Dopo mesi di continui attacchi alla legittimità delle famiglie arcobaleno, si apre uno spiraglio. Il tribunale di Lucca ha sollevato questo pomeriggio una questione di costituzionalità riguardante il mancato riconoscimento dei figli nati all’interno di coppie omosessuali, richiamando un precedente avvertimento della Corte costituzionale. Già a gennaio 2021, la Corte aveva infatti esortato il Parlamento ad affrontare urgentemente la questione, definendo “non più tollerabile il protrarsi dell’inerzia legislativa“.
Il tribunale ha quindi sospeso il giudizio in corso, trasmettendo gli atti alla Consulta affinché si pronunci su alcune norme specifiche che danno luogo al famigerato vuoto normativo, sfruttato per invalidare la potestà genitoriale delle coppie omosessuali. Al centro della questione ci sono l’articolo 8 e l’articolo 9 della legge 40 del 2004, insieme all’articolo 250 del codice civile. Norme che, nella loro formulazione attuale, impediscono di attribuire al nato lo status di figlio anche alla madre intenzionale, ovvero la madre non biologica.
Nel dettaglio, l’articolo 8 della legge 40/2004 stabilisce che i bambini nati attraverso tecniche di procreazione medicalmente assistita (PMA) sono considerati figli legittimi o riconosciuti della coppia che ha espresso la volontà di ricorrere a tali tecniche. L’articolo 9 regola le diverse tipologie di fecondazione eterologa, ovvero quella in cui viene utilizzato il seme o l’ovulo di un donatore esterno alla coppia. L’articolo 250 del codice civile disciplina il riconoscimento dei figli naturali, stabilendo chi può essere considerato genitore.
Il nodo centrale è che le attuali leggi riconoscono come madre solo quella biologica, e non quella intenzionale, ossia la partner della madre biologica in una coppia omosessuale, inficiando di fatto anche i diritti del figlio, che non gode della piena tutela giuridica derivante dal riconoscimento di entrambi i genitori.
Dal 2018, alcuni sindaci coraggiosi avevano iniziato a firmare gli atti di nascita indicando sia la donna partoriente, sia la compagna che aveva espresso il consenso alla procreazione medicalmente assistita all’estero. Tuttavia, nel 2023, le procure, sotto indicazioni dell’attuale governo, avevano chiesto ai tribunali di cancellare il nome della madre intenzionale dagli atti di nascita di molti bambini, sostenendo che quest’ultima potesse soltanto adottare il bambino concepito all’estero tramite la stepchild adoption.
Determinante in questo frangente il lavoro di Rete Lenford che, assumendo la difesa di numerose coppie colpite dai ricorsi delle procure, ha formato un team specializzato e lanciato la campagna nazionale “Affermazione Costituzionale”, patrocinando decine di udienze e chiedendo ai tribunali di rimettere la questione alla Corte costituzionale. Istanza finalmente accolta dal tribunale di Lucca. Così commenta l’avvocato Vincenzo Miri, presidente dell’associazione:
“Si tratta di uno snodo giudiziario importantissimo, ottenuto dopo anni di battaglie giudiziarie in tutta Italia e volto a superare l’indirizzo della Cassazione. Dal 2020, infatti, la Corte di cassazione ha sempre individuato nell’adozione l’unico strumento a disposizione della madre intenzionale per tutelare i propri figli e le proprie figlie, ma non ci siamo mai arresi e abbiamo continuato a denunciare in ogni sede i gravissimi limiti della c.d. stepchild adoption.
Dopo un lunghissimo percorso giudiziario, che ha attraversato tantissimi tribunali italiani, dovrà ora intervenire la Consulta, con una decisione che sarà efficace per tutte le famiglie italiane con due mamme o due papà. Esprimo un grandissimo ringraziamento a tutto il team di lavoro e all’associazione EDGE, che ha subito supportato la campagna “Affermazione costituzionale”, oggi, per così dire, ‘arrivata a destinazione’.
È ben possibile che anche altre Corti, tra cui quella di Venezia chiamata a decidere sui noti casi di Padova relativi alla cancellazione della madre intenzionale per 38 bambini, seguano la via indicata dal Tribunale di Lucca. Confidiamo che la Consulta accolga la questione di legittimità, perché i bambini non possono più subire gli effetti di posizione politiche ideologiche e discriminatorie. Abbiamo fiducia che sia restituita uguaglianza a tutte le famiglie e sia eliminata una situazione giurisprudenziale di intollerabile caos, che angoscia troppe famiglie, colpevoli soltanto di essere tali”.
