura

Giornalista, designer, illustratore, ex direttore di Amica, Mondo Uomo, Männer Vogue e Vogue Homme International, Fabrizio Sclavi, gay dichiarato, ha stroncato il DDL Zan dalle pagine de La Verità.

La diversità fa paura alla gente che, quindi, si difende in malo modo“, ha precisato Sclavi, prima di attaccare la legge contro l’omotransfobia, a breve di ritorno al Senato: “Non mi piace per nulla, soprattutto quando parla dei trans perché anche in quel caso sono fatti loro. Non vedo il motivo per cui lo Stato se ne debba occupare. E non c’è bisogno di spiegare questo a scuola a giovani di 15 anni, o ancora più piccoli. Quanti ragazzi curiosi ci sono fuori e a scuola? Se a questi fai venire in mente una cosa del genere magari hanno voglia di provarla“.

Concetti che nulla hanno a che vedere con il DDL Zan già votato alla Camera e orientato non solo a combattere l’omotransfobia ma anche la misoginia e l’abilismo, eppure Sclavi, disabile sin dalla nascita, insiste: “Sono dell’idea che di questo ne debbano parlare le famiglie nei tempi e nei modi che più ritengono opportuni. Capisco che in Italia le famiglie peccano da questo lato, che certi temi non sono facili da affrontare. Bisogna quindi istruire le famiglie, prepararle, non i ragazzi. Così com’ è il ddl non funziona. I compromessi non mi sono mai piaciuti né le aggiustature, quindi lo leverei e basta. Non ce n’è bisogno“.

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Non contento, ripetendo quasi per filo e per segno le opinioni espresse da Platinette, il giornalista ha criticato anche l’istituzione Pride, definendola negativa “in ogni suo aspetto. Le parrucche colorate, le baracconate non hanno senso perché in questo modo ti metti contro tutti gli altri. È sputtanare una cosa molto seria e non rappresenta un riscatto. Una moda iniziata negli Stati Uniti dove lì serviva davvero per uscire dal ghetto ma in Italia e in Europa è stata preso in mano malamente dai politici, dai sindaci, tutti che potevano gestirla in modo diverso. Cavalcano quest’onda solo per qualche voto in più“.

Definire “moda” una manifestazione che ha avuto un peso specifico sull’acquisizione di diritti fino a 50 anni fa negati, contribuendo in maniera decisiva ad una certa visibilità, rappresentatività, a lungo negate per legge, quando essere omosessuali significava andare in galera. A questo siamo arrivati, alle soglie del 2022.

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Franzc Dereck 30.8.21 - 15:12

Qualcuno gli faccia comprendere che è bene che parli solo ed unicamente a nome suo. Nessuno lo costringerà a partecipare ad un Pride , nessuno mai gli potrà fare alcuna proposta oscena , visto il suo fisico.