Presidente onorario del Partito Comunista, coordinatore di Democrazia Sovrana Popolare e fortemente ancorato a quella che oggi si potrebbe definire carinamente la “sinistra della vecchia guardia”, Marco Rizzo – è diventato negli ultimi anni una delle voci più critiche nei confronti della cosiddetta “sinistra mainstream”, accusata di aver abbandonato le lotte sociali per abbracciare politiche identitarie e di genere.
Nel suo mirino, da tempo, vi è la comunità LGBTQIA+, ritenuta un’arma di distrazione di massa rispetto alla crescente minaccia delle derive fasciste, che vanno combattute con “la bandiera rossa e non quella arcobaleno” – sua dichiarazione nel 2018.
Accostandosi a Pro Vita&Famiglia, Rizzo si unisce oggi al coro dei detrattori della fantomatica ideologia gender, prendendo come pretesto un progetto universitario rivolto a bambin* ed adolescenti transgender, organizzato da UniRoma3.
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Il “Laboratorio per bambin* trans e gender creative”, progetto approvato dal Comitato etico dell’ateneo, utilizzerà strumenti ludico-creativi per promuovere l’espressione personale e il rispetto dell’altro, coinvolgendo ricercatori e un’insegnante montessoriana, in uno spazio sicuro pensato per favorire la comprensione e il rispetto delle diversità di genere sin dall’infanzia.
Eppure, per chi cerca un nemico a tutti i costi, è facile vederci un pretesto per fare polemica e creare divisioni. Secondo la retorica divisiva e anti intersezionale di Rizzo, sarebbe infatti impossibile per la sinistra concentrarsi sul miglioramento delle condizioni di vita dei lavoratori, e la protezione dello stato sociale e, contemporaneamente, sulle battaglie sui diritti civili.
Linea ideologica che si riflette nella sua opposizione a molte delle riforme sociali che riguardano la comunità LGBTQIA+, tra cui il matrimonio egualitario e l’adozione per coppie omosessuali, che vede come non centrali rispetto ai problemi reali del Paese e quindi da affossare.
Cresciuto politicamente all’interno del Partito Comunista Italiano (PCI), Rizzo è stato uno dei principali sostenitori di una linea marxista-leninista durante il processo di dissoluzione del PCI, opponendosi fermamente alla sua trasformazione in Partito Democratico della Sinistra.
Con la nascita di Rifondazione Comunista, ha cercato di mantenere viva l’eredità radicale, ma le sue divergenze con Fausto Bertinotti lo hanno portato, nel 1998, a distanziarsi e fondare il Partito dei Comunisti Italiani (PDCI) insieme a Armando Cossutta e Oliviero Diliberto.
Una libertà di manovra terreno fertile perla sua immagine di leader intransigente, contrario a ogni compromesso con la sinistra riformista o moderata.
A differenza di molte figure della sinistra europea, che vedono con sospetto il regime autoritario di Vladimir Putin, Rizzo ha invece sempre difeso una linea che rifiuta la demonizzazione della Russia, considerandola piuttosto come un baluardo contro l’imperialismo occidentale, in particolare quello degli Stati Uniti e della NATO.
Visione si è ulteriormente rafforzatasi dopo la crisi in Ucraina e l’annessione della Crimea nel 2014, eventi che Rizzo ha spesso inquadrato come parte di un conflitto più ampio tra l’Occidente neoliberale e le potenze che cercano di opporsi alla sua egemonia globale.
Nel 2009, Rizzo ha deciso di lasciare il Partito dei Comunisti Italiani (PDCI) per fondare il Partito Comunista (PC), una formazione che si rifà esplicitamente ai principi del marxismo-leninismo e che propone una rottura totale con le istituzioni capitaliste occidentali.
Il PC, sotto la guida di Rizzo, si è opposto più volte alle politiche dell’Unione Europea, promuovendo un ritorno alla sovranità nazionale e una critica feroce al neoliberismo. La Russia, in questo contesto, viene vista da Rizzo come un possibile alleato nella lotta contro l’imperialismo occidentale e le istituzioni finanziarie internazionali, come il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Mondiale, che secondo lui opprimono i paesi in via di sviluppo e le nazioni che cercano di resistere all’egemonia occidentale.
Una posizione controversa, che ha sollevato non poche critiche, soprattutto per l’acquiescenza di Rizzo alle politiche repressive del governo di Putin, in particolare sul fronte dei diritti umani e delle libertà civili.
