Trump, Arcigay “Un despota, non arretreremo: noi scegliamo la resistenza”

"Il nostro orgoglio vale più dei miliardi di Zuckerberg e Bezos"

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Donald Trump Arcigay
Donald Trump, la dura nota di Arcigay
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L’insediamento di Donald Trump alla presidenza degli Stati Uniti, avvenuto ieri 20 gennaio 2025, ha suscitato un profondo impatto nell’opinione pubblica mondiale, in particolare all’interno della comunità LGBTIAQ. Le parole del neo presidente USA durante il discorso inaugurale, unite ai primi ordini esecutivi firmati – stop al terzo genere sui passaporti, cancellazione dei programmi DEI (Diversity, Equality, Inclusion), divieto per le donne trans di accedere a sport femminili e ripristino della possibilità di licenziare persone LGBTIAQ+ in quanto tali -, tracciano una direzione politica inquietante, che mette in discussione diritti fondamentali conquistati da persone trans, queer e migranti.

Nel suo discorso, Trump ha fatto largo uso di una retorica nazionalista e divisiva, segnalando l’avvio di quello che Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay, ha definito una “guerra su scala globale”. Le misure annunciate sembrano mirare ad aumentare le disuguaglianze e ad escludere ulteriormente le comunità più vulnerabili, generando odio su odio, disgregazione e smottamenti epocali a livello internazionale. Piazzoni non ha mancato di far notare la presenza di Giorgia Meloni all’incoronazione di Trump.

Il comunicato di Arcigay

Bologna, 21 gennaio 2025 – “C’è di che restare allibiti e profondamente preoccupati dopo il discorso di insediamento di Donald Trump e gli ordini esecutivi con cui ha dichiarato l’inizio di una vera e propria guerra, l’ennesima, stavolta su scala globale” ha commentato Gabriele Piazzoni, segretario generale di Arcigay. “Le persone trans e queer, insieme ai migranti, sembrano essere state spazzate via dalla politica americana con un semplice tratto di penna. Da anni subiamo gli attacchi di una destra estrema che ci vorrebbe cancellare dalla società: oggi, quella destra è al potere. Al banchetto della vittoria, quello dei saluti romani, era presente anche la nostra presidente del consiglio.

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Proprio nei giorni in cui negli Stati Uniti si ricorda Martin Luther King, Premio Nobel per la pace, e il suo sogno di un mondo senza discriminazioni, il nostro peggior incubo prende forma, riportando alla luce i fantasmi di un passato che credevamo ormai superato. Chi oggi celebra con entusiasmo questi proclami porterà sulle spalle la responsabilità delle conseguenze dei prossimi anni. Noi, invece, non arretreremo di un millimetro: il nostro orgoglio vale più dei miliardi di Zuckerberg e Bezos. Mentre loro si inchinano al nuovo despota, noi sceglieremo la strada della resistenza,” ha concluso Piazzoni.

 

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