Alessandro Coatti, 42 anni, biologo molecolare italiano con una brillante carriera internazionale alle spalle, è stato trovato morto in Colombia, in circostanze raccapriccianti. I suoi resti, smembrati e nascosti all’interno di una valigia, sono stati scoperti in differenti punti della città, inclusa una zona boschiva nei pressi di Santa Marta, città affacciata sull’Atlantico nel dipartimento di Magdalena.
Una trappola premeditata?
Secondo la polizia colombiana, non si tratta di una rapina finita male. Il colonnello Jaime Ríos Puerto ha dichiarato che Coatti non aveva precedenti penali, non era coinvolto in attività illecite e si trovava a Santa Marta da pochi giorni come semplice turista. Eppure il delitto, definito “pianificato e simbolico”, porta la firma dei gruppi paramilitari che controllano la zona, come il Clan del Golfo e le Autodefensas Conquistadores de la Sierra.
Una delle piste investigative punta su una possibile trappola tesa da una donna misteriosa con cui Coatti avrebbe stretto amicizia. Alcuni testimoni parlano anche di incontri online tra uomini, lasciando emergere un’ipotesi inquietante: Coatti potrebbe essere stato ucciso perché gay. È un’ipotesi che le autorità non confermano ufficialmente, ma che aleggia come possibile movente in un territorio ancora segnato dalla violenza e dall’omofobia.
Una vita tra scienza, etica e volontariato
Originario di Alfonsine, in provincia di Ravenna, Coatti era un talento della ricerca scientifica: laurea con lode alla Normale di Pisa, un master a Londra, anni di lavoro presso il Max Planck Institute di Francoforte e alla Royal Society of Biology. Negli ultimi mesi, però, aveva scelto di lasciare tutto per viaggiare in Sudamerica, tra Ecuador, Bolivia, Perù e infine Colombia. A Quito aveva fatto volontariato presso una stazione di biodiversità, spinto da un forte senso etico che lo aveva portato a occuparsi di divulgazione scientifica e politiche ambientali.
Nel suo profilo LinkedIn si descriveva come un professionista “motivato ed entusiasta”, interessato a rendere la scienza utile per le persone e gli ecosistemi. Aveva annunciato di essere disponibile a un lavoro da remoto, segno che il suo viaggio non era una fuga, ma un progetto di vita.
Il ricordo commosso dalla Royal Society of Biology
“Ale aveva sempre una domanda da fare“, ricorda a Repubblica Susie Rabin, direttrice della comunicazione della Royal Society of Biology, dove Alessandro Coatti ha lavorato per otto anni prima di dimettersi. Descritto come un uomo brillante e molto amato, rivestiva il ruolo di Senior Policy Officer e aveva anche collaborato con la Camera dei Comuni britannica per la stesura del Genetic Technology Bill. “Era curioso, pieno di entusiasmo e portava allegria anche nelle riunioni più tecniche“, racconta Rabin. Coatti aveva lasciato Londra a dicembre, desideroso di un cambiamento e mosso da un amore profondo per la natura: era partito per l’Ecuador come volontario presso la Tiputini Biodiversity Station, immersa nella foresta amazzonica. Aveva da poco lasciato anche la sua casa nella capitale britannica e stava vivendo un periodo sabbatico. Pochi giorni prima della sua morte aveva scritto ai colleghi dicendo che in Colombia si sarebbe finalmente goduto una vera vacanza. “Siamo tutti sotto shock”, conclude Rabin, “non era una persona imprudente. È stato davvero sfortunato. Ma quello che mi mancherà di più è il fatto che Ale avesse sempre una domanda da fare. Ora, quella voce non ci sarà più”.
Il dolore della famiglia e le indagini in corso
I genitori, Gabriele Coatti e Sandra Lovato, seguivano il figlio attraverso la geolocalizzazione installata sul suo computer, grazie alla quale hanno potuto fornire alle autorità colombiane gli ultimi spostamenti noti prima della scomparsa. Il cellulare di Alessandro, invece, risulta ancora oggi introvabile.
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo e presenterà una rogatoria internazionale per collaborare con le autorità colombiane. Intanto il sindaco di Santa Marta ha annunciato una ricompensa per chiunque fornisca informazioni utili all’arresto dei responsabili.
La madre di Alessandro ha affidato a Instagram un messaggio struggente:
“Ciao amore mio, ti aspetto a casa. Mamma e papà”.
La fragile situazione politica in Colombia
La Colombia, dopo alcuni anni di progresso e stabilità, sta attraversando un periodo di significativa fragilità politica e sociale sotto la presidenza di Gustavo Petro. Il suo ambizioso progetto di “pace totale”, volto a negoziare con vari gruppi armati, ha incontrato ostacoli considerevoli. A gennaio 2025, violenti scontri nel Catatumbo tra l’Esercito di Liberazione Nazionale (ELN) e dissidenti delle FARC hanno causato oltre 80 morti e lo sfollamento di circa 36.000 persone, portando alla sospensione dei colloqui di pace con l’ELN . Parallelamente, il governo ha ripreso l’eradicazione forzata delle coltivazioni di coca utilizzando il glifosato, nonostante le precedenti promesse di Petro di abbandonare tale pratica controversa . Sul fronte economico, il governo ha annunciato la necessità di esplorare nuovi mercati del debito a causa del deterioramento fiscale . Inoltre, la Colombia ha assunto la presidenza pro tempore della Comunità degli Stati Latinoamericani e Caraibici (CELAC), con l’intento di rafforzare i legami regionali e diversificare le relazioni internazionali, riducendo la dipendenza dagli Stati Uniti . Tuttavia, il paese affronta sfide interne epocali, tra cui una crescente sfiducia nelle istituzioni politiche, con oltre il 70% dei cittadini che esprimono disillusione verso partiti e strutture statali. In questo contesto, la sicurezza rimane una preoccupazione primaria, con il 59% della popolazione che percepisce negativamente la situazione attuale.
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