Ghana, legge anti-gay, parla un attivista LGBTI: “La comunità viene già perseguitata, ma abbiamo una speranza”

Abbiamo intervistato Prince Frimpong, attivista per Youth Initiative Foundation in Ghana: le organizzazioni guardano all'indecisione del presidente con ottimismo, ma il clima intorno alle persone LGBTI è preoccupante.

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Il continente africano è diventato negli ultimi anni teatro di una violenta repressione verso i diritti della comunità LGBTQIA+ e non solo. In quello che appare come un vero e proprio incubo distopico – come definito dall’ultimo report di Amnesty International, il fuoco incrociato di governi, autorità religiose e popolazioni aizzate verso le identità non conformi ha accerchiato persone di ogni background sociale ed economico.

Le violenze e le discriminazioni sono all’ordine del giorno, legittimate da diverse iniziative legislative in paesi come Uganda, Kenya e Nigeria, che di fatto negano la dignità e diritti umani di base a migliaia di persone, oggi costrette a vivere nell’ombra.

Anche in Ghana la situazione sembra destinata a peggiorare, con il recente favore parlamentare alla controversa Legge anti-gay, una legge volta a criminalizzare con pene più severe l’omosessualità e il transgenderismo. Chi fosse colto a intrattenere rapporti considerati “deviati” o anche solo a promuovere i diritti della comunità LGBTQIA+ verrebbe punito con l’incarcerazione fino a 3 anni.

Tuttavia, manca ancora un tassello affinché il disegno di legge diventi ufficialmente esecutivo: la firma del presidente Akufo-Addo. Se la massima carica del paese decidesse di mettere il veto, l’iter si concluderebbe con un nulla di fatto.

Oggi, la comunità LGBTQIA+ ghanese rimane quindi col fiato sospeso, in attesa del verdetto presidenziale, ma la vita di tutti i giorni riflette comunque l’ostilità che ha contribuito all’ideazione della proposta di legge.

Ne abbiamo parlato con Prince Frimpong, attivista per Youth Initiative Foundation in Ghana, organizzazione internazionale per i diritti LGBTQIA+.

 

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“Dover esistere in un paese che disapprova la nostra identità è profondamente impattante sulle nostre vite. Siamo assoggettati a una società colonizzata dove la nostra libertà di essere chi siamo, di amare chi amiamo e di vivere una vita prospera e appagante viene violata. Questo ambiente ostile minaccia non solo la nostra sicurezza ma anche il nostro benessere mentale ed emotivo”.

Se la situazione è quindi già instabile di per sé, le ripercussioni a breve e lungo termine di un eventuale inasprimento dei regolamenti contro la promozione dei diritti della comunità sono prevedibili, ma non meno terrificanti.

“L’eventuale promulgazione di una legislazione anti-LGBTI rappresenterebbe un drammatico regresso per i diritti e la dignità dell’intera comunità LGBTQIA+ in Ghana- continua Prince – Un tale atto legislativo non farebbe altro che aggravare le discriminazioni e gli abusi già presenti, costringendo gli individui LGBTQI+ più vulnerabili a vivere nell’ombra e a perpetuare un clima di paura e soppressione.

Di conseguenza, i membri della comunità LGBTQIA+ si troverebbero ad affrontare un incremento delle persecuzioni, con poche o nessuna via d’uscita per cercare giustizia o protezione.

Questa legislazione, de facto, equivarrebbe a istituzionalizzare una persecuzione sistematica, gettando le basi per un danno sociale e culturale che potrebbe impiegare generazioni per essere sanato. La preoccupazione è che, di fronte a un simile scenario, la società ghanese possa subire una ferita profonda, difficile da rimarginare nel tempo.”.

C’è però ancora una speranza che il Ghana torni sui propri passi. Trattandosi di una delle democrazie africane tra le più solide del continente, un’iniziativa legislativa come quella sopra descritta è tutt’altro che usuale. Ed è anche per questo motivo che Akufo-Addo sta oggi temporeggiando nel metterci la firma.

Tra incudine e martello, il presidente ghanese si trova a dover bilanciare l’opinione pubblica – spaccata a metà –, quella dei propri parlamentari e le pressioni internazionali, coinvolto in una decisione che potrebbe avere ripercussioni non solo sociali, ma anche economiche (a rischio 4 miliardi) per un paese già martoriato dagli altissimi livelli di povertà e conflitto interno.

“Gli Stati Uniti hanno annunciato che ritireranno il loro sostegno finanziario in termini di aiuti se il presidente ghanese dovesse firmare la legge. Anche il ministro delle Finanze ha evidenziato come tale decisione potrebbe infliggere danni economici significativi al paese.

