Premio cinematografico attribuito annualmente al “Miglior film con tematiche omosessuali & Queer Culture” tra quelli presentati alla Mostra Internazionale del Cinema di Venezia, il Queer Lion nasce come semplice idea nel 2003, da un’intervista realizzata da Daniel N. Casagrande, presidente dell’associazione culturale CinemArte, al direttore della Mostra del Cinema Moritz de Hadeln. Casagrande lancia l’ipotesi di un premio veneziano replicando quanto avviene a Berlino dal lontano 1987 con il Teddy Award.
Ma solo nel 2007, ovvero 24 mesi dopo il Leone d’Oro assegnato a Brokeback Mountain di Ang Lee, il Queer Lion entra di diritto tra i premi della Mostra.
Quali sono stati i film vincitori dal 2017 ad oggi? Ripercorriamoli insieme.
Queer Lion, tutti i vincitori del Leone LGBTQIA+
2007, The Speed of Life di Edward Radtke
Il primo storico trionfatore è l’americano The Speed of Life, film di Edward Radtke ambientato a New York. Protagonista è il tredicenne Sammer, che insieme ai suoi amici ruba le videocamere a turisti, per poi guardarsi i filmini girati la sera, sognando ad occhi aperti di poter visitare luoghi sconosciuti….
“Per la capacità di raccontare, con partecipazione, la tematica omosessuale attraverso una vicenda, sia pure “fuori campo”, che ricade su tutti i protagonisti della storia, e che mette in luce l’omofobia della società americana degli ultimi trent’anni, prima e dopo Stonewall“, la motivazione data all’epoca dalla giuria del Queer Lion.
2008, Un altro pianeta di Stefano Tummolini
Il primo e ad oggi unico film completamente italiano a vincere il Queer Lion è Un altro pianeta di Stefano Tummolini, con protagonisti Antonio Merone, Lucia Mascino, Chiara Francini, Francesco Grifoni e Tiziana Avarista, ambientato a Capocotta, celebre spiaggia queer del litorale laziale. Un’opera costata meno di 1000 euro, girata in HDV per poi passare in fase di montaggio al 35 mm, con Tummolini nominato anche ai Nastro d’argento come miglior regista esordiente.
In una mattina d’estate Salvatore sta percorrendo tra le dune il tragitto che lo parta alla spiaggia per trascorrere un po’ di tempo da solo. Ma non sarà una giornata qualunque e Salvatore si troverà coinvolto nella vita e nelle storie di un gruppo di persone che lo costringerà, suo malgrado, a fare i conti con i fantasmi del suo passato….
“Per l’apprezzabile rappresentazione di una galleria di personaggi con storie, vissuti, gioie, speranze, che attraverso sguardi, incontri di corpi, sesso, parole, musica, si conoscono, si confrontano, si amano e si lasciano. La vita insomma, in ‘un altro pianeta’!”, la motivazione data all’epoca dalla giuria.
2009, A Single Man di Tom Ford
Esordio alla regia di Tom Ford, A Single Man è ambientato nel 1962. A Los Angeles George Falconer, un professore universitario inglese cinquantenne, fatica a trovare un senso alla propria vita dopo la morte del compagno Jim. George vive nel passato e non riesce a vedere il suo futuro. Nell’arco di una giornata, in cui una serie di eventi e incontri lo porta a decidere se la vita dopo Jim abbia un senso oppure no, George trova conforto nella sua più cara amica, Charlotte, anche lei alle prese col suo futuro.
Protagonista uno straordinario Colin Firth, che vinse la Coppa Volpi al Lido e venne candidato agli Oscar, affiancato da Julianne Moore, Matthew Goode, Ginnifer Goodwin, Paulette Lamori, Keri Lynn Pratt e un giovanissimo Nicholas Hoult, pronto al decollo recitativo 7 anni dopo aver incantato tutti nel ruolo del bimbo protagonista di About a Boy.
“Per la perfezione formale con cui viene raccontata la storia di un uomo che vive con dignita’ la perdita del proprio amore e perche’ ci ricorda l’urgenza di leggi che garantiscano la parita’ di diritti, affinche’ gli omosessuali possano vivere i loro amori alla luce del sole”, la motivazione data all’epoca dalla giuria.
