Pavia, la Lega attacca l’educazione affettiva a tematica LGBTQIA+ nelle scuole: “È teoria gender”

Nella città lombarda ci fu un tempo in cui la giunta di centrodestra propose un percorso formativo analogo: ma era un'altra destra.

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A destra, il senatore Lega Gian Marco Centinaio, a sinistra il consigliere regionale Alessandro Cantoni
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Era il 2014 quando, a Pavia, l’amministrazione di centrodestra guidata da Alessandro Cattaneo decise di approvare “Far bene per star bene“, progetto decisamente insolito rispetto alla propria linea politica tradizionale. L’idea era quella di portare nelle aule scolastiche un percorso formativo che puntasse a educare i giovanissimi al rispetto del prossimo, con particolare attenzione alla lotta contro il bullismo, la violenza di genere e le discriminazioni.

L’iniziativa raccolse allora un certo consenso iniziale, anche grazie al patrocinio dell’Ufficio scolastico regionale per la Lombardia, ma il progetto non ebbe vita lunga. Le dimissioni dell’assessora Cristina Niutta, che lo aveva ideato, e le successive polemiche politiche, ne segnarono la sospensione. Tentativi successivi di rilancio, come quello dell’assessora Barbara Longo sotto la giunta Fracassi, si arenarono senza mai trovare una vera attuazione fino al 2019, quando il progetto ebbe una breve finestra di implementazione per poi essere nuovamente sospeso nel 2022.

Oggi, a distanza di undici anni dalla sua ideazione, “Fare bene per stare bene” è pronto a tornare in una veste aggiornata, rilanciato dall’amministrazione comunale guidata dal Partito Democratico. Ma, insieme, tornano anche le prevedibili polemiche.

Pavia, la Lega all’attacco contro la “teoria gender”

Ancora una volta, è la moderna destra reazionaria a farsi portavoce di un’opposizione viscerale a qualsiasi iniziativa che tratti, anche solo marginalmente, la tematica LGBTQIA+. Il senatore Lega Gian Marco Centinaio e il consigliere regionale Alessandro Cantoni hanno immediatamente alzato i toni, accusando il progetto di voler diffondere la famigerata “teoria gender” e invocando lo stop immediato ai laboratori, con la motivazione che l’educazione sessuale debba rimanere una prerogativa esclusiva delle famiglie.

Condivido l’allarme lanciato in questi giorni da molte famiglie e associazioni sul progetto del Comune di Pavia, che vorrebbe portare perfino nelle scuole primarie della città corsi sulla ‘teoria gender’ tenuti da attivisti LGBTQIA+ – dichiara Centinaio –. Mi auguro che il sindaco Lissia e la sua Giunta rivedano la loro decisione, per mantenere la scuola come un ambiente di crescita e insegnamento condiviso. Non è quello il luogo per diffondere derive ideologiche come questa, in contrasto con la realtà biologica e con i valori tradizionali condivisi da tante famiglie”.

Ed incalza poi Cantoni: “Ritengo assolutamente inopportuno e non accettabile che bambini tra i 6 e i 10 anni debbano essere coinvolti in attività didattico-pedagogiche come quelle sulle tematiche di genere tenute da “Coming-Aut Lgbti+“ con un approccio che mi lascia francamente molto perplesso. Da assessore all’Istruzione nel 2019, sospesi già tali corsi poiché, seppur attivi in pochissime classi, le problematiche che erano emerse, soprattutto da parte di insegnanti e famiglie, furono sufficienti per agire tempestivamente e mettere la parola fine a questi progetti”. 

Ma cosa prevede, esattamente, il nuovo corso del progetto? “Far bene per star bene” si propone di introdurre nelle scuole elementari, medie e superiori quattro moduli tematici su razzismo, abilismo, misoginia, orientamento sessuale e identità di genere, tra cui un percorso di “alfabetizzazione sentimentale” pensato per educare i giovani al rispetto e all’inclusione, prevenendo episodi di bullismo e discriminazioni. Ogni scuola è libera di scegliere se aderire, selezionando i laboratori che ritiene più adatti.

