Italia, farmaci bloccanti per giovani trans*: gli scienziati sbugiardano gli psicanalisti

La Società Psicanalisti Italiani aveva scritto a Meloni. Il MIT: ma perché non ci interpellano? Ecco la storia.

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Intorno all’uso di farmaci bloccanti della pubertà per giovani persone trans, in Italia il dibatto interno alla comunità scientifica si inasprisce sempre di più. La miccia è fornita da una lettera inviata dalla Società Psicanalitica Italiana alla Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, al Ministro della Salute, Schillaci e alla Società Italiana del Farmaco. 

Nella missiva, il consorzio esprime dubbi in merito all’impiego dei farmaci che bloccano la pubertà nell* giovan* transgender, definendoli fonte di preoccupazione e perplessità per la salute mentale dell* adolescenti. 

Vediamo cos’è successo.  

La lettera 

Secondo gli psicanalisti, una diagnosi di disforia di genere no può essere confermata prima dell’inizio della pubertà. La maggior parte dei bambini e ragazzi in età prepuberale che mostrano sintomi di disforia, a riprova, non confermano questa posizione dopo lo sviluppo. 

Inoltre, si legge nella lettera, è importante non trascurare l’aspetto della sessualità.

 «Lo sviluppo sessuale del proprio corpo anche quando contraddice un opposto orientamento interno consente un appagamento erotico che un corpo manipolato non offre». 

Gli psicoanalisti affermano infine che le diagnosi di disforia di genere in età prepuberale vengono condotte su autodichiarazione dei soggetti, cosa che, a loro dire, non può essere un indicatore affidabile dal momento che – in età prepuberale – lo sviluppo dell’identità sessuale sarebbe ancora in corso. 

Cosa però facilmente smentibile, perchè l’auto percezione del sè è ciò su cui si basano tutte le valutazioni psicologiche, e gli psicanalisti dovrebbero saperlo meglio di chiunque altro. 

Gli endocrinologi ribattono 

Secondo gli endocrinologi, tuttavia, i contenuti della lettera non si basano su alcuna evidenza scientifica affidabile. Ma soprattutto, sottolineano il fatto che la somministrazione dei farmaci che bloccano la pubertà avviene previa attenta valutazione da parte di un’equipe specializzata e multidisciplinare. 

Citano inoltre un errore eclatante contenuto nelle osservazioni degli psicanalisti: il trattamento in questione non è infatti in fase di sperimentazione, ma già approvato dal Comitato Nazionale di Bioetica nel 2018 e approvato dall’AIFA nel 2019. 

Le terapie ormonali fanno bene alla salute mentale delle giovani persone transgender

Come confermato da un recente studio statunitense, le evidenze scientifiche a favore dell’impiego di farmaci che bloccano la pubertà sono molteplici in ambito di salute mentale. 

Gli endocrinologi, nella lettera in risposta a quella degli psicanalisti, avvertono che aaffermazioni preventive erronee e allarmistiche fanno più male che bene. Inoltre, spiegano che il contenuto della lettera non prende in considerazione diverse implicazioni utili a fornire un quadro completo sulla questione. 

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Diversi studi dimostrano l’apporto di questi farmaci nel ridurre in modo significativo depressione, rischio suicidario e comportamenti autolesivi. Tutto questo potrebbe allarmare i ragazzi con disforia di genere in cui è presente una profonda sofferenza psichica, legata anche al pregiudizio e allo stigma».

La risposta del Movimento Identità Trans

Al coro di voci della comunità scientifica – dichiaratesi favorevoli al trattamento e sostenute da inequivocabili evidenze – si sono unite anche le associazioni e gli attivisti del movimento transgender

Abbiamo preso voce rispetto alle critiche mosse dalla Società Psicoanalitica Italiana sulle terapie di affermazione di genere fatte con bloccanti della pubertà. Ancora una volta il dibattito scientifico ha parlato delle nostre vite senza chiederci la parola” scrive su Instagram il Movimento Identità Trans. 

Nell’intervista rilasciata a Repubblica, il MIT difende le terapie ormonali in età prepuberale, ma sì sbagliato anche contro chi tratta la questione transgender senza interloquire con l* dirett* interessat*.

“Siamo nuovamente oggetto di una narrazione terza, che ci prevede solo in qualità di pazienti, di numeri e dati medico/statistici da studiare con occhio patologizzante. 

Indipendentemente da quale sia il dibattito interno ai salotti della scienza psichiatrica, le esperienze Trans e Non Binarie hanno un peso ed una dimensione soggettiva. La nostra esperienza, i nostri vissuti non sono “sperimentazioni scientifiche” da sottoporre al vaglio dell’autorità medica e, con tutta onestà, non ci interessa questuare la legittimazione “scientifica” della psichiatria.

Prescindiamo da questo, che non ci compete né ci riguarda; ma non possiamo più accettare che tale dibattito avvenga con la nostra completa esclusione”. 

© Riproduzione riservata.

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johnwhite 22.1.23 - 16:15

P.S. Intendo con il sesso in linea con la loro identità di genere ovviamente.

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johnwhite 22.1.23 - 16:13

I trans non sono "nuovamente oggetto di narrazione terza" con occhio patologizzante. Oltre alle marce dell'orgoglio che manifestano il desiderio di attenzione, è stato espresso direttamente dai bambini trans e genitori di gareggiare nelle olimpiadi giovanili nell'età in questione.