2010, En el futuro di Mauro Andrizzi
Documentario argentino, En el futuro è un’opera di difficile classificazione. Proprio questo è uno dei tanti attraenti lati di questo film a episodi sulle molteplici manifestazioni di amore, sesso e cinema. Una relazione tra documentario e storia di fantasmi, tra bianco e nero espressivo e colore sbiadito.
“Per aver trattato con onesta semplicità l’universo dei sentimenti, mostrandone le singolari peculiarità; per aver restituito, in brevi episodi, il senso di naturalità e solidità dell’amore indipendentemente si tratti di coppia gay o eterosessuale”, la motivazione dell’epoca da parte della giuria Queer Lion.
2011, Wilde Salomé di Al Pacino
Salomé è il più controverso lavoro di Oscar Wilde: una storia di lussuria e cupidigia di cui fu proibita la rappresentazione nella Londra di fine XIX secolo. La piece racconta la storia del re Erode e del suo folle e perverso desiderio per la giovane figliastra Salomé, che, a sua volta, cerca di sedurre Giovanni Battista. Al Pacino, in questa Wilde Salomé, porta al cinema la propria sperimentale versione di questa opera “maledetta”.
“Per aver realizzato con un linguaggio inedito, denso e complesso, uno straordinario, appassionato atto d’amore nei confronti di un genio, mettendo la propria eccezionale carismatica figura di attore e regista a totale, completa e devota disposizione della produzione letteraria di Oscar Wilde; per aver ripercorso con obiettività e completezza la vita, gli amori, il successo ed il disonore vissuti dallo scrittore irlandese, e per aver affrontato con autoironica professionalità tutti i passaggi della creazione artistica di un’opera innovativa e difficilmente catalogabile“, la motivazione data all’epoca dalla giuria del Queer Lion.
2012, The Weight di Jeon Kyu-hwan
Protagonista della storia è Jung, un uomo gobbo e malato di artrite e tubercolosi, che passa le sue giornate e nottate nella cupa sala di un obitorio dove lavora. Con il fratellastro transgender, in attesa della costosa operazione che lo liberi dal “peso” che lo imprigiona, intrattiene sin dall’adolescenza un rapporto di amore fisico e solidale; un affetto assoluto capace di valicare i confini della morte mettendo in evidenza, con straordinario lirismo, la rigidità della società contemporanea e la prigionia fisica del corpo.
“Per aver saputo trattare con un linguaggio estremo, ma poetico e convincente, una straordinaria varietà di temi spesso frutto di insuperabili tabù, e per aver mostrato con convinzione e senza autocompiacimento una galleria di personaggi borderline alla ricerca di un angolo di mondo dove poter vivere senza essere giudicati per le proprie diversità”, la motivazione data all’epoca dalla giuria del Queer Lion.
2013, Philomena ci Stephen Frears
Irlanda, 1952. Philomena Lee, ancora adolescente, rimane incinta. La sua famiglia la fa entrare in un convento, dove Philomena ripaga la sua ospitalità e quella del figlio lavorando. A tre anni il bimbo viene dato in adozione ad una famiglia americana. Per anni Philomena cercherà di rintracciarlo, senza alcun risultato. A distanza di cinquant’anni il giornalista Martin si interessa alla sua storia e la convince a seguirlo negli Stati Uniti per scoprire finalmente che fine ha fatto Anthony.
Premio Osella per la migliore sceneggiatura al Lido, il film venne candidato a 4 premi Oscar, con la giuria del Queer Lion che così motivò il riconoscimento: “Per aver saputo dare il giusto e rilevante peso a temi quali omosessualità, Aids ed omofobia in un’opera incentrata sulla dolorosa vicenda della ricerca di un figlio durata mezzo secolo, e per aver sottolineato, con leggerezza ed ironia, l’immediata ed amorevole accettazione da parte di un’umile donna di convinta fede cattolica, degli importanti e fondamentali aspetti dell’identità sessuale e dei relativi affetti familiari di un figlio appena ‘ritrovato’”.
