Intervista a Nehellenia, queen di “RuPaul’s Drag Race Global All Stars” in onda su Paramount+
Nehellenia, come hai iniziato nel mondo del drag e quali sono state le tue prime ispirazioni?
Ho iniziato per scommessa. Era il 2012. Eravamo in un locale di Roma. C’era questo concorso drag e io ho fatto un po’ il grande con i miei amici, dicendo: “Io secondo me lo potrei fare meglio“. Mi hanno detto: “Ok, provacelo”. Allora mi sono iscritto a un concorso: il 12 marzo del 2012 ho fatto il mio esordio. È andato molto bene, e 12 anni dopo sono ancora qua.
Prendo molto spunto da cartoni animati e manga, ma soprattutto dal pop di fine anni ’90, inizi anni 2000. Penso a quegli show pazzeschi di MTV Awards di quegli anni. Penso, in particolare, a Britney Spears e Christina Aguilera. Questo è un po’ il mio mondo.
Prima di “Global All Stars”, hai avuto esperienze in “Drag Race Italia” dove hai vinto il titolo di Miss Congeniality, e hai partecipato, tra altri contest, anche a “Tu sì che Vales”. Quali scoperte importanti hai fatto su te stessa e sul tuo approccio artistico attraverso queste esperienze?
Sicuramente sono state esperienze che mi hanno dato nuove consapevolezze e sicurezze. Io tendevo molto a rinchiudere Nehellenia in alcuni stereotipi: nella ricerca, in particolare, della perfezione. E guardavo a quel lato comedy come a qualcosa che sporcava questa immagine perfetta che ricercavo. Grazie agli show ho capito che devo semplicemente mettere più Emanuele dentro Nehellenia, essere più sciolto, più me stesso, e non rinnegare quelle parti più divertenti, diverse, non perfette di me. Perché è quello che rende in realtà Nehellenia perfetta.
Durante “Global All Stars”, hai presentato un outfit straordinario che rappresentava l’Italia, utilizzando il Monte Bianco come parrucca e trasformando le isole in una elegante borsa, mentre il vestito evocava l’intera penisola. Ti va di condividere il processo creativo di questo look così originale?
Visualizza questo post su Instagram
Allora, per quanto riguarda questo outfit c’era stato chiesto di rappresentare in un abito la nostra nazione. Io ho scelto di farlo a livello geografico, perché credo forse siamo l’unica nazione al mondo che ricorda un vero e proprio capo d’abbigliamento: lo stivale. Quindi, l’idea di questo stivale che diventasse un intero abito e le isole che diventavano la borsa, la parrucca che rappresentava il Monte più alto, una “furbata“, qualcosa di unico, che nessun altro poteva fare. Ed è nato tutto da un’idea di La Petite Rose Noire, mia sorella, che mi ha detto: “Perché non fai proprio l’Italia?“. Quindi sicuramente voglio ringraziare lei e Farida Kant, che ha realizzato tutto l’abito. Ringrazio anche Amnesia Wigs, che ha realizzato la parrucca.
Che significato attribuisci a questo outfit nel contesto della tua rappresentazione dell’Italia?
È stato immediato. È stato uno dei primi outfit che ho disegnato e che ho pensato di realizzare. È un orgoglio vestire l’Italia intera, no?
Nel tuo percorso in “Global All Stars” hai incontrato alcune sfide, compreso il gaslighting da parte di altre concorrenti e derisione sul tuo modo di parlare. Come hai gestito questi momenti difficili? E cosa ritieni che il pubblico dovrebbe comprendere meglio riguardo a queste dinamiche?
Allora, il gaslighting purtroppo non è una cosa bella. È una cosa che succede ogni giorno a tantissime persone. Io l’ho vissuto sulla mia pelle già nel periodo scolastico. Riviverlo a 34 anni in una competizione dove non puoi esprimerti nella tua lingua e dove non ti senti capito, e dove non capisci appieno neanche gli altri, è stato sicuramente difficile. Capisco che è stato fatto con fini puramente competitivi. Purtroppo è un modo differente di approcciarsi alla competizione.
