In onda su Sky dal 10 Gennaio 2025, la mini-serie in 8 puntate M, Il Figlio del Secolo, è stata già definita da alcuni come la migliore serie tv italiana di sempre, da altri (per lo più da destra a dire il vero) come un prodotto grottesco che snatura sia la Storia che il libro da cui è tratto, già vincitore del Premio Strega 2019, dal titolo omonimo a firma Antonio Scurati,
La storia si svolge tra il 1919, anno in cui poche decine di reduci e reietti guidata dall’ex socialista e direttore del Popolo D’Italia Benito Mussolini, si riunirono in piazza San Sepolcro a Milano per fondare i fasci di combattimento, ed il fatidico 1924, l’anno del delitto Matteotti.

Il compito di trasporre sullo schermo un libro come M, che racconta questi 5 anni in oltre 800 pagine, non poteva che essere una sfida proibitiva, tale da imporre scelte necessariamente drastiche
Il libro infatti vive di un’intuizione tanto semplice quanto geniale: quella di far esplorare un fenomeno come il fascismo, iper dibattuto, dall’unico punto di vista mai espresso, quello del suo stesso inventore, Benito Mussolini.
M, il libro, cattura perchè riesce a far convivere un punto di vista iper-soggettivo su Mussolini -come se una camera seguisse 24 ore su 24 il duce, il suo quotidiano e la sua psicologia- con la sfera storico-politica, mettendo al servizio della dimensione romanzesca -quale è senza dubbio l’epopea dell’avvento del fascismo aldilà dei giudizi morali- una maniacale accuratezza storica. Il risultato è un’opera che aiuta a rivivere in modo inedito eventi narrati mille altre volte.
Nel trasporlo sullo schermo però, dato l’inevitabile bisogno di sintesi, il rischio di ricavarne la classica serie didascalica, pedissequamente schiacciata sul susseguirsi di eventi storici in una cornice morale obbligata, era elevato.
Ed invece il regista Joe Wright (Orgoglio e pregiudizio, Espiazione, Anna Karenina), con gli sceneggiatori Stefano Bises (Gomorra – La Serie, The New Pope, ZeroZeroZero, Speravo de morì prima) e Davide Serino (1992, 1993, Il Re, Esterno Notte), affiancati dallo stesso Scurati, hanno ribaltato il tavolo, incorporando l’elemento futurista proprio dell’epoca in scelte espressive di rottura, senza mai scadere nel manierismo.
M, Il Figlio del Secolo, in versione serie TV è un prodotto innovativo e contemporaneo che però riesce a non perdere la principale caratteristica del libro, quella di essere un trattato storico di straordinario valore per capire un’intera epoca ed un intero paese attraverso gli uomini che l’hanno determinata, riuscendo paradossalmente, attraverso l’azzardo espressivo a rendere la vicenda ancora più verosimile, oltre che vera, e partecipata.
Partendo dalla colonna sonora, il cui autore è Tom Rowland dei Chemical Brothers, una scelta azzeccatissima per portare la storia in una dimensione di “futurismo attualizzato“, come svela il regista:
La colonna sonora curata dai Chemical Brothers serviva per dare ritmo all’estetica dell’epoca, donare un certo futurismo, una chiave di lettura del tempo che avesse la stessa energia e lo stesso slancio che caratterizzava quel periodo storico, è una colonna sonora perfetta per esprimere il sentimento di vitalità e la modernità del fascismo.
Luca Marinelli, uomo esteticamente distante dal duce, realizza una sorprendente metamorfosi nell’impersonificare Mussolini, con l’aiuto del trucco (senza protesi) ma soprattutto di una interpretazione straordinaria.
Senza mai scadere nell’imitazione, Marinelli è un Mussolini che si rivolge direttamente allo spettatore e gigioneggia con lui, con la caduta della cosiddetta “quarta parete”, una scelta teatrale, rischiosissima ma che dona invece a chi guarda una straordinaria intimità col dittatore, e gli permette di entrare, letteramente parlando, sulla scena e nella vicenda.

Scelta che inizialmente sembra ammettere una discutibile e rischiosa complicità con il dittatore, ma che nello sviluppo della storia finisce per rendere partecipi in prima persona dell’orrore e della repulsione, una chiave molto efficace per non dispensare moralismo prefabbricato ma per far reagire lo spettatore con i propri sentimenti alla tragedia che si compie sotto i suoi occhi. Per rendere cosciente lo spettatore del fascista che, in piccola parte, c’è in ognuno di noi.
Le scelte autoriali anticonvenzionali sono molte altre, con filmati d’epoca che interagiscono con la fiction, sequenze video artistiche e azzardi visivi, stilemi dei cinegiornali e del teatro d’avanguardia, che però non fanno mai perdere il filo della storia nè della Storia, e non allontanano da essa, ma la rendono semmai più coinvolgente a livello sensoriale ed emotivamente toccante.
A controbilanciare scelte espressive che esulano dal realismo, tutti i gli attori che interpretano i personaggi principali (a parte forse la Sarfatti) hanno una grande aderenza fisica ai personaggi storici che interpretano: oltre a Marinelli – Mussolini, Vittorio Emanuele, D’Annunzio, Cesare Rossi, Matteotti, Balbo, sono davvero simili agli originali, ne riproducono mirabilmente gli accenti e i dialetti, e questo aspetto aiuta a comprendere bene meglio anche la dimensione delle relazioni tra corpi che si riflettono in rapporti di forza nella politica, aspetto che del resto il fascismo per primo rese centrale.
La scena è sempre scura, buia, l’Italia una Gotham City che riflette gli umori cinerei dell’epoca immediatamente successiva alla prima Guerra Mondiale, un’epoca di tramonto delle democrazie liberali di sdoganamento della violenza, di appetiti irrefrenabili e di cinismo utilitaristico, e perciò super attuale.
Mussolini è ora Joker ora Vanna Marchi, demonio ed imbonitore, estremi tra cui si svela italiano medio, commediante qualunquista scaltro e meschino, sia pur dotato di un fiuto straordinario per parlare alla pancia delle persone, una abilità che rivendica orgogliosamente e illustra per filo e per segno rivolgendosi direttamente allo spettatore nell’incipit della serie.
Alter ego del duce e figura centrale quella di Margherita Sarfatti nata Grassini (la bravissima Barbara Chichiarelli) , raffinata amante ebrea veneziana del duce, intellettuale e geniale curatrice d’arte, autonoma, lucida forte e indipendente, una figura che oggi sarebbe un’icona femminista, aldilà del corto circuito ideologico.

