Negli Stati Uniti, in due tra gli stati più conservatori – Idaho e Utah – le capitali Boise e Salt Lake City hanno deciso di non piegarsi ai divieti statali contro le bandiere Progress Pride. E lo hanno fatto con intelligenza politica e spirito di resistenza, aggirando le restrizioni e riaffermando il loro impegno per l’inclusione e la visibilità LGBTQIA+. Le strade percorse sono differenti, ma al tempo stesso unite dalla medesima volontà: sfidare apertamente governi statali che cercano di cancellare i simboli dell’identità LGBTQIA+.

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Bandiere Progress Pride vietate in Idaho e Utah
Nel 2025, le legislature repubblicane di Utah e Idaho hanno approvato leggi che limitano severamente i simboli non ufficiali esposti sugli edifici governativi. Il bersaglio? Le bandiere arcobaleno e le loro varianti, accusate – secondo la retorica conservatrice – di “politicizzare” gli spazi pubblici.
In particolare, nello Utah, l’House Bill 77 proibisce la presenza di qualsiasi bandiera che non sia espressamente ufficiale sugli edifici pubblici. Una misura duramente criticata dalle comunità LGBTQIA+ e dai gruppi per i diritti civili.
Salt Lake City risponde ai divieti alla bandiera Progress Pride
Salt Lake City ha risposto al bando statale con una mossa tanto legale quanto simbolica: ha adottato ufficialmente nuove bandiere. La sindaca democratica di Salt Lake City, Erin Mendenhall, ha proposto di ampliare l’identità visiva della città adottando tre nuove bandiere, portando così a quattro il numero delle bandiere ufficiali, come annunciato in un comunicato del suo ufficio. “Le bandiere della nostra città sono simboli potenti che rappresentano i valori di Salt Lake City”, ha detto la sindaca.
Accanto alla storica Sego Lily Flag, la proposta include tre nuove bandiere cariche di significato: la Sego Celebration Flag, in onore del Juneteenth e dei cittadini neri di Salt Lake City; la Sego Belonging Flag, dedicata alla comunità LGBTQ+; e la Sego Visibility Flag, pensata per dare visibilità e riconoscimento ai residenti transgender della città. Essendo ora bandiere ufficiali di Salt Lake City, possono essere esposte sugli edifici pubblici, nonostante la legge statale.
“Voglio che tutti gli abitanti di Salt Lakers siano in grado di guardare queste bandiere e ricordare che accogliamo l’inclusione e l’accettazione, senza lasciare dubbi sul fatto che siamo uniti come città e come popolo, andando avanti insieme”, ha dichiarato Mendenhall. Il consiglio comunale ha approvato all’unanimità la proposta, sottolineando che l’inclusione è un valore fondamentale per la capitale dello Utah.

La reazione diretta di Boise
A Boise, la sindaca democratica Lauren McLean e il consiglio comunale hanno scelto un approccio più netto e deciso: per sfidare il divieto imposto dallo stato dell’Idaho contro le bandiere non autorizzate sugli edifici pubblici, hanno semplicemente proclamato la bandiera Progress Pride come simbolo ufficiale della città. La sindaca McLean e il consiglio comunale, a maggioranza democratica, hanno votato la risoluzione con un messaggio chiaro: “La visibilità conta”.
Durante la seduta, il presidente del consiglio comunale Colin Nash ha toccato corde profonde: “Tante persone vivono in silenzio, con la paura di non essere accettate. Spero che vedere questa bandiera dica loro che non sono solə”.

I divieti: cosa è successo in Idaho e Utah
Negli ultimi anni, negli Stati Uniti si è assistito a un preoccupante ritorno della retorica anti-LGBTQIA+, con un’ondata di leggi contro i diritti delle persone transgender, la censura dei contenuti LGBTQ+ nelle scuole e ora il tentativo di oscurare anche i simboli dell’orgoglio.
Lo Utah è il primo Stato americano a vietare ufficialmente la bandiera Progress Pride negli spazi pubblici, scrivendo una nuova, amara pagina nella battaglia contro la visibilità LGBTQ+. Con l’approvazione della controversa legge HB77 ha vietato l’esposizione della bandiera Progress Pride nelle scuole pubbliche e negli edifici governativi. Il provvedimento, firmato senza entusiasmo dal governatore repubblicano Spencer Cox, ha già generato una profonda spaccatura culturale e politica. E i primi effetti non si sono fatti attendere: il celebre Sundance Film Festival ha annunciato il trasferimento in Colorado a partire dal 2027.
Conosciuta come Flag Display Amendments, la legge proibisce ogni bandiera “non approvata” dalle autorità statali. Tra le prime a finire nel mirino, ovviamente, la Progress Pride Flag e le sue varianti. Chi viola il divieto rischia una multa di 500 dollari al giorno, anche se le sanzioni sono soggette a revisione giudiziaria.
Anche l’Idaho ha approvato la legge House Bill 96, in modifica della legge esistente, che prevede che un ente governativo possa esporre solo determinate bandiere. Nel dettaglio, la legge consente agli enti governativi di esporre solo alcune bandiere, come la bandiera americana, la bandiera dello Stato, la bandiera della città e le bandiere militari. Tuttavia, non c’è alcuna disposizione nella legge, entrata in vigore il 3 aprile scorso, per quanto riguarda l’applicazione della stessa o le sanzioni in caso di trasgressione.
Cosa cambia adesso
Le recenti iniziative di Boise e Salt Lake City mostrano come anche dentro stati conservatori ci siano comunità pronte a opporsi. Le bandiere arcobaleno (e loro varianti), che da decenni rappresentano orgoglio, unità e resistenza, tornano a sventolare grazie a scelte politiche coraggiose e intelligenti.
Non è ancora chiaro come reagiranno i governatori repubblicani di Utah e Idaho a queste “scappatoie legali”. Ma una cosa è certa: il messaggio è già arrivato. Le città arcobaleno resistono e, anche in tempi difficili – come quelli attuali – trovano il modo di alzare la voce. E la bandiera.
