Perché quello che sta succedendo in Georgia deve preoccuparci

Il paese sempre più attirato dall'orbita del Cremlino, ma una grossa fetta della popolazione sogna ancora l'integrazione UE. Criticata la risposta violenta delle autorità alle manifestazioni pacifiche.

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C’è ancora una parte della Georgia che non vuole arrendersi. Una parte che, con una forza disperata, continua a sognare l’UE. Lo dimostrano le drammatiche immagini che arrivano da Tbilisi: strade trasformate in campi di battaglia, barricate improvvisate, una popolazione che sfida l’autorità con il coraggio della disperazione. Una rabbia esplosa mercoledì scorso, in seguito alla decisione del governo di posticipare al 2028 i negoziati per l’adesione all’UE, gesto che per molti rappresenta un punto di non ritorno nella deriva filorussa del paese.

Non è una sorpresa, ma l’ennesima tessera di un mosaico che si compone da tempo. Lo scorso 26 ottobre, un’elezione segnata da pesanti ombre di interferenza russa ha sancito la riconferma di Irakli Kobakhidze e del suo Sogno Georgiano, forza politica che non nasconde le sue simpatie per Mosca e che si oppone apertamente ai diritti della comunità LGBTQIA+.

Ma il popolo, quello vero, non ci sta. La rabbia covata per mesi, forse anni, esplode oggi in piazza: migliaia di persone davanti al Parlamento gridano la loro sete di libertà, il loro rifiuto di essere trascinate ancora una volta sotto l’orbita autoritaria di Putin. La risposta del governo è stata brutale. Lacrimogeni, idranti, cariche della polizia hanno lasciato sul campo decine di feriti, un bilancio che rende ancora più evidente l’involuzione repressiva di un paese sempre più lontano dai principi democratici che diceva di voler abbracciare.

Perché è importante per i diritti LGBTQIA+?

Questa crisi non riguarda solo la lotta contro l’autoritarismo, ma anche la difesa di valori democratici e di diritti umani universali, tra cui quelli delle persone LGBTQIA+. Nel regime putiniano che sta per diventare dominus in Georgia la comunità LGBTQIA+ è spaventata, come hanno spiegato gli attivisti di Tbilisi Pride. La connessione della Georgia con l’Unione Europea è cruciale perché rappresenta un’adesione a standard di diritti civili e inclusività. In paesi con governi filorussi, l’omofobia è spesso utilizzata come strumento di controllo sociale e oppressione, come dimostrano le leggi anti-LGBTQIA+ in Russia. La resistenza georgiana non è solo una lotta per la democrazia, ma anche un passo verso un futuro che garantisca dignità e pari diritti per tutte le persone, incluse quelle della comunità LGBTQIA+.

Le elezioni in Georgia e lo spettro dei brogli

Per comprendere come la Georgia – formalmente candidata all’ingresso nell’Unione Europea dal 2022 – sia scivolata sull’orlo di una crisi politica senza precedenti, è necessario tornare alle elezioni del 26 ottobre, una tornata che avrebbe dovuto rappresentare un banco di prova per il futuro europeo del paese. Al contrario, ha segnato la riconferma del partito filorusso di Irakli Kobakhidze, Sogno Georgiano, e della sua linea di netta contrapposizione all’integrazione con Bruxelles.

L’esito, contestato a gran voce dagli osservatori internazionali e dalla presidente filoeuropea Salome Zourabichvili, è stato accompagnato da accuse di brogli, intimidazioni e una gestione opaca del voto. L’ombra dell’ingerenza russa, già osservata in altri contesti regionali come la Moldavia, si è stagliata pesantemente: dalle presunte compravendite di consensi al doppio voto, passando per la sistematica repressione delle opposizioni.

Per molti, questo risultato non è un semplice incidente elettorale, ma parte di un disegno più ampio: il graduale smantellamento dei principi democratici e l’adesione a un modello autoritario. Una tesi ulteriormente corroborata dal recente annuncio del governo di sospendere i negoziati di adesione all’Unione Europea, rinviandoli al 2028.