A far drizzare le orecchie alla destra, tuttavia, solo il modulo “Dentro l’arcobaleno“, proposto da Coming-Aut con l’obiettivo di dare ai giovani alunni gli strumenti per creare un ambiente scolastico più sereno e inclusivo per le persone LGBTQIA+.

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Per il sindaco Michele Lissia, tuttavia, il rilancio del progetto risponde a una necessità concreta – evidenziata anche dagli episodi di violenza consumatisi a distanza ravvicinata a Pavia nel 2023: “Questo progetto non è ancora cominciato e ogni scuola può decidere autonomamente se attivarlo o meno. Finora, abbiamo ricevuto richieste per dodici sessioni, con particolare interesse per i moduli dedicati alla disabilità e a quelli proposti dall’associazione Coming Aut. Non abbiamo ricevuto alcuna protesta da genitori o associazioni. Si evitino polemiche divisive che distolgono l’attenzione dai reali bisogni dei giovani“.

Eppure, per alcuni, i laboratori proposti dall’associazione sarebbero una forma di indottrinamento. Tra tutti, prevedibilmente, Jacopo Coghe, portavoce di Pro Vita & Famiglia, che ha chiesto l’intervento diretto del ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara per fermare i corsi: “Cosa significa alfabetizzare bambini di 6 anni sulle persone LGBTQIA+, se non uno dei raccapriccianti scopi espliciti del progetto gender?“.

Dall’altro lato, però, le voci a favore del progetto non si fanno attendere. Sinistra Italiana, sezione pavese, difende. l’iniziativa:Non vi è alcuna “teoria gender” nei laboratori proposti e richiesti da moltissime classi – dichiarano –. Si tratta di educare al rispetto e contrastare il bullismo e le discriminazioni, già presenti anche nelle scuole primarie. Stia tranquillo Centinaio: nessuno degli esperti coinvolti rappresenta una minaccia per i bambini. Nessuno vuole imporre nulla, al contrario delle destre, che cercano di imporre la loro paura e il loro modello eteronormato come unico possibile”.

La risposta di Coming-Aut

Non si è fatta attendere la reazione dei portavoce dell’associazione Coming Aut, nel denunciare il carattere ideologico e pretestuoso delle critiche mosse al progetto dalla Lega.

Le persone LGBTI+ esistono, occorre farsene una ragione – scrive in un comunicato la presidente di Coming Aut, Cecilia Bettini –  E non sono né ideologia né propaganda, come vuole far credere chi parla di rispetto ed educazione e nei fatti rivela la peggior omolesbobitransfobia. A farne le spese è chi il bullismo lo subisce, chi a scuola non trova un ambiente capace di accogliere le proprie caratteristiche. Impedire la conoscenza e la corretta informazione sulle persone LGBTI+ significa negare la loro esistenza e la loro identità ed escluderle. Da persona trans avrei tanto avuto bisogno, durante i miei anni scolastici, di sapere che il mio sentire era valido, che non ero sbagliata. Avrei vissuto l’adolescenza con meno sofferenza e più spensieratezza“.

Più duro Niccolò Angelini,  responsabile del Gruppo Scuola dell’associazione, che rivela le reali intenzioni delle invettive della destra contro le iniziative a tematica LGBTQIA+: “L’ingresso nelle scuole primarie di incontri contro il razzismo, la misoginia e l’abilismo non riceve lo stesso trattamento delle lezioni di Coming-Aut, perché nessun* si sogna nel 2025 di ridurre questi temi a opinioni, ideologia o propaganda o di attaccare la professionalità e le competenze di chi porta tali temi nelle classi. L’orientamento sessuale e l’identità di genere riguardano ogni persona, non solo la comunità LGBTI+. È evidente che c’è un problema di omolesbobitransfobia in chi non vuole le persone LGBTI+ nelle scuole“.

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