Chi erano davvero le vittime dell’eruzione del Vesuvio che seppellì Pompei nel 79 d.C.? Le figure abbracciate o accoccolate, intrappolate per sempre nei calchi di cenere, erano veramente famiglie, erano amanti, erano semplici sconosciuti? E cosa ci racconta la genetica su questa società antica e cosmopolita?
Le recenti analisi del DNA compiute nello scavo archeologico più affascinante del globo terracqueo faranno venire il sangue amaro ai fascio-trogloditi che sbandierano società eteronormate cisgender universali!
Molte delle convinzioni sugli abitanti di Pompei, fossilizzate dalla retorica millenaria cristiana, vengono ribaltate: alcune presunte madri e figli non erano affatto parenti, e tra le celebri “Due Fanciulle” si nascondeva un uomo! Del resto, erano già ampiamente emerse tracce di arte erotica omosessuale, sapientemente velata da una censura che per molto tempo è riuscita a non esaltare scene di sessualità totalmente gay.
La scoperta, raccontata in un magnifico articolo del New York Times, rivela identità sorprendenti, e fa luce sulla trionfale complessità e fluidità della vita sociale del glorioso Impero Romano a cui i fascio-trogloditi del contemporaneo fanno riferimento.
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Calchi e segreti di Pompei
Nell’anno 79 d.C., l’eruzione catastrofica del Vesuvio decretò il sigillo ultimo sulle vite dei pompeiani, sepolti sotto un manto di cenere e detriti che li avrebbe consegnati all’eternità della memoria. Nei decenni, con sapiente maestria, gli archeologi hanno ricreato le ultime posture delle vittime, e restituito immagini immobili, impresse per sempre nella forma dei calchi. Figure pietrificate che hanno dato linfa a storie potenti e commoventi, e alimentato leggende di legami familiari e amori perduti come la “Famiglia della Casa del Bracciale d’Oro” e le enigmatiche “Due Fanciulle” strette in un abbraccio eterno.
La sfida del DNA: identità dissolte, fluidità fissate e legami inaspettati
Quindi, ecco la scienza, ecco il progresso tecnologico che illumina le oscurità manipolate dal cristianesimo millenario, che ci ha volute e narrate per secoli come anime binarie obbligatoriamente eterosessuali, maschio o femmina, femmina col maschio, o maschio con femmina e se sono due maschi, è perché sono fratelli. Retoriche sbertucciate dalla precisione dei nuovi test genomici effettuati sui resti scheletrici imprigionati nei calchi. Uno studio pubblicato su Current Biology ha così demolito molte delle più affermate convinzioni forgiate dalla violenza del cristianesimo. Il gruppo che per generazioni è stato conosciuto come la “Famiglia della Casa del Bracciale d’Oro” non rappresentava affatto un’unità familiare: le analisi del DNA rivelano l’assenza di legami biologici, disfacendo quel tessuto narrativo soggiogante, disteso dai Cristiani per sottomettere le masse e distende il proprio controllo su stili di vita, relazioni, amori. Anime.
Le “Due Fanciulle”: la rivelazione del DNA non lascia dubbi
Anche il mito delle “Due Fanciulle,” due figure un tempo considerate simbolo d’amore o affetto, è stato sfatato dalle ricerche genetiche. Per molto tempo si è trattato di una mera ipotesi, spesso tacciata di essere il prodotto di un’ossessione omosessuale da parte della comunità LGBTIAQ+. L’ipotesi era quella ora confermata dai nuovi test del DNA: i due erano amanti gay intrecciati in un abbraccio. Molto probabilmente, uno dei due era un migrante. Forse uno schiavo.
I profili genetici negano qualsiasi connessione materna. Il team di studio, tra cui genetisti di Harvard e antropologi dell’Università di Firenze, hanno dichiarato che si tratta geneticamente di un maschio adulto e un ragazzo, che non erano biologicamente imparentati. Contrariamente al resoconto consolidato, i ricercatori hanno concluso non ci sono dunque legami di parentela di sangue. Dati che sgretolano la narrazione che ha avvolto finora le figure, e aprono a ipotesi di relazioni ben diverse: potevano essere amici, fratelli d’adozione, o potevano avere una relazione padrone-schiavo (che al momento dell’eruzione si abbracciano!). O, per dirla tutta, erano legati da un sodalizio affettivo. Nel 2018, queste due povere anime, furono persino vietate in uno spot: la sovraintendenza dei Beni Culturali di Pompei negò il permesso di girare un video sul Napoli Pride. Tanto è la vergogna italica per l’omosessualità dei propri avi. Come tanta fu la vergogna per quel poverocristo – divenuto virale nel 2017 – che si stava masturbando quando il Vesuvio eruttò (qui la storia).
Il Mediterraneo specchio poliedrico di identità fluide e migranti
Emerge dunque una straordinaria fluidità di identità, genere e affettività. Ed emerge chiaramente una poliedrica diversità genetica degli abitanti di Pompei, a testimonianza della natura cosmopolita dell’Impero Romano. Gli scienziati hanno rintracciato discendenze che riportano alle coste orientali del Mediterraneo, all’Egeo e all’Asia Minore, indicando un flusso di migrazioni e scambi che trasfiguravano Pompei in una metropoli di culture, tra migranti volontari e prigionieri condotti per servire.
Una lezione d’umiltà per le scienze archeologiche
Il New York Times parla di un bagno di umiltà. Comprensibilmente politically correct, l’articolo del quotidiano americano non agita alcuna polemica sulla retorica italica cristiano-centrica che ha oscurato, o per meglio dire manipolato, lo sguardo sui resti di Pompei, conformandolo agli stereotipi che hanno plasmato l’Occidente intero, e non solo. I risultati delle ricerche genetiche pubblicati su Current Biology mettono a nudo i limiti dell’interpretazione visiva e delle narrazioni fondate su apparenze ingannevoli e manipolatorie. Il DNA ci consegna una verità più complessa, smantella certezze basate su pose e disposizioni. È una complessità rivelatrice, che invita alla cautela per chi ricostruisce il passato. E ammonisce sulla fallibilità delle intuizioni, sulla malafede delle manipolazioni cristiane. Ci guidano verso una nuova, rigorosa consapevolezza nello studio dell’antichità. Per sollecitare una realtà che già conosciamo: non fidatevi mai della narrazione del potere. Una raccomandazione che gli scienziati conoscono bene.
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Di ipotesi ne sono state fatte tante, a me non sembra necessariamente un abbraccio. Altre fonti dicono che anche l'altro sia maschio dalle analisi fatte tramite TAC. I cristiani non andrebbero generalizzati e non necessitano di essere presi in considerazione, sono un gruppo piuttosto disomogeneo e che non necessita coerenza obbligatoria.