Lia Thomas non ci sta. A quasi un anno dalla decisione della Corte internazionale di arbitrato per lo sport (CAS), che aveva respinto il suo ricorso contro World Aquatics che le ha vietato di gareggiare in quanto donna trans, la nuotatrice USA ha deciso di sfidare Donald Trump.

Da quando è stato rieletto presidente Trump ha emesso più ordini esecutivi transfobici, compreso uno che ha di fatto bandito le atlete trans dalle competizioni sportive a scuola e al college, revocando i fondi a chiunque avesse aggirato il suo diktat. L’ordine esecutivo dall’offensivo titolo “Keeping Men Out of Women’s Sports” precisa come “negli ultimi anni molte istituzioni educative e associazioni sportive hanno permesso agli uomini di competere negli sport femminili. Ciò è degradante, ingiusto e pericoloso per le donne e le ragazze, e nega loro pari opportunità di partecipare ed eccellere negli sport competitivi“.

Lia Thomas vs. Donald Trump

Lia Thomas, che nel 2022 ha fatto la storia come prima donna trans a vincere un campionato di nuoto della National Collegiate Athletic Association (NCAA), non si è data per vinta, ribadendo di voler continuare a lottare per l’inclusione trans nello sport professionistico.

Continuerò a lottare il più possibile“, ha precisato ad un incontro Zoom con giovani trans di HiTOPS, come riportato da Outkick. “Per combattere le battaglie che dobbiamo combattere, dobbiamo restare unitə e sostenerci a vicenda“. Secondo Thomas “devono essere gli atletə a decidere da solə dove si sentano più affermatə e più a loro agio“, piuttosto che lasciare che siano i politici a prendere simile decisione.

In precedenza, Lia aveva sottolineato come le donne transgender “non sono una minaccia per gli sport femminili“, affermando: “Le persone trans non fanno la transizione per l’atletica. Facciamo la transizione per essere felici e autenticə e per essere noi stessə. Le donne trans sono una piccolissima minoranza di tutti gli atleti. Le regole NCAA riguardanti le donne trans che competono negli sport femminili esistono da oltre 10 anni e non abbiamo visto nessuna grande ondata di donne trans che dominano“.

La nuotatrice ha confessato ad ABC come la paura di non poter più praticare lo sport che ama l’aveva inizialmente frenata nel fare la transizione. Che le ha poi stravolto la vita, in meglio. “I cambiamenti mentali ed emotivi sono avvenuti molto rapidamente”. “Mi sentivo molto meglio mentalmente, ero meno depressa e ho perso massa muscolare. Sono diventata molto più debole e molto più lenta in acqua”.

Trump ha più volte citato Thomas nei suoi attacchi transfobici alle atlete trans. Prima delle elezioni dello scorso novembre il tycoon giurò che avrebbe posto fine all’inclusione trans nello sport. “Non permetteremo che accada”. “Le fermeremo, le fermeremo assolutamente. Non possiamo permetterlo. Lo si proibisce e basta. Il presidente lo proibisce. Non lo si permette, non sarà un grosso problema“. E così è stato, perché appena insediatosi alla Casa Bianca il tycoon ha firmato l’ordine esecutivo sopra citato, chiedendo al CIO di vietare alle atlete trans di poter eventualmente partecipare alle Olimpiadi di Los Angeles del 2028. Trump vuole anche vietare l’ingresso negli USA alle atlete trans di altri Paesi. La guerra transfobica che ha coinvolto i documenti, con la cancellazione del terzo genere X e l’obbligo di esplicitare il sesso alla nascita sui passaporti, ha tra le altre cose suscitato apprensione anche nel resto del mondo, con diversi Paesi che hanno ufficialmente diramato degli stati d’allerta per i propri concittadini trans in viaggio verso gli Stati Uniti.

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Lia Thomas, 4 anni di transfobia dopo le prime vittorie in piscina

Lia Thomas, 26enne nuotatrice statunitense balzata agli onori della cronaca tra il 2021 e il 2022 per i suoi trionfi universitari come sportiva trans, aveva dichiarato guerra a World Aquatics, che tre anni fa ha bandito le atlete trans dalle competizioni ufficiali perché a suo dire avrebbero dei vantaggi fisici significativi rispetto alle atlete cisgender. Il nuovo regolamento, ufficializzato nel 2022 e nato proprio per replicare ai successi di Lia, nel frattempo travolta da insulti e odio dalle destre transfobiche di mezzo mondo, esclude di fatto dalle gare di nuoto chiunque abbia effettuato una transizione di genere dopo i 12 anni.

Per Thomas, che ha intrapreso la transizione di genere all’età di 19 anni, quella decisione era ed è discriminatoria, perché violerebbe la Carta olimpica e la Costituzione mondiale degli sport acquatici. Lia si è così appellata alla Corte internazionale di arbitrato per lo sport (CAS), in Svizzera, che ha respinto il suo ricorso perché l’atleta non sarebbe nella posizione di contestare la decisione presa da World Aquatics. Un anno fa il CAS non si è espresso da un punto di visto tecnico a sostegno delle nuove regole di World Aquatics, sentenziando semplicemente che Thomas non avrebbe i requisiti per fargli causa.

Ma Lia non vuole abbandonare il sogno olimpico, che tra 3 anni si giocherà in casa, negli USA, continuando a voler combattere. Anche contro Donald Trump e le sue politiche transfobiche.

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