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Boychik trasforma il dolore in polvere

Il progetto musicale di Ben Levi Ross celebra una vulnerabilità senza binari.

2 min. di lettura

Questi giorni non mi guardo molto intorno” con questa frase si apre “Dust After Rest“, singolo di debutto di Boychik, soprannome dell’artista 23 enne – attore, cantante, ballerino e pianista – Ben Levi Ross. Ross proviene dal teatro e il cinema: ha recitato a Broadway in Dear Van Hansen, spettacolo vincitore del Tony Award, e al cinema in  Tick, tick.. Boom! musical con Andrew Garfield e Vanessa Hudgens, candidato agli Oscar 2022.

Ma Ross ha una personalità che vibra oltre il palco e lo schermo, troppo peculiare e riconoscibile per restare confinata in un ruolo secondario: Boychik (tradotto “ragazzo giovane, piccolo uomo“) è un progetto musicale “nato dal suo fottuto stomaco”, che anticipa un album di debutto in uscita a fine anno. Unendo l’impronta teatrale alle doti canore, Dust After Rest si discosta dalla struttura della canzone pop tradizionale, immergendoci in una fiaba onirica e visionaria, che fluttua e scintilla per cinque minuti di fila.

Boychik trasforma il dolore in polvere
Boychik (che significa “giovane uomo”) è il nome d’arte di Ben Levi Ross, artista non binary 23enne.

La canzone è un’ode al corpo e la mente queer, che Ross definisce “sicura di sé e al tempo stesso dolorante“. Proseguendo come un monologo teatrale, Ross libera i propri pensieri in un flusso di coscienza caotico e pieno di speranza. L’universo musicale di Boychik ha influenze di Philip Glass, Perfume Genius, Liz Pair, Joanna Newsom, e Rufus Wainwright senza mai risultare per un secondo derivativo: dondolandosi tra canto celtico e pop sperimentale, è una canzone che non ha epoca ma suona oggi più urgente che mai. Ross (che è non binary e utilizza i pronomi they/he) celebra il potere della vulnerabilità, di un’angoscia esistenziale che cerca negazione, via di fuga, accoglienza, e catarsi. Quando ha scritto il brano si sentiva “immobile e degradato”: “È un pezzo che parla di un dolore nascosto: è una storia che parla di trauma, isolamento, e una vergogna autopunitiva che va e viene durante le prime ore del giorno” dice a Papermagazine.

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Boychik trasforma il dolore in polvere
@itsboychik

Sono annoiato dal dolore, dalla rabbia, il disprezzo
Sono annoiato da come continuo a ferirmi 
Come un topo nel muro, che sente il richiamo di una tragedia 
Un mostro che vuole essere visto

Ma l’angoscia esistenziale trova conforto nell’universo e la natura: “La consapevolezza che tornerò polvere mi ha sempre aiutato ad alleviare il dolore.” spiega Ross “Allontanandomi dalla mia esistenza e riuscendo a vederla come preziosa e limitata”.

Nel video musicale, diretto da Ross e Jon Novotny, Ross è una marionetta afflitta, una creatura eterea dal genere incollocabile, un joker che transita da un teatro per burattini a paesaggi idilliaci, circondato da cascate e radure nei boschi. Ma Dust After Rest  è solo un’introduzione al mondo di Boychik. Il primo capitolo della storia di un essere proteiforme, slegato da genere e stile, che elogia la nostra fragilità fino a renderla arma e via di fuga.

© Riproduzione riservata.

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