2014, Les nuits d’été di Mario Fanfani
Metz, 1959. Michel, rispettabile notaio di provincia, e sua moglie Hélène, che divide il suo tempo tra opere di beneficenza e l’educazione del figlio, formano una coppia esemplare. L’immagine sarebbe banale se Michel non nascondesse un segreto: ogni fine settimana parte per la sua seconda casa, per diventare Mylène. Qui prenderà forma Villa Mimì, punto di ritrovo di una piccola comunità di uomini…
“La ricerca della propria identità è sempre un atto rivoluzionario! Lo fa il protagonista indossando abiti femminili pur mantenendo le proprie convinzioni borghesi; lo fa la moglie attraverso la sua emancipazione e gli ideali pacifisti; lo fanno a loro modo tutti gli altri personaggi all’interno di un’opera queer che mescola, con eleganza, tradizione e trasgressione“, la motivazione all’epoca data dalla giuria del Queer Lion.
2015, The Danish Girl di Tom Hooper
Copenaghen, 1926. Einar Wegener, sposato con Gerda Wegener, è un apprezzato pittore paesaggista. Anche Gerda è un’artista, meno nota ma comunque valida ed impegnata ritrattista di eminenti cittadini. Il loro è un grande matrimonio d’amore ma tutto comincia a cambiare il giorno in cui, per completare un ritratto, Gerda chiede a suo marito di posare con un abito femminile. Quest’esperienza è illuminante, perché Einar si rende conto che negli abiti di Lili emerge una nuova consapevolezza, l’espressione del suo vero sé, e comincia a vivere la sua vita di donna. Gerda scopre inaspettatamente di avere una nuova musa ispiratrice, ed un rinnovato fermento creativo. Ma la coppia ben presto si trova di fronte la disapprovazione della società. Decidono quindi di lasciare la loro terra per una Parigi dalla mentalità più aperta. Qui, la carriera di Gerda continua a prosperare. Il matrimonio della coppia si evolve non senza tensioni. Tuttavia Gerda supporta sempre di più Lili durante il suo viaggio da donna transgender. Attraverso l’altra, ciascuna di loro trova il coraggio di essere liberamente sé stessa.
Film di Tom Hooper portò Alicia Vikander a vincere un Oscar. “Per la rappresentazione semplice ed onesta dell’identità gender all’interno di un matrimonio, che grazie anche ad una confezione di prim’ordine porterà il proprio importante messaggio ad un pubblico vasto”, la motivazione data all’epoca dalla giuria del Queer Lion.
2016, Hjartasteinn di Guðmundur Arnar Guðmundsson
In un remoto villaggio di pescatori in Islanda, gli adolescenti Þór e Kristján sono migliori amici e trovano nella loro amicizia il calore che manca loro nelle loro stesse famiglie. Nel corso di un’estate turbolenta Þór si innamora di Beta, una ragazza del posto, mentre Kristján scopre a poco a poco di provare qualcosa per il suo migliore amico…
“Per aver raccontato con estrema delicatezza il coming of age di due giovanissimi e fraterni amici, mostrando le difficoltà di accettare sentimenti e passioni omosessuali. Per la rappresentazione efficace del conflitto interiore che separa e poi riunisce i due protagonisti, ambientando questa straordinaria storia in un contesto naturale tanto bello quando duro e crudele“, la motivazione data all’epoca dalla giuria del Queer Lion.
2017, Marvin di Anne Fontaine
Martin Clément, alla nascita Marvin Bijou, è fuggito. È fuggito da un piccolo villaggio di campagna. È sfuggito alla sua famiglia, alla tirannia del padre e alla rassegnazione della madre. È sfuggito all’intolleranza, al rifiuto e al bullismo che l’ha escluso e marchiato come “diverso”. Contro ogni previsione, trova degli alleati. Dapprima Madeleine Clément, la preside della scuola media che lo introduce al teatro, e il cui cognome adotterà in seguito come simbolo della sua salvezza. Successivamente Abel Pinto, suo mentore e modello di riferimento, lo incoraggerà a raccontare la sua storia sul palcoscenico. Infine, Isabelle Huppert (nella parte di se stessa) lo aiuterà a produrre e a mettere in scena il suo spettacolo. Marvin/Martin rischierà tutto per creare questo spettacolo che, spingendosi ben oltre il concetto di successo, rappresenta il cammino verso la realizzazione di sé.
