57enne imprenditrice figlia di Silvio Berlusconi e Carla Dall’Oglio, Marina Berlusconi, un mese fa nominata Cavaliere del Lavoro dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ha rilasciato oggi una lunga intervista al Corriere della Sera in cui ha preso le distanze dalla destra di governo sul fronte dei diritti civili e dall’ondata di estremisti che sta travolgendo l’Europa.
Presidente Mondadori, Marina Berlusconi ha ribadito il suo rifiuto ad entrare in politica (“no, né oggi, né in futuro“), per poi aggiungere. “In quasi 80 anni di pace abbiamo avuto la fortuna di poter considerare la libertà una conquista acquisita. Non è più così. Due guerre dilaniano i confini dell’Europa, mentre si sta coalizzando un inquietante fronte antioccidentale, dalla Russia alla Cina. Ma dobbiamo fare i conti anche con un nemico interno, non meno insidioso. Il successo alle Europee di movimenti con idee antidemocratiche non può non allarmare. Le preoccupazioni sulle conseguenze del prossimo voto negli Stati Uniti aumentano”.
Una lettura politica apparentemente contro Trump e tutto ciò che rappresenta il trumpismo, quella ipotizzata da Berlusconi, preoccupata dalla “terribile crisi d’identità” che sta vivendo l’Occidente.
“Guardi a quel che succede nelle piazze, nelle università… Si protesta a favore di Hamas, ma dietro si legge un disprezzo profondo verso l’Occidente. Guardi a quella sorta di malattia autoimmune chiamata cancel culture, secondo cui tutto quello che la nostra civiltà ha costruito è da buttare. Cosa c’è di più preoccupante di una grande cultura che rinnega se stessa? Come si può mettere in dubbio che quello in cui viviamo, pur con i suoi difetti e le sue contraddizioni, è ad oggi il migliore dei mondi possibili? Qualcosa vorrà pur dire il fatto che tutte le società che stanno scoprendo la democrazia e il benessere si ispirano al modello occidentale. Penso che a Bruxelles si debba fare una riflessione molto profonda. Dietro il diffondersi di certe simpatie antidemocratiche c’è anche una crescente insofferenza, quasi una rabbia, verso l’Europa del troppo controllo, del dirigismo, della burocrazia. La risposta però non può certo essere quella di rinchiudersi nei propri confini. Al contrario, serve un’Europa più forte e più coesa, capace di far percepire alle persone tutti i benefici di una vera unità. Senza ambiguità su valori come libertà e democrazia, a cominciare dal sostegno all’Ucraina. Insomma, l’Europa può essere la nostra salvezza, oppure, attenzione, la nostra rovina”.
Parole che parrebbero arrivare da una donna di sinistra, contraria al governo Meloni che quell’Europa ‘sovranista’ la cavalca, strizzando dichiaratamente l’occhio all’Ungheria di Viktor Orban. Ma Berlusconi non vede alcuna “erosione democratica”, nel nostro Paese, pur prendendo le distanze dall’attuale maggioranza sul fronte dei diritti civili.
“Questo governo ha sempre rispettato pienamente le regole della democrazia e in politica estera ha mantenuto la barra dritta su posizioni europeiste e filoatlantiche. Poi, per carità, ci sono anche temi su cui si può essere più o meno d’accordo. Ad esempio sui diritti civili. Se parliamo di aborto, fine vita o diritti Lgbtq, mi sento più in sintonia con la sinistra di buon senso. Perché ognuno deve essere libero di scegliere. Anche qui, vede, si torna alla questione di fondo, quella su cui non credo si possa arretrare di un millimetro: la questione della libertà”.
Durante l’intervista Marina Berlusconi ha lanciato la nuova casa editrice “Silvio Berlusconi Editore”, creata all’interno del Gruppo Mondadori e nata con l’intento di “battersi per il concetto di libertà e dare voce alle sue più varie declinazioni, mantenendosi però distante nel modo più assoluto da qualsiasi forma di militanza politica. Dare più forza al pensiero liberale e democratico, contro ogni forma di totalitarismo, nel nome di quella libertà che finisce solo dove comincia quella altrui“.
I primi libri ufficializzati sono la traduzione del saggio On Leadership scritto da Tony Blair, La fine del regime di Alexander Baunov e Ragazzi di carta velina di Walter Siti, in uscita nel 2025, con cui il celebre autore “riflette sulla fragilità dei più giovani e ne fa un paradigma interpretativo che attraversa molte delle mutazioni in corso nella nostra società”. Nella sua analisi, si legge nel comunicato della collana Libera (dedicata ad autori contemporanei che si misurano con le questioni aperte dell’attualità), lo scrittore “sceglie come punto di partenza i linguaggi dell’ultima generazione, per capire le dinamiche di un contesto sociale in cui non si vuole offendere nessuno e tutti si considerano vittime”. Oggi 77enne, Siti, nel 2013 Premio Strega e Premio Mondello con il romanzo Resistere non serve a niente, aveva in passato già pubblicato con Mondadori, nel 2008 con Il contagio e nel 2010 con Autopsia dell’ossessione. Nel 2021 l’unione civile con il compagno, conosciuto nel 2011.