Kobakhidze tenta però di giustificare la mossa come un atto di autodeterminazione della Georgia contro le presunte pressioni dell’UE: “Non permetteremo che la Georgia venga ricattata”. Una posizione che stride però con il crescente isolamento internazionale del paese e con l’indignazione delle piazze di Tbilisi.

Zourabichvili, da parte sua, ha annunciato che non lascerà il suo incarico finché non saranno organizzate nuove elezioni legislative in vece di quelle avvenute a fine ottobre, da lei considerate illegittime. Anche se – per il premier Kobakhidze – lo sfratto dall’aula del potere è già esecutivo: che lo voglia o no, la presidente uscente dovrà lasciare la propria residenza alla scadenza del proprio mandato, il 29 dicembre. Il Parlamento eleggerà il prossimo presidente il 14 dicembre.

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Intanto, Bruxelles ha reagito con fermezza: il Parlamento europeo ha richiesto nuove elezioni entro un anno, minacciando l’imposizione di sanzioni qualora il governo georgiano continuasse a distaccarsi dai parametri democratici. La presidente UE, Ursula von der Leyen, ha ribadito che la porta dell’UE rimane aperta, ma ha ammonito che il ritorno della Georgia sulla strada dell’adesione dipenderà dalla leadership.

La posta in gioco non potrebbe essere più alta. L’Unione Europea insiste sull’importanza di mantenere aperto un canale di dialogo con Tbilisi, ma il governo georgiano sembra disposto a pagare il prezzo della rottura: rinunciare ai fondi comunitari fino al 2028 pur di consolidare la propria posizione. Una strategia che, per molti, potrebbe segnare l’allontanamento definitivo della Georgia dall’orbita europea, con conseguenze potenzialmente irreversibili per il futuro del paese.

La deriva filorussa della Georgia

Sì, perché dietro le presunte scelte strategiche di Sogno Georgiano si nasconde una chiara intenzione: modellare la Georgia secondo i canoni autoritari del Cremlino, nel tentativo di guadagnarne il favore.

Prima con la dibattuta legge sugli agenti stranieri, che impone alle ONG e ai media finanziati dall’estero di registrarsi come tali, in un evidente tentativo di controllare e delegittimare il dissenso. Una normativa già adottata in Russia, e già ferocemente criticata dall’UE e dalle organizzazioni per i diritti umani come un attacco diretto alla libertà di stampa e di associazione.

E poi, con l’approvazione della legge contro la “propaganda gay” sulla falsariga di quella in vigore in Russia – e per questo rifiutata dalla presidente filoeuropea Zourabichvili – che accorpa le identità LGBTQIA+ con la pedofilia e la zoofilia impedendo qualsiasi tipo di attività di sensibilizzazione, educazione e promozione dei diritti delle minoranze sessuali. Da qui, la fuga in massa di innumerevoli persone LGBTQIA+ da un paese che, già prima dell’insediamento di Sogno Georgiano, mostrava già un atteggiamento ostile a tutto ciò che si discosta dal paradigma ciseteronormato. 

“Il secondo giorno di dicembre, entra in vigore una legge fondamentalmente oppressiva e fascista, elaborata dal partito Sogno Georgiano, progettata per consolidare la loro presa sul potere, istituzionalizzare la repressione e alterare radicalmente la traiettoria geopolitica della nostra nazione – scrive Tblisi Pride su Instagram per incoraggiare le persone a scendere in piazza – Quando l’odio diventa legge, la nostra resistenza sarà radicata nell’amore. Siamo guidati dall’eterna verità: i valori durano, i governi svaniscono”.

 

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La narrazione del governo, tuttavia, dipinge un quadro opposto. Kobakhidze ha paragonato la situazione a quella dell’Ucraina pre-2014, accusando l’Occidente di fomentare il caos e garantendo che la Georgia resterà uno Stato “indipendente e forte”. Parole che, a molti, suonano come un’ulteriore conferma della direzione intrapresa dal partito.

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