Queste pressioni esterne evidenziano le possibili ampie ripercussioni internazionali che una simile misura legislativa potrebbe scatenare, rimarcando ancora una volta l’importanza dell’interconnessione tra le politiche globali e i diritti umani.

Considerando la passata opposizione del presidente Akufo-Addo a tale legge anti-gay, sembra probabile che possa optare per proteggere la reputazione internazionale del Ghana in materia di diritti umani, conformemente agli standard internazionali”.

Sin dagli albori della proposta di legge, quando per la prima volta arrivò in parlamento nel 2021, il presidente ghanese non ha infatti mai assunto una posizione definitiva in merito – lasciando però ampia libertà di manovra ai politici ultraconservatori.

Eppure, nonostante l’incertezza, in molt* guardano alla sua indecisione con cauto ottimismo, senza però fare pronostici definitivi.

“Le recenti dinamiche indicano che il presidente sta valutando attentamente la questione dei diritti umani in Ghana e il mantenimento dello stato di diritto. Nonostante ciò, le pressioni politiche interne e le predisposizioni sociali prevalenti potrebbero esercitare un’influenza determinante sulla sua scelta finale.

Se Akufo-Addo decidesse di esercitare il suo potere di veto, potrebbe essere interpretato come un segnale forte del suo impegno verso la tutela dei diritti umani e la volontà di opporsi alle convenzioni sociali vigenti”.

Una decisione che potrebbe essere determinante non solo per il Ghana, ma che avrebbe il potere di influenzare e potenzialmente invertire la rotta anche di altri paesi che in questi mesi stanno lavorando per inasprire e reinstaurare i propri regolamenti anti-LGBTQIA+, figli del retaggio coloniale e paradossalmente in diretta opposizione con le odierne raccomandazioni dell’Occidente.

“Le eredità coloniali svolgono un ruolo determinante, poiché le leggi che criminalizzano l’omosessualità sono state spesso ereditate dalle ex potenze insediatesi nei nostri paesi. Dall’altra parte, la paura dell’influenza occidentale e le accuse di neocolonialismo di fatto alimentano la resistenza ai diritti LGBTQIA+, inquadrandoli come imposizioni straniere che minano la sovranità africana”.

Il Ghana non è infatti l’unico, né il primo paese a strumentalizzare la comunità LGBTQIA+ in un atto di sfida a quello che viene visto come il grande ricatto dell’Occidente, pronto a ritirare il proprio sostegno economico nel momento in cui il destinatario non aderisca a determinate condizioni, dipinte come l’ennesima pressione in salsa neocolonialista dalle autarchie, il cui unico obiettivo appare però il controllo della popolazione. L’opinione pubblica è divisa a metà.

“L’ambiente che circonda la proposta di legge anti-LGBTI è saturato di dibattiti e divisioni, riflettendo espressioni di convinzioni culturali e religiose profondamente incise nella società, ma anche di una sensibilità crescente nei confronti delle questioni legate ai diritti umani.

Da una parte, vi sono coloro che appoggiano la legge vedendola come un baluardo dei valori tradizionali; dall’altra, emergono voci contrarie che sollevano preoccupazioni riguardanti la discriminazione e l’erosione delle libertà individuali.

Dal parere favorevole del parlamento, il dibattito ha guadagnato ulteriore intensità. Organizzazioni civili, attivisti e istituzioni internazionali hanno espresso le loro posizioni, contribuendo a polarizzare ulteriormente le opinioni sia a sostegno, sia in opposizione alla legge. I social media, in questo contesto, si sono trasformati in vere e proprie arene dove si confrontano narrazioni differenti, potenziando le espressioni di entrambe le fazioni”.

In quest’ambito, le campagne di sensibilizzazione nazionali ed internazionali assumono un ruolo ancora più determinante nel mobilitare l’opposizione al disegno di legge e nel contempo dare visibilità a una comunità LGBTQIA+ altrimenti già costretta a nascondersi.

Perché se l’iter legislativo è ancora in stand-by, il parere favorevole del parlamento sembra aver già legittimato un’escalation di violenze e discriminazioni nei confronti di chi vive apertamente la propria identità.

“Il giorno dopo la discussione in Parlamento, ho ricevuto una telefonata da un amico che mi ha confidato di essere stato fermato e aggredito per strada solo perché gay. Era visibilmente turbato, poiché questa era la prima volta che si trovava a fronteggiare un’aggressione così violenta a causa del proprio orientamento sessuale.

Non è altro che una conseguenza immediata e diretta della spinta verso l’inasprimento della legislazione anti-LGBTQIA+. Anche se non ufficialmente esecutiva, la proposta di legge ha già infiammato sentimenti di odio, rabbia e un’inspiegabile determinazione a discriminare ancor più severamente chiunque si identifichi in maniera diversa dal paradigma ciseteronormativo”.

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