Noi italiani siamo più empatici, siamo sicuramente più “caldi” negli approcci tra persone. E io condannerò sempre il gaslighting a priori, chiunque lo faccia: non è una cosa bella da fare. Portare una persona ad avere dubbi su quello che sta vivendo, su quello che sta percependo, non è giusto. Bisognerebbe essere tutti quanti un po’ più rispettosi, più empatici, più gentili. Io sono dell’idea che la gentilezza salverà sempre il mondo.
Quali sono i tuoi piani futuri nel mondo del drag e nella musica, specialmente in seguito al lancio del tuo singolo “Stars Colliding” e alla tua storica partecipazione come prima drag queen italiana sul palco più prestigioso al mondo per le drag?
Il mio sogno è quello di fare TV, di fare cinema, di fare teatro: continuare a fare arte. Questo è quello che sogno. La musica è sempre stato il mio obiettivo da quando ero piccolo. Io sognavo di diventare la Britney Spears italiana e ci sto provando. Naturalmente è iniziato tutto con le 4Tune e con i nostri due singoli. Adesso, invece, c’è la mia realtà solista con “Stars colliding“, canzone che ho scritto da sola, insieme al mio team, che ha fatto poi l’arrangiamento e la base. È quello che vorrei fare. Se riuscissi ad avere una carriera musicale, sarebbe il sogno da bambino che diventa realtà. Magari con duetti importanti: BIG MAMA chiamami!
Per te, cosa rappresenta l’arte del drag in un contesto globale dove, ad esempio, in alcuni stati degli USA, è stato proibito alle drag queen di entrare ed interagire con i bambini in scuole e biblioteche? E considerando come in Italia alcune correnti politiche vedono il fantomatico “gender” come un nemico nelle istituzioni educative? Quale ruolo pensi che il drag possa giocare nel contesto culturale e politico attuale?
A me fa molto ridere quando mi parlano di “Teoria Gender“. Non c’è una teoria gender. Non esiste. È semplicemente educare il bambino a quello che è il mondo. Nel mondo ci sono varie tipologie di persone: alcune persone amano persone dello stesso sesso. Alcune persone nascono in un sesso che non è lo stesso assegnato alla nascita. Non è una teoria. NON C’È UNA TEORIA! È la descrizione di una realtà. E parlarne in modo naturale a un bambino e a un ragazzo non crea problemi. Si va a descrivere semplicemente ciò che esiste. Lo si prepara al mondo. Lo si educa. E l’educazione è la cosa principale per avere un’empatia differente anche con le altre persone.
Penso che tutto parta dall’educazione di un bambino. Se un bambino viene educato in un certo modo, non penserà e non farà e non dirà certe cose da grande. Il drag in questo sicuramente aiuta. Io sono favorevole alle drag che leggono storie per esempio ai bambini. Penso, per esempio, ad una mia collega, Cristina Prenestina, che fa proprio questo progetto su Roma. È stata criticata tantissimo da Giorgia Meloni all’epoca quando uscì la notizia.
Io dico che bisognerebbe smettere di avere paura del diverso. Iniziare ad aprire le menti e capire che forse il proprio punto di vista non è l’unico punto di vista giusto. E mettersi in discussione, perché noi comunità LGBTQIA+ lo facciamo sempre. È ora che inizi a farlo tutto il mondo.
Cosa vorresti sussurrare all’orecchio di chi muove i primi passi nel mondo del drag?
NON LO FATE! (Scherzo). È un’ arte bellissima. Quello che do come consiglio è: studia te stesso, capisci chi sei e cosa puoi portare nel tuo drag. E solo allora sarai pronto per il tuo esordio. Non avere fretta di uscire. Non basta un bel makeup, una bella parrucca, un bell’abito. Devi prima di tutto capire chi sei come artista.
Leggi anche: Chi sono le 12 regine di Global All Stars
Visualizza questo post su Instagram

