Il 17 novembre scorso, la firma apposta dal presidente Mattarella al DDL Varchi – già in vigore da ottobre – ha reso l’Italia l’unico paese al mondo a considerare ufficialmente la GPA reato universale, equiparandola al traffico di esseri umani e dunque rendendola sempre perseguibile nel nostro paese, anche se svolta all’estero.
Un manifesto ideologico nuovamente rivendicato dagli esponenti di FdI alla convention del partito, e studiato per colpire chiunque osi immaginare una genitorialità diversa da quella sancita dal rigido modello eteropatriarcale tanto caro all’esecutivo Meloni. Nel mirino, del resto, ci sono soprattutto le coppie gay.
Tra queste, Andrea e Simone, due futuri papà aretini impegnati a completare un iter di GPA regolamentato negli Stati Uniti, ma trasformatosi ben presto in un rollercoaster emotivo di paure e speranze. Da una parte, l’emozione per l’arrivo imminente del loro bambino; dall’altra, l’angoscia per le possibili conseguenze legali al loro rientro in Italia, dove ad aspettarli ci sarà un intricato labirinto burocratico e legale per scampare alla persecuzione istituzionale dell’esecutivo FdI. Si tratta del secondo caso di questo tipo nell’arco di un solo trimestre.
Il caso di Andrea e Simone
Uniti civilmente nel 2022, Andrea e Simone hanno deciso sette mesi fa di affidare il loro progetto di genitorialità al sistema regolamentato degli Stati Uniti. In California, la gestazione per altri è una pratica attentamente normata che prevede un iter rigoroso e trasparente.
La coppia ha così scelto un centro specializzato che si è occupato di ogni dettaglio: dalla selezione di ovuli donati da una banca anonima, con garanzie mediche e genetiche, fino alla scelta della madre, individuata tra donne che accettano volontariamente di sottoporsi a un processo di selezione che ne verifica la salute fisica e mentale.
Il contratto tra le parti, regolato dalla legge californiana, stabilisce obblighi precisi per il centro, i genitori intenzionali e la gestante. Quest’ultima riceve assistenza medica e psicologica durante tutta la gravidanza, oltre a un compenso proporzionato e tutelato.
Un iter che ha dunque richiesto dedizione, risorse economiche e un profondo senso di responsabilità verso la vita che stanno per accogliere. Ma ciò che altrove è una scelta consapevole e legittima, in Italia si trasforma oggi in un crimine da perseguire.
La nuova, draconiana normativa prevede infatti l’arresto, un procedimento penale con condanne da due mesi a due anni e una multa da un minimo di seicentomila euro fino a un milione.
“In questa norma manca totalmente la valutazione di quali siano le conseguenze che l’applicazione di una sanzione penale e anche pecuniaria così elevata può comportare per il neonato. I genitori potrebbero essere fermati in aeroporto al rientro in Italia; e seppure non andranno in carcere perché sotto i tre anni la pena non ne fissa l’esigenza, saranno denunciati, sottoposti a fermo. E il bambino che fine fa? A chi viene affidato?” – si chiede Gianni Baldini, avvocato della coppia e docente di Biodiritto alle Università di Siena e Firenze, intervistato da Luce.
E così, Andrea e Simone attendono la nascita del loro bambino – prevista per febbraio 2025 – con una gioia trattenuta. Non possono fare a meno di chiedersi quale destino attenda il loro figlio una volta rientrati in Italia. E, al momento, non esistono risposte chiare, solo un vuoto legislativo che alimenta angosce profonde e priva due futuri genitori della serenità che dovrebbe accompagnare la nascita di una nuova vita.
GPA reato universale: un controsenso giuridico
Entrata in vigore nell’ottobre 2024, il DDL Varchi p l‘ennesimo capitolo di un disegno ideologico che mira a delegittimare e marginalizzare le famiglie arcobaleno – e, più ampiamente – l’intera comunità LGBTQIA. Duramente criticata dall’associazionismo italiano, dagli organismi di monitoraggio dell’Unione Europea e dal dipartimento di stato USA, la normativa paragona la gestazione per altri a reati di una gravità estrema, come il traffico di esseri umani e la schiavitù – punendola di conseguenza.
L’assurdità del DDL VArchi diventa ancora più evidente quando pensiamo ai ben 66 paesi nel mondo in cui la GPA è una procedura standard, regolamentata e monitorata da organi istituzionali. Ed è proprio qui il paradosso destinato probabilmente a rendere la legge inapplicabile qualora le vittime di questa persecuzione istituzionale saranno costrette a rivolgersi alla Corte Suprema per rivendicare il proprio diritto alla genitorialità.
La legge non distingue infatti tra contesti abusivi e pratiche eticamente ineccepibili, come quella seguita da Andrea e Simone, che hanno investito circa 150.000 dollari per garantire la sicurezza e il rispetto della madre biologica e del nascituro.
“Faremo ricorso al tribunale di Arezzo affinchè sollevi la questione di legittimità costituzionale rispetto alla legge Varchi che non tutela il minore e impone limitazioni alla vita privata e familiare. A questo si aggiunge lo stigma sociale di due uomini uniti civilmente e la cui unione è riconosciuta dallo stato italiano ai quali, paradossalmente, viene negato il diritto alla genitorialità”.
