Francesca Pascale invita Marina Berlusconi a strigliare Forza Italia sui diritti LGBTI

GayLib: "Un partito liberale europeo che guarda al 2030 non può limitarsi a enunciare principi senza data"

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Forza Italia passi finalmente dai buoni propositi ai fatti”. È un appello netto quello lanciato dal direttivo di GayLib, che commenta l’intervista rilasciata oggi da Francesca Pascale al Corriere della Sera. Un intervento che riporta al centro del dibattito una questione rimossa dal centrodestra: la credibilità di un partito che si definisce liberale ma continua a rinviare ogni scelta concreta sui diritti civili.

GayLib elenca con chiarezza i nodi ancora irrisolti:

  • il contrasto all’odio e alla violenza omotransfobica
  • il matrimonio egualitario
  • il riconoscimento dei figli nati fuori dal matrimonio
  • una riforma complessiva della legge sulle adozioni.

Nell’intervista, Pascale (che di Gaylib è presidente onoraria) rivendica il tentativo, già ai tempi di Silvio Berlusconi, di aggiornare il linguaggio e l’agenda di Forza Italia sui diritti civili, ricordando come il tema fosse considerato trasversale e lasciato al libero arbitrio dei parlamentari. Un processo, racconta, inceppato dalle resistenze dell’ala più conservatrice del partito. Ed è proprio questo punto che GayLib rilancia: non si può continuare a parlare di modernità senza assumersi la responsabilità di scelte verificabili nella vita quotidiana delle persone.

Il passaggio dell’intervista di Pascale al Corriere:

Il vostro rapporto (con Silvio Berlusconi ndr) si incrinò sui diritti civili. Possibile?
«Dal 2013 il Presidente aveva voglia di rinnovare il linguaggio del partito. Uno dei temi era aprire ai diritti civili, sui quali da leader di Forza Italia aveva sempre lasciato libero arbitrio. In quella fase, chiamò Alessandro Cecchi Paone, Daniele Priori e altri vicini a quello che oggi si chiama il mondo queer. Andammo in piazza a Napoli con Vittorio Feltri, per dimostrare che il tema era trasversale».

Cosa si inceppò?
«L’ala del partito più conservatrice non la prese bene, vedi Gasparri, un traditore di Fini che ha lasciato An perché non sopportava l’ascesa di Giorgia Meloni: ci facevo certe litigate… Berlusconi rideva sotto i baffi, anzi sotto il tovagliolo, però a un certo punto non poté più difendermi».

Un partito liberale europeo che guarda al 2030 non può limitarsi a enunciare principi senza data”, scrive GayLib, chiamando in causa anche gli appelli di Marina e Pier Silvio Berlusconi a una riforma non più rinviabile di Forza Italia. Di Marina e Piersilvio ha parlato anche la stessa Pascale al Corsera, dopo che lo scorso febbraio la stessa Francesca aveva invocato la discesa in politica di Marina.

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Chi è l’erede politico di Berlusconi?
«Nessuno. Mi piacerebbe tantissimo Mario Draghi, ma ha altre ambizioni. Tajani è inadeguato e dovrebbe solo dimettersi. Più di tutto, mi piacerebbe che Marina e Pier Silvio entrassero a gamba tesa nel partito e rimettessero mano allo statuto, per resettare e ripartire con i congressi».

Vorrebbe avere un ruolo?
«Mi piacerebbe candidarmi per la segreteria toscana. Ma io non ho mai smesso di fare politica. La faccio andando al Pride, alle manifestazioni, dicendo cosa penso».

Con Marina Berlusconi ne ha parlato?
«Sì, perché è da sempre un mio riferimento, in virtù anche di un sentimento indelebile e del rapporto che è nato quando stavo con il padre. E pur vivendo vite differenti in città diverse, so che quando cerco un confronto, lei c’è».

Secondo Gaylib per Forza Italia il tempo è scaduto. “Ci sono le necessità, i bisogni, le speranze di tante donne e uomini, di tantissime e tantissimi giovani che non sono di sinistra ma oggi, non sentendosi rappresentati da nessuno, preferiscono non andare a votare. Voci che vanno ascoltate e nuovamente coinvolte nella vita pubblica con azioni chiare e riscontrabili nella quotidianità delle persone che corrisponde con la prospettiva e le ambizioni più autentiche del Paese”.

Intanto, nel retroscena politico, si fanno sempre più insistenti le voci di una possibile svolta liberal-moderata di Forza Italia, incoraggiata da Marina Berlusconi e Pier Silvio Berlusconi. Un cambio di passo che potrebbe tradursi anche in un avvicendamento ai vertici, con l’uscita di Antonio Tajani e l’ascesa di Roberto Occhiuto, governatore calabrese, figura considerata più dialogante sui diritti e capace di riposizionare il partito nel campo del liberalismo europeo. Una svolta richiesta anche dai giovani azzurri (si ricordi il toccante e appassionato intervento di Simone Leoni contro Vannacci). Una svolta vista con sospetto dal clan Meloni.

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