Le parole di Alessandro Zan di ieri hanno fatto clamore. Il deputato Pd, in uscita in libreria con “Senza Paura”, edito da Piemme, ha rivelato di aver visto un senatore leghista contrario al DDL Zan tra le braccia di un uomo, a Mykonos. Apriti cielo. C’è chi ha parlato di outing, chi ha sottolineato come si possa essere omosessuali e contrari alla legge contro l’omotransfobia, chi ha evidenziato la semplice esposizione di un fatto, ovvero l’ipocrisia politica sul fronte dei diritti LGBT tra i banchi del centrodestra. Il dibattito social è presto esploso tra favorevoli e contrari a Zan, coinvolgendo anche Alessio De Giorgi.
Da tempo a capo della comunicazione di Matteo Renzi, leader di Italia Viva, De Giorgi ha ricordato la sua militanza passata all’interno del movimento LGBT, partendo dal coming out all’età di 22 anni.
Ho partecipato ai primi Gay Pride in Italia, non mi sono mai nascosto tanto meno sul luogo di lavoro, anche quando alla fine degli anni ‘90 ero impiegato e poi dirigente di una azienda semi familiare. Ho sempre pensato che l’”orgoglio gay” fosse il “male necessario” in una società in cui era fondamentale, per noi, definirci, trovare una nostra comfort zone, costruire una nostra identità. E l’ho praticato, l’ho urlato nelle piazze. In nome di quell’orgoglio gay sono stato a lungo dirigente nazionale e territoriale della principale organizzazione lgbt italiana. Insomma. Lezioni di orgoglio gay e visibilità è difficile farmele.
Ma anche all’epoca De Giorgi era convinto che “non si dovesse mai violare la privacy di chi non sentiva ancora arrivato il momento per dichiarare la propria omosessualità. Ho conosciuto molte persone che la nascondevano, anche molto conosciute, e mai una sola volta mi sono permesso di violare la loro scelta di tenere ancora nascosto il loro orientamento“. Outing eticamente inammissibile, a meno che, sottolinea Alessio, “quando a farlo è chi, pubblicamente, si è espresso con radicalità non tanto contro una proposta del movimento lgbt, che può essere più o meno condivisibile anche dagli stessi omosessuali dichiarati, ma contro l’omosessualità stessa”.
Un lungo preambolo per arrivare proprio alle parole di Alessandro Zan, da mesi molto critico nei confronti di Italia Viva e di Matteo Renzi.
“Per questo dell’outing di Alessandro Zan ai danni di un senatore leghista penso tutto il peggio”, ha concluso De Giorgi. “No, non se ne sente proprio il bisogno di questi outing forzati per far pubblicità al proprio libro. Di questi integralismi esasperati possiamo davvero farne a meno”.
A retwittare il post social di De Giorgi anche Matteo Renzi, che ha iniziato a chiedere modifiche al DDL Zan proprio nel pieno del lancio del suo ultimo libro, Controcorrente. Con tanto di hashtag.



E' sacrosanto non "sputtanare"nessuno , ma se quel "nessuno" si permette di andarci contro , allora diventa doveroso fare nomi , cognomi e dare gli indirizzi .
se fosse outing, non dovrebbe essere anche detto esplicitamente il nome?