È lei la vera dea ex machina nell’ascesa di Mussolini, è lei che rende l’avvento del fascismo quasi una sua performance artistica futurista, e fa del duce, rozzo leader di un manipolo di reduci di guerra irriso da tutti, il carismatico mattatore di salotti borghesi e depositario della speranza -e dei soldi- degli industriali ansiosi di liberarsi dal pericolo bolscevico e socialista.
Contrapposta a lei la figura di Rachele Mussolini, la donna della tradizione, madre sempre affannata dei tre figli del duce, patetica e bistrattata, che anche da “first lady” resta una trasandata casalinga romagnola, ma che sarà la colonna dell’umorale e schizofrenico marito.
In questo triangolo Mussolini è carnefice di entrambe, disfandosi della Sarfatti una volta esaurita la sua utilità, e tiranneggiando la moglie che resta al suo fianco: in fondo cos’è il fascismo se non il maschilismo tossico ed il patriarcato portati alle loro estreme conseguenze?
E poi spicca la figura di Giacomo Matteotti (Gaetano Bruno) la persona retta, coraggiosa, consapevole dell’inevitabile martirio ma che nonostante questo persevera nel denunciare il fascismo alla luce dei suoi ideali, che dolorosamente rappresenta tutte le virtù che l’epoca disprezza e dileggia, altro riferimento doloroso al presente.
In un’epoca densa di pulsioni reazionarie, M, il Figlio del Secolo, è una serie assolutamente da non perdere, perchè oltre al godimento artistico, rappresenta un passo ulteriore nella comprensione di un fenomeno che ci riguarda ancora tutti da vicino.
M, Il Figlio del Secolo – SINOSSI DEI PRIMI DUE EPISODI
Il 23 Marzo 1919 Mussolini fonda i Fasci di Combattimento, il movimento che incarna il suo credo politico rivoluzionario. Ma la conquista del consenso è lontana: i primi Fasci sono solo poche centinaia di reduci di guerra, storpi e disperati; e qualcuno gli ruba la scena: il poeta ed eroe di guerra D’Annunzio prende militarmente Fiume. Così Mussolini si butta sulle elezioni: vincono i vecchi compagni socialisti, ora nemici, lui non prende voti e viene arrestato.
Rimesso in libertà da sconfitto, Mussolini medita di lasciare la politica. Ma un’occasione inattesa gli fa cambiare idea: gli scioperi indetti dai socialisti, che paralizzano il Paese, inducono latifondisti e industriali a cercare l’aiuto dei fasci per riportare ordine con la forza. Il fascismo, nato per sollevare gli ultimi, rinnega operai e contadini e abbraccia la causa dei padroni e dei borghesi. E grazie ai nuovi alleati entra in parlamento.
Accanto a Marinelli nel cast Francesco Russo (Call My Agent – Italia, A classic horror story, Freaks Out), che interpreta Cesare Rossi; Barbara Chichiarelli (Suburra – La serie, The Good Mothers, Favolacce) nei panni di Margherita Sarfatti; Benedetta Cimatti (Ricordi?, Tina Anselmi – Una vita per la democrazia) in quelli di Donna Rachele; Federico Majorana (Prisma, Favolacce, Padre Pio) interpreta Amerigo Dumini; Lorenzo Zurzolo (EO, Prisma, Baby) è invece Italo Balbo. E ancora Federico Mainardi (Il ritorno di Casanova, Il mammone) che interpreta Albino Volpi; Maurizio Lombardi (The Young Pope, The New Pope, 1992, Ripley) nei panni di Emilio De Bono; Gianmarco Vettori (La Belva, Briganti, Padrenostro) in
quelli di Dino Grandi; Gaetano Bruno (Martin Eden, Indivisibili, Il Cacciatore, Doc – Nelle tue mani) che interpreta Giacomo Matteotti; Paolo Pierobon (Rapito, Esterno notte, Qui rido io, 1994) nei panni di Gabriele D’Annunzio; Elena Lietti (Il Miracolo, Anna, Il sol dell’avvenire, Siccità) è Velia Titta, moglie di Giacomo Matteotti; Gianluca Gobbi (Fabrizio De Andrè – Principe Libero) nel ruolo di Cesare Maria de Vecchi; Gabriele Falsetta (Io sono l’amore) in quello di Roberto Farinacci.
Vincenzo Nemolato (La chimera, Tutto chiede salvezza, Supersex) interpreta Vittorio Emanuele III.
La serie andrà tutti i venerdì in prima serata su Sky Atlantic (oltre a essere
disponibile on demand – anche in 4K HDR).
M, Il Figlio del Secolo – Backstage clip


Bravo Yannick, Mi vedo già il prode Trump seduto sul sofà, con Giorgia, l’atlantica amica, un po’ racchia e un po’ fi*a, Mentre si beve un té, la storia sempre si ripete, aimé.