Il 21 dicembre 2024, a partire dalle ore 10:30, la piazza Armando Diaz a Lecco (quella davanti al Comune di Lecco, indicazioni Google Maps) sarà luogo del presidio denominato “GPAmore Universale – Unit3 contro la legge Varchi“, la manifestazione organizzata da Famiglie Arcobaleno, dall’associazione lecchese Renzo&Lucio e dalla realtà Lecco Pride, nata proprio dall’esperienza di Renzo&Lucio.
Le associazioni promotrici hanno deciso di scendere in piazza per contestare la Legge Varchi, attraverso la quale il Parlamento ha reso la Gestazione per Altri (GPA) un reato universale: un attacco diretto alla libertà e all’esistenza stessa delle famiglie arcobaleno; un attacco alle donne che decidono di donare la propria capacità gestazionale in Paesi dove tale pratica è regolamentata; un attacco ai diritti inalienabili dei minori.
Ricordiamo che in base alla nuova legge, chiunque ricorra alla GPA all’estero, pur in Paesi dove è legale e regolamentata, rischia in Italia pene detentive che vanno da tre mesi a due anni, oltre a sanzioni economiche spropositate, comprese tra 600.000 e un milione di euro.
Il presidio intende affermare la necessità di preservare e ampliare i diritti delle famiglie LGBTQIA+ e di non relegarli all’illegalità o alla discriminazione. Per le associazioni Famiglie Arcobaleno, Renzo&Lucio e la realtà Lecco Pride, è indispensabile opporsi a una legge che, parificando la GPA a reati gravissimi come il genocidio o la tratta di esseri umani, non solo ignora i principi di proporzionalità e ragionevolezza giuridica, ma mette in discussione la dignità di genitori, figli, figlie e delle persone coinvolte in percorsi di genitorialità, senza tenere conto del contesto internazionale. In molti Paesi europei, la gestazione per altri è, infatti, legale e regolamentata, mentre il provvedimento italiano tende a criminalizzarla anche quando svolta all’estero, contraddicendo principi di cooperazione giudiziaria e introducendo uno stigma permanente sulle famiglie.
Il presidio del 21 dicembre a Lecco è stato pensato anche come momento di incontro e conoscenza tra le realtà associative, con la finalità di far crescere una rete di sostegno ancora più grande attorno alle Famiglie Arcobaleno.
La posizione delle associazioni è chiara: la GPA non è una compravendita di neonati, ma un percorso regolamentato e consapevole in molti Paesi, praticato non solo da coppie omosessuali, ma anche eterosessuali con problemi di fertilità. La legge Varchi ignora queste complessità, imponendo una narrazione univoca fatta di sfruttamento e mercificazione, ignorando quanto espresso da numerosi esperti, giuristi e costituzionalisti.
L’impatto concreto della norma è quello di segnare una linea di separazione tra famiglie eterosessuali e famiglie queer: se nel primo caso il sospetto è più difficile da provare, nel secondo caso la semplice esistenza di una coppia dello stesso sesso con un bambino diventa l’indizio di un presunto reato. In questo modo, si stabilisce una discriminazione di fatto, mettendo a rischio la serenità di chi ha già deciso di intraprendere un percorso di genitorialità fuori dai confini nazionali.
Uno sguardo alle associazioni organizzatrici del presidio
Famiglie Arcobaleno è un’associazione indipendente nata nel 2005, composta da genitori LGBTQIA+ o aspiranti tali. Riunisce coppie, persone single, famiglie allargate, ricomposte, genitori adottivi e chi ha avuto figli da precedenti relazioni eterosessuali. L’associazione, che ha diverse sedi in Italia (in questo caso, ci riferiamo a “Famiglie Arcobaleno in Lombardia”) si batte per il riconoscimento giuridico delle famiglie esistenti e per abbattere le barriere legislative e culturali che negano i diritti di genitori e figli. L’obiettivo di Famiglie Arcobaleno è portare la politica a prendere atto della pluralità dei modelli familiari, rimuovendo i pregiudizi e le discriminazioni ancora presenti nell’ordinamento italiano.
Dalla sua fondazione, Famiglie Arcobaleno ha ispirato centinaia di genitori e aspiranti genitori, contribuendo a costruire una comunità forte, capace di rivendicare i propri diritti.
L’associazione lecchese Renzo&Lucio, dal canto suo, si impegna nel territorio lecchese per sostenere i diritti delle persone LGBTQIA+, contrastare omobilesbotrans*fobia, discriminazioni di genere ed etniche, con l’obiettivo di promuovere una visione di società plurale, laica e inclusiva. La scelta del nome “Renzo&Lucio” richiama ironicamente i celebri “Promessi Sposi” di Alessandro Manzoni, evidenziando come, a distanza di secoli, esistano ancora figure simili ai “Don Rodrigo” e ai “Bravi” che si oppongono all’amore e alla libertà di scelta. L’associazione vuole ricordare a tutte le persone che nessunə deve giudicare o impedire l’amore, e che le leggi non dovrebbero scegliere quali famiglie sono ammissibili e quali no.
Il Lecco Pride, nato dall’esperienza di Renzo&Lucio, incarna una volontà chiara: costruire sul territorio un momento di visibilità pubblica, unendosi alle tante manifestazioni che in Italia e nel mondo rivendicano uguaglianza e diritti. Le numerose iniziative organizzate durante l’anno (e non solo un giorno) mirano a superare gli stereotipi e a instaurare un dialogo costruttivo con la cittadinanza.
Il presidio del 21 dicembre a Lecco assume dunque un significato ben più ampio: non è solo un appuntamento isolato, ma parte di un percorso più grande che vede le associazioni LGBTQIA+ unite contro una norma che istituzionalizza la discriminazione. Il pensiero comune delle associazioni che saranno in piazza è che si stia tracciando una linea tra chi è considerato degno di avere una famiglia e chi no, a prescindere dal merito, dall’amore, dall’impegno. È un approccio ideologico che ignora la realtà e i bisogni concreti delle persone.
Famiglie Arcobaleno ha già espresso posizioni chiare contro la legge Varchi, sottolineando come in un Paese con un tasso di natalità tra i più bassi al mondo, il governo scelga di impedire la nascita di nuove vite e di colpevolizzare chiunque ricorra a metodi consentiti altrove. La presenza in piazza serve anche a dire a coloro che governano che non si tratta di un tema marginale, ma di un diritto fondamentale delle persone a costruire la propria vita senza interferenze illegittime.
La scelta di scendere in piazza nel periodo natalizio vuole richiamare l’attenzione sul clima politico e sociale che ha condotto all’approvazione della legge Varchi. La piazza Armando Diaz, il 21 dicembre 2024, sarà un luogo di solidarietà e di presa di posizione contro una legge che istituzionalizza la disparità. Le associazioni, insieme alle persone che decideranno di unirsi, ribadiranno che l’amore non è un privilegio, che i legami familiari non si giudicano con il metro dell’ideologia, e che la lotta per i diritti non è materia di opinione, ma di giustizia.
In un contesto politico in cui si vorrebbero limitare le libertà civili, la risposta di Famiglie Arcobaleno e dell’associazione lecchese è chiara: non arretrare, non rimanere in silenzio e continuare a manifestare apertamente il rifiuto di norme che alimentano pregiudizi e discriminazioni.
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