Firenze, sentenza storica per le persone trans: rettifica di genere e divorzio in un procedimento unificato

Rete Lenford: “Meno burocrazia. Meno dolore. Più dignità per tuttə”. Ecco perché è importante.

Ascolta:
0:00
-
0:00
tribunale-di-firenze-procedimento-unificato-persone-trans
3 min. di lettura

Con le sentenze n. 1308/2025 e n. 1323/2025, il Tribunale di Firenze ha riconosciuto che l’identità di genere di una persona trans, la fine di un matrimonio e la riorganizzazione della vita familiare possono – e devono – trovare risposta in un solo procedimento.

Per la prima volta in Italia, un tribunale ha dunque riunito in un unico procedimento:

  • la rettifica anagrafica del sesso e del nome;
  • la cessazione degli effetti civili del matrimonio;
  • la definizione delle condizioni di divorzio (inclusi affidamento dei figli, mantenimento, suddivisione delle spese, assegnazione della casa familiare).

Fino a oggi, la prassi imponeva un percorso ben più tortuoso. Per ottenere la regolamentazione del divorzio – o la conversione del matrimonio in unione civile – le persone trans erano costrette intraprendere una nuova causa: due procedimenti, due fascicoli, due udienze (o più), spesso tempi lunghi e costi non irrilevanti. Tutto questo, in un momento già segnato da trasformazioni profonde e delicate, che toccano la sfera più intima dell’identità e della famiglia.

Nel caso deciso dal Tribunale di Firenze, invece, le persone ricorrenti – sostenute dall’avvocato Matteo Mammini, socio di Rete Lenford – hanno proposto un ricorso unitario: una sola istanza in cui veniva chiesto al giudice di accogliere insieme tutte le richieste, nel rispetto del quadro normativo e giurisprudenziale vigente. Il Tribunale ha accolto l’impostazione, con il pieno consenso della Procura e in assenza di opposizioni da parte delle ex coniugi, riconoscendo che l’interesse delle parti, e soprattutto dei figli minori, veniva pienamente tutelato da una soluzione unica, coerente e ordinata.

 

View this post on Instagram

 

A post shared by Rete Lenford (@retelenford)

Identità trans, un percorso giudiziario unico per ricominciare

È fondamentale chiarirlo: questa non è una riforma legislativa, e il Parlamento non ha toccato alcuna norma della legge n. 164/1982 o del codice civile – che prevede ancora la rettificazione del sesso previe “intervenute modificazioni dei caratteri sessuali”, lasciando intendere – anche senza dirlo esplicitamente – l’obbligo di un intervento chirurgico.Ma proprio per questo, la portata della decisione fiorentina è ancora più significativa. Si tratta infatti di una svolta tutta interna al potere giudiziario, una nuova modalità interpretativa che – pur nel rispetto del diritto vigente – cambia radicalmente la prassi.

Aggiungi Gay.it come fonte preferita in Google!

A partire dalla storica sentenza della Corte Costituzionale n. 221 del 2015, e poi con la n. 143 del 2024, la giurisprudenza italiana ha infatti già progressivamente superato l’idea che l’intervento chirurgico fosse necessario per la rettifica del genere. Si è affermato un principio fondamentale: l’identità di genere è autodeterminata, e la transizione può assumere forme diverse, che vanno dalla sola espressione sociale all’uso di terapie ormonali, senza obblighi medici imposti dall’esterno.

Trapani, tribunale riconosce l’autodeterminazione di genere per una donna trans. Destra all’attacco

Le due sentenze di Firenze si collocano in questo solco e lo estendono: se il percorso di affermazione di genere è ritenuto completo dal punto di vista sociale, psicologico e ormonale, e se non ci sono elementi ostativi (come contestazioni tra le parti), non solo la rettifica può essere concessa senza chirurgia, ma può avvenire congiuntamente alla cessazione del matrimonio e alla regolamentazione del divorzio.

Come ha scritto Rete Lenford, “fino a ieri, chi intraprendeva un percorso di affermazione di genere ed era sposatə poteva scegliere se trasformare la relazione in unione civile o divorziare. In quest’ultimo caso, sarebbe stato necessario avviare un ulteriore procedimento giudiziario per regolare condizioni economiche e familiari. Più tempo, più soldi, più stress”. Ora invece, grazie a questa nuova impostazione, è possibile riunire tutto in un unico atto, con benefici concreti in termini di tempi, costi, tutela dei minori, dignità delle persone coinvolte. E ancora: “Meno burocrazia. Meno dolore. Più dignità per tuttə”.

Naturalmente, non tutti i tribunali adotteranno subito questo approccio. La mancanza di una norma esplicita apre la strada a decisioni diverse, più caute, più conservative. Ma le sentenze di Firenze costituiscono un precedente autorevole, che può essere citato e ripreso, e che potrà spingere altri uffici giudiziari ad abbandonare la segmentazione burocratica per abbracciare una visione più organica e rispettosa dei diritti fondamentali.

© Riproduzione riservata.

Mi piace
Commenta
Salva
Condividi

Partecipa alla discussione

Per inviare un commento devi essere registrato.