“Marvin è un adattamento sensibile ed ispirato del romanzo autobiografico di Édouard Louis Il caso Eddy Bellegueule che racconta la crescita ed il difficile coming out di un giovane gay in un villaggio rurale dei Vosgi. La pellicola diretta da Anne Fontaine tratteggia il percorso di questo ragazzo, da adolescente bullizzato a scuola e vessato a casa ad artista sicuro di sé ed in grado di trasformare la propria storia in una esperienza artistica catartica ed ispirata. Sia il giovanissimo Jules Porier che Finnegan Oldfield forniscono un’interpretazione eccellente di Marvin in momenti differenti della sua vita, in un film che è tanto toccante quanto avvincente“, la motivazione data all’epoca dalla giuria del Queer Lion.
2018, José di Li Cheng
José ha diciannove anni e vive con sua madre in Guatemala: una vita dura in uno dei paesi più pericolosi, violenti e religiosi. José è il figlio più piccolo e anche il preferito. La madre si divide tra la chiesa e la vendita di panini. Mentre José trascorre il suo tempo tra pullman affollati e sulle strade per consegnare il cibo. Rassegnato e disincantato, nei momenti liberi gioca con il suo telefono e fa sesso occasionale. Quando incontra Luis, però, José è preda della passione e del dolore e si trova costretto imprevedibilmente a una riflessione sulla propria esistenza…
“Scritto in maniera sensibile, splendidamente interpretato, questo ritratto appassionato del viaggio di un giovane alla ricerca dell’appagamento emotivo, mostra la complessità di una relazione omosessuale sullo sfondo della dura vita nel Guatemala contemporaneo“, la motivazione data all’epoca dalla giuria del Queer Lion.
2019, El príncipe di Sebastián Muñoz
Nella Santiago del Cile degli anni settanta il ventenne Jaime viene rinchiuso in prigione a causa del violento e inspiegabile omicidio del suo migliore amico. In carcere incontra Riccardo, detto “lo stallone”, un uomo più maturo che diventa il suo mentore, educandolo alla vita in prigione e al sesso. Nonostante la dura vita in carcere, fatta di liti e violenza delle guardie, i due si innamorano. Jaime diventa così “Il principe” e negli anni dietro alla sbarre ha modo di scoprire la sua sessualità e i reali motivi che lo hanno condotto in carcere.
“È è un accorato spaccato della vita in una prigione cilena, alla vigilia dell’ascesa al potere di Allende nel 1970, nel quale gli intensi rapporti emotivi tra prigionieri fanno da contrappunto alla selvaggia brutalità della vita carceraria. Guidato da un eccezionale Alfredo Castro, l’eccellente cast offre interpretazioni emozionanti partendo dalla potenza di una sceneggiatura, in grado di trasmettere la paradossale accettazione di affetti gay in ambito carcerario, in un periodo nel quale ciò non era socialmente accettabile. Il debutto alla regia di Sebastián Muñoz è un’esplorazione, audace e dalla forte carica erotica, della storia recente che mette a nudo un’anima di inattesa tenerezza“, la motivazione data all’epoca dalla giuria.
2020, The World to Come di Mona Fastvold
Nel 1850, in una fattoria nello stato di New York, Abigail e Dyer hanno appena perso la loro unica figlia a causa della difterite. Ancora in lutto, Abigail fa la conoscenza dei nuovi vicini, Tally e il marito Finney. Le due donne formano così un legame fatto di intimità sempre maggiore e passionale devozione. Quando i mariti comprenderanno l’intensità della loro relazione, la situazione sfuggirà a tutti di mano.
“Il film, narrando la sofferta vicenda di due donne che scoprono la propria identità, idealizza – in coerenza col titolo – uno scenario di conoscenze, indipendenza dai ruoli e libertà di genere, che troverà progressiva affermazione solo nel corso del XX secolo“, la motivazione data all’epoca dalla giuria.
