Livorno riparte da un gesto concreto. Sabato 9 maggio, dalle 9:30, la città si ritroverà al Parco Odeon per restituire vita al “Queer Wall”, il murale dedicato alle icone LGBTQIA+ imbrattato nei giorni scorsi. Un’iniziativa aperta alla cittadinanza, promossa da Arcigay Livorno, che trasforma un atto vandalico in un momento collettivo di cura, presenza e visibilità.

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L’invito di Arcigay Livorno: “L’orgoglio non si cancella”
Alla base della mobilitazione c’è un appello chiaro, diretto, che unisce partecipazione e presa di posizione politica. Arcigay Livorno invita la cittadinanza a esserci, trasformando il ripristino del murale in un gesto collettivo:
“Sabato 9 maggio, dalle 9:30, ci troviamo a Livorno, al Parco Odeon, per prenderci cura insieme del nostro ‘Queer Wall’. Nei giorni scorsi il murales è stato coperto con vernice bianca, in un chiaro atto vandalico a sfondo omolesbobitransfobico. Per questo esserci è ancora più importante: il nostro sarà un gesto concreto di resistenza e restauro. Perché l’orgoglio non si cancella ma si rinnova!”.
Un invito aperto a tuttə, con indicazioni pratiche ma anche simboliche: “Secchi, bacinelle, spugne e panni: tutto quello che può aiutarci a ripulire e ridare vita al muro”. E, a conclusione della mattinata, un momento conviviale: “E dopo il lavoro una buona merenda per tuttɜ grazie al prezioso contributo di Unicoop Firenze che ci offrirà un bello spuntino”.
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Il Queer Wall vandalizzato: cosa è successo a Livorno

Per comprendere il senso di questa mobilitazione bisogna tornare alla notte tra il 30 aprile e il 1° maggio, quando il murale è stato completamente coperto con vernice bianca. Un gesto che ha cancellato temporaneamente i volti e le storie rappresentate sull’opera.
Il “Queer Wall”, realizzato nel 2023 dall’artista livornese Giulia Bernini (in arte Oblò), raffigura alcune delle figure più importanti della cultura e dell’attivismo LGBTQIA+, tra cui Virginia Woolf, Keith Haring, Pier Paolo Pasolini, Oscar Wilde, Mario Mieli e Raffaella Carrà.
Non solo l’imbrattamento: i responsabili hanno anche strappato e portato via la targa esplicativa del murale, aggravando il danno e colpendo il valore simbolico dell’opera.
Il sindaco Luca Salvetti ha parlato di “sgomento”, ribadendo però “la ferma intenzione di ripristinare l’opera nella sua interezza e al più presto”. Una posizione condivisa da istituzioni e associazioni presenti sul posto nelle ore successive al gesto.
Il valore del Queer Wall: arte, memoria e diritti
Il “Queer Wall” nasce come progetto partecipativo, frutto della collaborazione tra Arcigay Livorno, Toscana Pride, il collettivo Murali, l’atelier Uovo alla Pop e Oblocreature, con il sostegno di diverse realtà locali e il patrocinio del Comune.
Un’opera che racconta una storia fatta di diritti, cultura e identità. Come ha ricordato l’artista Giulia Bernini: “L’opera ha attraversato diverse vicissitudini, inizialmente doveva nascere lungo il muro dell’Arena Astra ma non ottenne il parere favorevole della Soprintendenza perché il tema fu ritenuto troppo legato ai soli tre giorni di Pride, o forse troppo impegnativo?”.
Il murale è stato pensato anche come strumento educativo e di dialogo: “Con tanti momenti di confronto anche con frequentatori che si chiedevano come spiegare la tematica ai nipoti”.
Tra passato e futuro: un’opera da ricostruire (e ripensare)
Non è la prima volta che il Queer Wall viene preso di mira. Episodi simili si erano già verificati in passato, segno di una tensione ancora presente quando si parla di visibilità LGBTQIA+ nello spazio pubblico.
Questa volta, però, il danno potrebbe richiedere un intervento più profondo. “Vedremo tecnicamente come ripartire perché qui non è stato fatto solo un graffito, forse bisognerà ridisegnare tutto di nuovo”, ha spiegato Bernini nel comunicato diffuso dal Comune di Livorno.
Da qui era nata anche l’idea di rilanciare il progetto: “Forse sarebbe interessante lavorare a un nuovo progetto partecipato con percorsi ludici anche per i bambini per far conoscere anche i personaggi, non limitandosi quindi solo a sostituire la targa descrittiva”.
La risposta della città
Alla violenza simbolica dell’atto vandalico, la risposta è stata immediata e concreta. L’iniziativa del 9 maggio si configura come una presa di posizione collettiva che coinvolge l’intera cittadinanza.
Accanto alla Giunta comunale, hanno espresso solidarietà numerose realtà del territorio, tra cui Arcigay, Agedo, il Centro l’Approdo e la CGIL, insieme a esponenti del mondo culturale e politico.
Una mobilitazione ampia e trasversale, che restituisce la misura di come l’attacco al Queer Wall non sia percepito come un episodio isolato, ma come un gesto che colpisce l’intera comunità.
In un contesto in cui gli atti a sfondo omolesbobitransfobico continuano a verificarsi, esserci diventa un atto politico. Un modo per affermare che, anche di fronte alla cancellazione, la comunità non arretra: ricostruisce, si riappropria dello spazio e continua a esistere.

