Legge anti-LGBTQIA+ in Ghana: proteste ad Accra per accellerare l’approvazione

Passata in parlamento a febbraio, la normativa è ferma senza la firma del presidente Nana Akufo-Addo, finché la Corte Suprema non darà l'ok.

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Le proteste organizzate da Samuel Nartey George, membro del partito di opposizione National Democratic Congress (NDC) - Fonte: YouTube @KHODEDMEDIA
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Ad Accra, capitale del Ghana, centinaia di manifestanti sono scesi in piazza per chiedere l’approvazione della controversa legge anti-LGBTQIA+, da mesi in sospeso dopo l’approvazione in parlamento a febbraio, in mancanza della firma presidenziale.

La protesta, svoltasi martedì 8 ottobre, è stata capitanata dal solito Samuel Nartey George, membro del partito di opposizione National Democratic Congress (NDC), il quale ha criticato la lentezza con cui la Corte Suprema sta esaminando il draconiano disegno di legge, noto come Human Sexual Rights and Family Values Act, che approfondiremo in seguito.

Rivolgendosi ai media, George ha lamentato che non vi siano segnali di un’imminente udienza da parte della corte. “Non c’è alcun calendario chiaro per procedere con il ricorso legale. Questo non riguarda la politica, ma la moralità e il mantenimento dei valori culturali del Ghana“, ha dichiarato.

Gli atti omosessuali tra uomini sono già vietati in Ghana sin dall’epoca coloniale, definiti come “conoscenza carnale innaturale”, ma la nuova legge andrebbe a rafforzare ulteriormente le restrizioni, dando vita a una vera e propria persecuzione.

La protesta ha anche preso di mira il presidente Nana Akufo-Addo, il quale ancora rifiuta di firmare la legge, citando preoccupazioni legali e le potenziali conseguenze economiche, inclusa la perdita di miliardi di dollari in finanziamenti dalla Banca Mondiale. Agli sgoccioli del suo secondo mandato, Akufo-Addo ha però ribadito che non cambierà posizione, nonostante le pressioni crescenti da parte del fronte conservatore del paese.

La manifestazione, durata circa tre ore, si è conclusa con la consegna di una petizione agli ufficiali della Corte Suprema, in cui si chiede di accelerare i tempi del processo. Il giudice Frank Offei, rispondendo alle richieste, ha spiegato che la corte è pronta a procedere non appena tutte le formalità saranno completate. L’esito, tuttavia, è imprevedibile.

Dura la reazione di LGBT Rights Ghana, principale associazione a tutela e promozione dei diritti LGBTQIA+ nel paese, che nel commentare la protesta ha definito “sconfortante vedere le proteste anti-LGBT deviare l’attenzione da questioni critiche come la richiesta di acqua pulita e sicura per i cittadini“.

 

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Cosa prevede la legge anti-LGBTQIA+ in Ghana?

La Human Sexual Rights and Family Values Bill ha come obiettivo quello di rafforzare le restrizioni coloniali già esistenti contro le persone LGBTQIA+ e le loro attività nel paese, inasprendo le sanzioni anche per chiunque promuova o pratichi comportamenti omosessuali, nonché per chiunque sostenga o difenda i diritti delle persone LGBTQIA+. Le principali misure del disegno di legge includono:

  • che chiunque si identifichi come LGBTQIA+ possa essere condannato fino a tre anni di carcere. Una disposizione che apre a tutta una serie di abusi, quando l’identità diventa pretesto per liberarsi di persone “scomode”;
  • che chiunque promuova i diritti delle persone LGBTQ+ o fornisca sostegno, inclusi gli attivisti e le organizzazioni che difendono tali diritti venga punito con fino a 10 anni di carcere;
  • il divieto a qualsiasi forma di difesa o di normalizzazione delle istanze LGBTQIA+, sia in ambito pubblico che privato. Una misura destinata a colpire inevitabilmente anche i programmi di educazione affettiva e sessuale a scuola;
  • la privazione della libertà di associazione per le organizzazioni LGBTQIA+;
  • programmi di “riabilitazione” per le persone LGBTQ+, ovvero la legalizzazione delle terapie di conversione forzata per “riformare” coloro che sono considerati coinvolti in attività omosessuali.
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La situazione dei diritti LGBTQIA+ in Ghana

Pur senza l’approvazione definitiva del disegno di legge, la situazione dei diritti LGBTQIA+ in Ghana rimane estremamente critica. Non esistono leggi a tutela delle soggettività LGBTQIA+ da discriminazione o violenza, ma, al contrario, l’omosessualità maschile è considerata illegale sin dall’epoca coloniale. La definizione giusta del reato da codice penale è “conoscenza carnale innaturale.

Le pene per tali atti possono arrivare fino a tre anni di reclusione. Anche se non esistono leggi che criminalizzano specificamente le relazioni tra donne o altre identità di genere, l’ambiente giuridico e sociale rimane comunque fortemente ostile verso la comunità.

Nel corso del 2024, il lungo iter legislativo della Human Sexual Rights and Family Values Bill ha intensificato il dibattito nazionale, esacerbando il già fortissimo sentimento ostile e prevalente della società ghanese nei confronti delle identità e degli orientamenti non conformi.

Un sondaggio condotto nel 2023 dal Pew Research Center ha rilevato che la stragrande maggioranza dei cittadini ghanesi considera l’omosessualità moralmente inaccettabile, sentimento alimentato da una combinazione di valori religiosi, sia cristiani che musulmani, e tradizioni culturali che enfatizzano la centralità della famiglia eterosessuale. Un feticcio facilissimo da sfruttare per la classe politica, ma anche per chi ha altri interessi.

Mosca si dimostra infatti sempre più interessata ad espandere la propria influenza in Africa, tramite subdole operazioni di influenza e disinformazione che hanno coinvolto, negli ultimi anni anche il Ghana.

In Sudan e nella Repubblica Centrafricana, tali attività hanno già sortito l’effetto sperato: quello di avvicinare paesi sempre più disillusi dal “sogno Occidentale” tramite un sapiente mix di soft power, supporto alle giunte paramilitari oppressive, ed allettanti trattative economiche.

Gli episodi di violenza omobitransfobica sono dunque purtroppo frequenti. Nel 2024, Amnesty e Human Rights Watch hanno segnalato un aumento delle aggressioni fisiche, delle intimidazioni e delle minacce contro individui LGBTQIA+.

In molti casi, le vittime non denunciano per paura di ritorsioni o per mancanza di fiducia nella giustizia, che spesso si dimostra complice del clima di discriminazione. Le poche organizzazioni che offrono supporto alle persone LGBTQIA+ operano in condizioni estremamente difficili, e molte di esse sono state costrette a limitare le proprie attività o a chiudere del tutto.

UE e Stati Uniti, hanno espresso ripetute preoccupazioni per la crescente ondata di omofobia nel paese, ma le pressioni esterne – anche quelle monetarie – non hanno finora portato a nessun miglioramento.

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