2021, La dernière séance di Gianluca Matarrese
Il sessantatreenne Bernard è appena andato in pensione e sta per traslocare in una nuova casa. Mentre prepara gli scatoloni con il suo ultimo amante, Bernard ripensa alla sua vita privata e sessuale, ripercorrendo le sue esperienze di BDSM e gli anni drammatici della crisi dell’AIDS.
“Il Queer Lion 2021 va a La dernière séance di Gianluca Matarrese, per la sua capacità di tracciare un ritratto che da intimo si fa universale, usando la forma documentaria con notevole efficacia narrativa per dare voce alla memoria cruciale di un capitolo di storia, quello dell’Aids, tutt’altro che chiuso, e disinnescando al contempo con intelligenza il tabù intorno alle pratiche BDSM“, la motivazione data all’epoca dalla giuria.
2022, Aus meiner Haut – Skin Deep di Alex Schaad
A prima vista Leyla e Tristan sembrano una giovane coppia felice. Ma quando si recano su un’isola remota e misteriosa, inizia un gioco di identità che cambierà tutto – la loro percezione, la loro sessualità, la loro identità. Non solo la loro relazione sarà in pericolo, ma potrebbero non tornare mai più ad essere quelli di un tempo.
Un thriller psicologico alla luce del sole, un potenziale body horror risolto in un estremo atto d’amore. Una riflessione transgenere che ragiona con audacia e sorprendente libertà sui confini dell’identità e sulle leggi delle attrazioni attraverso i corpi. Un esordio rigoroso e irriverente, la dichiarazione definitiva di una possibile emancipazione dalla gabbia delle convenzioni.
“Il Queer Lion 2022 va a Aus meiner Haut (Skin Deep) di Alex Schaad per aver rappresentato le dinamiche che codificano il complesso linguaggio dei sentimenti, raccontando una storia d’amore che trascende letteralmente i corpi. Quello che appare come un film horror sullo scambio di corpi, inizia rapidamente a superare sia i generi cinematografici che il concetto di gender. Nel farlo, pone domande sorprendentemente intelligenti e audaci, sfidando la natura e l’oggetto dell’amore, sia che si tratti della mente, del corpo, del piacere o delle leggi del desiderio. Demolendo l’idea di ruoli prestabiliti a favore di infinite possibilità fluide, il film riesce nell’audace intento di trasformare l’acronimo LGBTQ in una singola parola”, la motivazione data dalla giuria.
2023, Domaḱinstvo za početnici di Goran Stolevski
Dopo molti anni insieme, Dita scopre che alla compagna Suada è stata diagnosticata una malattia terminale e l’amata le chiede di prendersi cura delle due figlie, Mia e Vanessa. Pur essendo poco incline a fare la madre, Dita comincia a prendere in considerazione di sposare uno degli uomini della sua famiglia queer per poter aggirare le restrittive leggi sull’adozione della Macedonia del Nord.
“Per aver rappresentato un insolito e coraggioso ritratto di etnie, diversità, identità di genere, amori, amicizie, affinità affettive”, la motivazione data dalla giuria.
2024, Alma del Desierto di Mónica Taboada-Tapia
Negli aridi paesaggi di La Guajira, Georgina, un’anziana donna Wayúu transgender, sa che non ha molto tempo a disposizione per cambiare la sua vita. Non avendo nulla da perdere si mette in viaggio per incontrare i suoi fratelli che non parlano spagnolo e sopravvivono a stento ai margini dell’opaco sistema burocratico colombiano. Tra ferite aperte, ricordi e distanze geografiche ed emotive, Georgina e i suoi non ne possono più. L’alma del desierto si impone come una storia di resistenza, un simbolo di speranza e un’appassionata lotta per la giustizia.
“Per aver affrontato – attraverso uno sguardo cinematografico potente che trascende il genere documentaristico – le complesse tematiche di identità di genere, etnia, cittadinanza e diritti civili, mescolando la ricerca da parte della popolazione Wayuu di una legittimazione sempre maggiore, alla lotta della protagonista transgender Georgina che, attraverso una pacifica, composta e stoica battaglia durata 45 anni, ha ottenuto il riconoscimento ufficiale della propria identità anagrafica”.



















