“La comunità LGBT non esiste“. Lo sostiene Giuseppe Cruciani, che ospite di Giulia Salemi nel podcast Non lo faccio x moda (qui per vedere la puntata) affronta diverse tematiche come sesso, tabù, insulti e, appunto, comunità queer. Parole che fanno saltare dalla sedia moltɜ personɜ, incluso il nostro Vitto Pascale, che sui propri profili social decide di ribattere punto per punto al giornalista. “Si chiama LGBT e pure QIA+” puntualizza Vitto sui social, “così ti incazzi un po’ di più perché abbiamo troppe lettere, che non sono mai abbastanza“.
“Esistono i singoli individui di cui non me ne frega niente se uno va a letto con un uomo, una donna, con tre donne, se uno si taglia l’uccello, se lo tiene, a me non me ne frega niente. A me interessano le singole persone” sono le parole di Cruciani nel salotto di Salemi. Con amara ironia Vitto replica:
Devo ringraziare che ci si dia il permesso di fare l’amore con chi vogliamo e per aver ridotto la comunità LGBTQIA+ a un mero fattore sessuale strizzando anche un po’ l’occhiolino ad atti orgiastici con tre donne, guarda caso ‘più donne ci sono meglio è’ è una fantasia classica da eterosessuale.
Cruciani si spinge oltre, spiegando di provare fastidio quando qualcuno dice di appartenere alla comunità LGBTQIA+, e tira in ballo Margaret Thatcher, che “diceva: ‘Non esiste la società civile, esistono i singoli individui e la famiglia‘”. Anche qui, però, il nostro collaboratore mette i puntini sulle “i”:
Il discorso della Thatcher è stata una triste profezia che si sta avverando, la desertificazione della società e dei suoi vincoli di reciprocità, solidarietà, cooperazione. Da persona che lavora nella comunità e nelle associazioni LGBTQIA+ posso garantire che reciprocità, solidarietà e cooperazione esistono ancora.
L’affondo del giornalista e polemista Cruciani interessa anche Arcigay e il nostro sito: “Non è che Arcigay rappresenta i gay, non è che Gay.it rappresenta i gay, eppure parlano sempre a nome di una comunità, la comunità omosessuale, ma quale?”. Legittima la perplessità di Vitto, che si domanda: “Gay.it dovrebbe parlare a nome della comunità del petauro quantico?“.
Quando, infine, Giulia Salemi tenta di controbattere (“Magari i ragazzi si sentono rappresentati e hanno bisogno di tutela perché ci sono delle aggressioni“), il giornalista chiosa: “Sì, ma l’Italia non è un paese omofobo. Qualcuno viene aggredito, certo, non c’è dubbio“.
Parole a cui il nostro collaboratore risponde con dati diffusi da Homofobia.org che cita 94 episodi di violenza registrati nell’ultimo anno e che vedono coinvolte 157 vittime: “Insulti, sputi, minacce, stupri ma anche sabotaggi sul lavoro, allontanamenti da casa familiare” contestualizza Vitto, chiudendo così il proprio video: “Quindi sì se io voglio la mia comunità a sostenermi avrò la piena libertà di volermi sentire a casa in un luogo, o nella mia comunità“.
Con l’occasione abbiamo chiesto un commento anche al direttore editoriale di Gay.it, Giuliano Federico, che così si esprime sull’accusa di Cruciani che tra le altre cose dice che Gay.it non dovrebbe parlare a nome della comunità (la quale secondo il polemista non esiste):
“Per quanto riguarda Gay.it, non abbiamo mai parlato neanche una sola volta a nome della comunità, ma parliamo ogni giorno alla comunità LGBTIAQ+, raccontiamo la comunità LGBTIAQ+ e ci rivolgiamo a chi ha voglia di leggere il nostro popolare giornale indipendente che non è finanziato da alcuna multinazionale, né da Confindustria, né da soldi pubblici, ma affronta il libero mercato. Sul resto delle parole di Cruciani non mi esprimo: sono parole in autocombustione“

Cruciani ha ragione. La "comunita' gay-LGBT+ non esiste....I gay vivono sostanzialmente di giovinezza, sesso, ricchezza e popper ! Chiappe da esibire ai gay-pride e stop. Non ci sono 50enni, 60enni e oltre perchè lo squallido mondo omosessuale non va oltre i 35 anni. Un ambiente falso e malato di giovanilismo.
Caro Campanian, mi chiedo se conosci così bene la comunità...ma credo di no. La superficialità che lamenti è della nostra società intera e non solo di quella gay. Poi, se vogliamo buttarla in vacca, ti assicuro che i "vecchi" sono categoria molto apprezzata da alcuni. Ti esorto ad informarti di più e ti auguro il meglio.
A me Cruciani non sta simpatico ma ha ragione, ed ha ragione anche "campanian republic". È inutile dire che è un problema comune della società un po' perché non è vero un po' perché puzza di giustificazione. Se vuoi ti faccio un elenco di questa dinamica da ghetto che si fa sempre più stretto, come un cappio al collo: - L'ageismo: dopo i 35 anni sei un morto putrefatto che cammina nelle dinamiche giovalistiche dell'ambiente gay, a meno che non ti atteggi come tale ed anche a 55 anni fai finta di essere un trentenne, con tutte le conseguenze del caso. - L'abilismo: devastante, non solo per il culto del fitness che può essere anche salutare ma mentalmente è una bomba atomica: ormai giovani e meno giovani hanno il culto della palestra, il nuovo fondamentalismo: non esiste niente al di fuori di questi modelli, a parte la dinamica bear che è un ghetto opposto e correlato, ma se hai la sfortuna di non avere una buona genetica, di avere un difetto o un problema fisico o di salute o un handicap sei fottuto, non esisti. - La misoginia interiorizzata. - Il razzismo - Il conformismo - Il narcisismo per cui bisogna esibirsi ed apparire, se non lo fai sei uno sfigato e quindi non esisti. Tutte cose che vengono agite, date per scontate e molte giustificate sulla base delle preferenze sessuali, come dire se non mi attrai sessualmente sei spazzatura, non esisti e nemmeno ti saluto. Di certo non voglio passare tempo con te ne avere niente a che fare con te o se passo tempo con te ti tratto con freddezza, disprezzo o ironia paternalistica, cercando di farti capire che nonostante siamo chiacchierando o facendo qualcosa insieme fisicamente mi fai schifo, non farti strane idee. E queste sarebbero le premesse per parlare di comunità inclusiva, anche solo tra i gay? Ma stai scherzando vero?