Hailey Davidson, la golfista trans* che riscrive la storia

"Se gioco male le persone diranno: 'Oh beh, non era abbastanza brava'. Se faccio qualcosa di buono non sarà per il fatto che ci ho messo tutta la mia vita ... ma solo perché sono trans".

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La golfista scozzese Hailey Davidson si appresta a diventare la prima donna trans* di sempre ad unirsi alla Ladies Professional Golf Association (LPGA), principale circuito professionistico di golf femminile negli Stati Uniti d’America.

Davidson, trasferitasi negli USA nel 1997 insieme alla sua famiglia, è ad un passo dal qualificarsi all’Epson Tour 2023. Su 310 giocatrici, la 29enne Hailey è attualmente al 59° posto dopo i primi due round della LPGA e della Epson Tour Qualifying School andati in scena il 18 e 19 agosto a Palm Desert, in Florida. Ha tirato un 70, poi un 76, con le golfiste chiamate a segnare meno di 88 in tutti e tre i round per puntare alla qualificazione. Le prime 100 giocatrici dei turni di qualificazione passeranno alla Fase II a ottobre, con la fase finale a dicembre.

Hailey Davidson è già entrata nella storia nel 2021 quando è diventata la prima donna trans a vincere un torneo professionistico negli Stati Uniti: un mini-tour al Providence Golf Club nella contea di Polk, in Florida. In precedenza aveva parlato della transfobia vissuta nello sport. “Non lo fanno per proteggere gli sport femminili, semplicemente non gli piacciono le persone trans”, ha detto al podcast Like It Is lo scorso luglio. “È molto triste che ci si riduca a tutto questo. Negli ultimi due mesi, questo è quello che ho imparato”.

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Dopo l’ottima performance di Davidson, la stampa conservatrice trainata da Fox News, Daily Mail, Telegraph e GB News è tornata a tuonare contro le donne trans* negli sport professionistici. A chi l’ha accusata di avere un vantaggio fisico rispetto alle donne cisgender, Davidson ha fatto notare come abbia perso quasi 30 metri di distanza ad ogni tiro, dopo aver iniziato la transizione medica.

“Se gioco male le persone diranno: ‘Oh beh, non era abbastanza brava’. Se faccio qualcosa di buono, non sarà per il fatto che ci ho messo tutta la mia vita … ma solo perché sono trans”. Da anni l’LPGA ha accolto atletə trans, purché si siano sottoposti a terapia ormonale e chirurgia di affermazione del genere.

Ma negli ultimi mesi la destra internazionale ha iniziato a picconare le atlete trans*, dopo il ‘caso’ della nuotatrice Lia Thomas. La Federazione di nuoto (FINA), la FIFA, la World Athletics e la International Rugby League hanno diramato limitazioni ufficiali nei confronti delle atlete trans°, mentre negli Stati Uniti diversi stati a trazione repubblicana hanno presentato e/o approvato leggi apertamente transfobiche. Lo stesso Donald Trump ha annunciato che vieterà alle donne trans* di poter gareggiare in tutto il Paese, nel caso in cui dovesse tornare alla Casa Bianca.

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