Prevenzione dell’Hiv: L’importanza del coinvolgimento del territorio per una risposta su misura

Intervista a Valentina Mazzotta, responsabile dell'Ambulatorio per la prevenzione dell'Hiv e delle IST dell'IRCCS Spallanzani di Roma

Ascolta:
0:00
-
0:00
Prevenzione dell'Hiv: L'importanza del coinvolgimento del territorio per una risposta su misura - cover 1 - Gay.it
4 min. di lettura

La lotta contro l’Hiv ha fatto grandi passi avanti, ma rimane ancora una sfida globale. In Italia, l’approccio alla prevenzione continua a evolversi, con l’introduzione di soluzioni farmacologiche e approcci innovativi. Tuttavia, come sottolineato da Valentina Mazzotta, responsabile dell’ambulatorio di prevenzione dell’Hiv e delle infezioni sessualmente trasmissibili dell’IRCCS Spallanzani di Roma, la chiave per il successo della prevenzione risiede nell’integrazione tra ospedali, associazioni e il territorio. Un lavoro capillare che permetta di adattare le risposte alle necessità di diverse comunità, soprattutto per quelle maggiormente marginalizzate.

Le soluzioni di prevenzione dell’Hiv: da un approccio classico a uno su misura

La prevenzione dell’Hiv si basa ancora su strategie consolidate, come il counseling, i test di screening, le profilassi post-esposizione (PEP) e pre-esposizione (PrEP), oltre alla TasP (trattamento come prevenzione). Questi strumenti, seppur fondamentali, non sono sufficienti se non sono accompagnati da un’efficace informazione e consapevolezza del rischio. “Ci si rende conto, soprattutto durante eventi come la Testing Week in corso in questi giorni, di quanto la percezione del rischio per quanto riguarda Hiv sia ancora bassa o addirittura assente. La conoscenza del virus e delle modalità di trasmissione è fondamentale, ma spesso manca o non è corretta” afferma Mazzotta.
Le nuove soluzioni in arrivo, come l’ulteriore innovazione farmacologica della Long Acting PrEP, sono sicuramente un passo avanti, ma secondo Mazzotta è necessario un cambiamento culturale per poterle implementare con successo. “La PrEP, ad esempio, deve uscire dalla fortezza ospedaliera e diventare accessibile attraverso una rete territoriale che coinvolga diversi presidi e più operator* format* su questo tema“.

Il futuro della prevenzione: una rete più inclusiva e integrata

Guardando al futuro, l’approccio alla prevenzione dell’Hiv dovrà abbracciare una rete più capillare, dove le istituzioni sanitarie collaborano con le associazioni locali e con una pluralità di operatori, tra cui educatori alla pari, mediatori culturali e assistenti sociali. “Siamo ancora lontani dall’arrivare alle persone più vulnerabili, come sex worker, persone trans e le popolazioni migranti“, afferma Mazzotta. “In alcune realtà internazionali, come in Sudafrica, sono stati fatti enormi progressi con interventi collettivi che cambiano il trend dell’epidemia. Questo è un modello che va esportato anche qui.
Per arrivare davvero alle persone più marginalizzate, è fondamentale formare gli operatori che lavorano con le minoranze, ma anche creare spazi di incontro e di scambio. Le associazioni che operano sul territorio, ad esempio nei centri anti-violenza o nei consultori, possono diventare punti di riferimento fondamentali nella sensibilizzazione e nella distribuzione della prevenzione. “Insieme possiamo fare molto di più”, afferma Mazzotta, “le istituzioni sanitarie da sole non bastano. Solo con un intervento integrato, che coinvolga attivamente il territorio, possiamo rispondere alle esigenze delle comunità vulnerabili.

La sfida della bassa aderenza alla PrEP: un problema globale

Un altro tema emerso recentemente riguarda l’aderenza alla PrEP orale, una delle soluzioni più promettenti per prevenire la trasmissione del virus che risulta tuttavia ancora sotto-utilizzata. Studi recenti presentati a HIVR4P 2024 (la quinta Hiv Research for Prevention Conference, tenutasi a Lima ad ottobre), tra cui uno condotto su una coorte italiana di persone in PrEP, che comprendeva Milano, Roma e Bologna, hanno evidenziato che i principali fattori di bassa aderenza alla profilassi sono gli stessi di quelli riportati da altre coorti a livello globale. “Abbiamo osservato che i giovani, soprattutto quelli coinvolti in comportamenti ad alto rischio come il chemsex, sono più inclini alla discontinuità nella profilassi. Inoltre, il costo e la difficoltà nell’accesso agli esami rappresentano ancora barriere importanti“, spiega Mazzotta. La discontinuità nel trattamento, infatti, è uno dei fattori principali che contribuiscono al fallimento della prevenzione.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

Un modello integrato tra ospedale e associazioni: l’importanza della collaborazione

Il modello che Mazzotta propone per il futuro è un intervento integrato che veda lavorare insieme ospedali e associazioni locali. La collaborazione tra i due mondi permette di garantire un’azione più mirata e su misura per ogni comunità. L’esempio di Roma, dove l’IRCCS Spallanzani ha instaurato un rapporto stretto con le due principali realtà territoriali (Roma Plus checkpoint e Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli), è uno dei primi passi verso una prevenzione più inclusiva e alla portata di tutte le diversità.
Le best practice e i risultati appresi a Lima, ci hanno mostrato che il coinvolgimento delle organizzazioni locali può fare la differenza. In diverse realtà internazionali, come a Londra, ci sono già esempi di modelli efficaci che coinvolgono le comunità più vulnerabili, ma qui nel nostro paese siamo solo all’inizio. Il nostro obiettivo è costruire una rete solida, che renda la prevenzione dell’Hiv accessibile a tutte le persone, senza lasciare nessun indietro“, conclude Mazzotta.

Verso un futuro senza stigma

In conclusione, la strada per una prevenzione dell’Hiv efficace è lunga, ma non priva di speranza. L’innovazione scientifica e farmacologica è fondamentale, ma altrettanto importante è il coinvolgimento di tutte le realtà territoriali, con un’attenzione particolare alle popolazioni più vulnerabili. La prevenzione dell’Hiv non può essere vista solo come una questione di salute pubblica, ma come un’opportunità per promuovere una cultura di inclusività e non discriminazione in modo da garantire il più pieno benessere sessuale e psicofisico. Con il giusto impegno e collaborazione, è possibile immaginare un futuro in cui l’Hiv non rappresenti più una minaccia, ma un virus da prevenire con la consapevolezza e l’auto-determinazione delle persone.

I contenuti proposti rientrano nella responsabilità esclusiva della redazione. ViiV Healthcare -con la quale Gay.it ha sottoscritto un accordo di media-partnership- non ha avuto alcun ruolo nella definizione e/o creazione degli stessi rispetto ai quali è totalmente estranea.

© Riproduzione riservata.

Mi piace
Commenta
Salva
Condividi

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.