“Le donne trans sono donne”, migliaia in piazza a Londra dopo la sentenza della Corte Suprema

I corpo di polizia hanno già fatto sapere che le perquisizioni avverranno secondo il "sesso biologico". In piazza gruppi LGBTQIA+, sindacati e attivisti. Statue vandalizzate, ma nessun arresto.

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Migliaia di persone in piazza a Londra contro la sentenza della Corte Suprema che elimina le donne dai programmi di protezione anti-discriminazione previsti per le donne nell'Equality Act del 2010
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A Londra sabato 19 aprile, migliaia di persone hanno riempito Parliament Square per protestare contro la controversa sentenza della Corte Suprema del Regno Unito che segna un inquietante precedente di esclusione per le donne trans, ora eliminate dai programmi di protezione per le donne contenuti nell’Equality Act del 2010. Secondo la sentenza, per quelle protezioni la parola “donna” si riferisce solo al sesso biologico. Anche se legalmente riconosciute con un Gender Recognition Certificate, le donne trans sono escluse dalla protezione garantita alle donne dalla legge. Per intenderci (è un esempio) è come se le donne #trans fossero state eliminate dalle “quote rosa”.

Una sentenza che cambia tutto

Lo scorso mercoledì, la Corte Suprema si è espressa all’unanimità a favore del gruppo gender-critical For Women Scotland, stabilendo che i termini “donna” e “sesso” nell’Equality Act del 2010 si riferiscono esclusivamente al sesso biologico. Ciò significa che, anche se una donna trans è in possesso di un Gender Recognition Certificate (GRC), potrà comunque essere esclusa dagli spazi riservati alle donne biologiche, qualora ciò sia ritenuto “proporzionato”.

Secondo la presidente della Commissione per l’Uguaglianza e i Diritti Umani, Kishwer Falkner, la sentenza impone ora un nuovo codice di condotta, atteso per l’estate, per indicare alle istituzioni pubbliche come trattare donne e persone trans (fonte The Guardian). Intanto, la British Transport Police ha già annunciato che le perquisizioni in custodia avverranno in base al sesso biologico e non più all’identità di genere.

Stonewall, la più grande associazione LGBTIAQ+ britannica, ha commentato prudentemente finora la sentenza, sottolineando che “la Corte ha riaffermato in modo chiaro e deciso che l’Equality Act continua a proteggere tutte le persone trans dalla discriminazione, in base alla caratteristica protetta della riassegnazione di genere“. L’associazione ha fatto sapere che continuerà a collaborare “con il Governo e con i parlamentari per garantire pieni diritti legali alle persone LGBTQ+“.

 

La reazione: “Una regressione spaventosa”

Le proteste a Londra hanno visto la partecipazione di una vasta coalizione di gruppi LGBTQIA+, sindacati e attivisti. Bandiere azzurre, rosa e bianche hanno sventolato sotto gli slogan “Trans women are women!” e “Trans rights are human rights”.

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È una partecipazione incredibile, un senso fortissimo di solidarietà“, ha detto Jamie Strudwick, uno degli organizzatori. Per molti, la sentenza è vissuta come una minaccia esistenziale. “Tutto diventerà più difficile“, ha affermato Joe Brown, donna trans in transizione. “È importante essere qui in tanti, contro la decisione della Corte Suprema” (fonte Bbc).

Oscar Hoyle, fondatore del gruppo Blossom, che sostiene oltre 400 giovani LGBTQIA+, ha raccontato:

“Nell’ultima settimana ho risposto a quattro tentativi o minacce di suicidio. Il caso più grave: tre ore al telefono con una ragazza trans di 18 anni, prima che arrivasse la polizia”.

Proteste c’erano state anche a Manchester il giorno prima, 18 Aprile:

Paura, rabbia, determinazione

Ho provato orrore assoluto“, ha dichiarato Daisy Watt, donna trans di 19 anni. “Come siamo potuti tornare così indietro?” Il compagno Awsten Atkinson, uomo trans di 23 anni, ha aggiunto: “Perché interessa così tanto alla gente quello che facciamo delle nostre vite? Questa sentenza riduce le donne alla somma delle loro parti del corpo“.

Anche la decisione della polizia ha generato inquietudine. “Questo apre la strada a perquisizioni da parte di agenti uomini che possono dire: ‘ti perquisisco io perché ti considero trans’”, ha detto Atkinson.

Due giovani donne trans hanno espresso timori più ampi: “Nel momento in cui legalmente non puoi più essere considerata donna, mentre gli uomini lo restano sempre, questa è transfobia. È come tornare indietro nel tempo“.

La risposta della comunità: “Non siete sole”

Ann-Marie Still, presente con la sorella e la nipote, ha raccontato di aver subito contattato le persone trans nella sua vita: “Siete amate, siete valide“, il suo messaggio. E Dani, lì per sostenere la sorella trans, ha ricordato: “Nessuno dovrebbe essere costretto a vivere una vita che non corrisponde a chi è davvero“.

La protesta si è conclusa pacificamente, anche se sette statue – tra cui quella della suffragetta Millicent Fawcett – sono state vandalizzate con graffiti. La polizia ha aperto un’indagine ma non ci sono ancora stati arresti.

© Riproduzione riservata.

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