Trump cambia nome alla nave della marina Harvey Milk. In pieno Pride Month

"Una vergognosa e vendicativa cancellazione di coloro che hanno combattuto per abbattere le barriere affinché tutti potessero inseguire il Sogno Americano".

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Trump cambia nome alla nave della marina Harvey Milk. In pieno Pride Month
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Cancellare la storia come fatto con Stonewall, le icone del movimento, possibilmente un’intera comunità. Da quando è tornato alla Casa Bianca Donald Trump ha spinto sull’acceleratore della discriminazione dura e pura, con tutta una serie di ordini esecutivi unicamente pensati per dividere e alimentare odio nei confronti di milioni di persone.

Chi ha paura della nave Harvey Milk?

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USNS Harvey Milk

L’ultima mossa del tycoon sa di pura e semplice vendetta, perché in pieno Pride Month il Segretario alla Difesa Pete Hegseth ha ordinato alla USNS Harvey Milk di cambiare il proprio nome. Milk, come tutti sanno, è una colonna portante dell’attivisto LGBTQIA+ a stelle e strisce, ucciso il 27 novembre del 1978 all’interno del Municipio di San Francisco, insieme al sindaco George Moscone, dall’ex consigliere comunale Dan White.

La USNS Harvey Milk, nave petroliera di rifornimento della flotta, ha preso il nome dall’attivista nel 2016, durante l’amministrazione Obama. È stata varata nel 2021. Secondo CBS e Military.com, gli ordini di rinominare “diverse” navi della Marina Militare sono contenuti in un promemoria la cui tempistica è “intenzionale”. Military.com ha esaminato questo promemoria dell’Ufficio del Segretario della Marina, ovvero colui che detiene il potere di rinominare le navi della Marina, che ha dimostrato come il servizio marittimo ha elaborato piani per “la ridenominazione della nave petroliera USNS Harvey Milk“. Il Segretario alla Difesa Pete Hegseth avrebbe appositamente aspettato giugno, Pride Month, per annunciare il tutto. Inizialmente si era ipotizzato ad un 13 giugno, ma i piani sono stati rovinati da questa anticipazione. Il cambio di nome della nave Harvey Milk sarebbe dettato dall’intenzione di “ristabilire la cultura guerriera“.

Documenti esaminati dalla CBS hanno esplicitato anche le altre navi che la Marina degli Stati Uniti vorrebbero rinominare, ovvero la USNS Thurgood Marshall, la USNS Ruth Bader Ginsburg, la USNS Harriet Tubman, la USNS Dolores Huerta, la USNS Lucy Stone, la USNS Cesar Chavez e la USNS Medgar. Evers.

Sia Marshall che Ginsburg erano giudici della Corte Suprema, mentre Tubman era un’abolizionista nera che aiutò gli schiavi a fuggire dal Sud attraverso la Underground Railroad. A differenza della Milk, alcune delle navi prese in considerazione per il cambio di nome non sono ancora state completate. Anzi, all’interno della Marina si considera da sempre un “tabù” il cambio nome per navi già attive. Il cambio di nome più recente risale al 2023, quando la Marina decise di rinominare l’incrociatore USS Chancellorsville e la nave da ricerca USNS Maury – due nomi legati alla Confederazione – rispettivamente in USS Robert Smalls e USNS Marie Tharp. Ma a differenza della decisione di rinominare l’Harvey Milk, presa su ordine di Hegseth, la raccomandazione di rinominare le due navi proveniva da una commissione istituita dal Congresso per tutti i nomi legati alla Confederazione in tutte le forze armate.

La durissima reazione di Nancy Pelosi

harvey milk

La Speaker nonché deputata Nancy Pelosi ha criticato aspramente questo ridicolo piano, definendolo “vergognoso” e “vendicativo”.

La decisione dell’amministrazione Trump di cambiare il nome alla USNS Harvey Milk e ad altre navi è una vergognosa e vendicativa cancellazione di coloro che hanno combattuto per abbattere le barriere affinché tutti potessero inseguire il Sogno Americano. Il nostro esercito è il più potente al mondo, ma questa sprezzante mossa non rafforza la nostra sicurezza nazionale o l’ethos del “guerriero”. Piuttosto, è una rinuncia a un valore americano fondamentale: onorare l’eredità di coloro che hanno lavorato per costruire un Paese migliore”. “Mentre tutti noi celebriamo la gioia del Mese del Pride, spero che la Marina riconsideri questa vergognosa decisione e continui a riconoscere lo straordinario contributo di Harvey Milk, lui stesso veterano, e di tutti gli americani che hanno forgiato un progresso storico per la nostra nazione.”

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Chi era Harvey Milk, icona del movimento LGBTQIA+ d’America

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Harvey Milk si arruolò nella Marina degli Stati Uniti, dopo la laurea, nel 1951. Prestò servizio come ufficiale sommozzatore sulla nave di soccorso sottomarini USS Kittiwake durante la Guerra di Corea. Servì la Marina per quattro anni, prima che i suoi superiori lo trovassero in un parco insieme ad altri uomini, costringendolo ad accettare un congedo “non onorevole” a causa del proprio orientamento sessuale.

Nato il 22 maggio del 1930, Harvey Milk è stato pioniere e politico gay diventato tragicamente martire. Eroe del movimento per i diritti LGBTQ+, Milk è stato il primo componente delle istituzioni statunitensi apertamente gay, a fine 1977, ovvero 4 anni dopo Kathy Kozachenko, prima persona dichiaratamente LGBT ad essere eletta ad una carica pubblica d’America, nel consiglio comunale di Anna Arbor, Michigan. Il 27 novembre del 1978 Harvey Milk veniva assassinato.

Poco meno di un anno prima Harvey giurava come consigliere comunale di San Francisco, dopo 3 candidature andate a vuoto. Alla quarta Milk riuscì nell’impresa, dichiarando da subito guerra alla tristemente celebre Proposition 6, che avrebbe permesso il licenziamento degli insegnanti dichiaratamente gay in base alla loro identità sessuale. Il “sindaco di Castro Street”, come Milk venne ribattezzato, rimase in carica solo 11 mesi, perché il 27 novembre del 1978 venne ucciso all’interno del Municipio insieme al sindaco di San Francisco, George Moscone, dall’ex consigliere comunale Dan White, pochi giorni prima dimissionario a seguito dell’entrata in vigore di una proposta di legge sui diritti dei gay. Il sindaco aveva deciso di non riconfermarlo. White si presentò in municipio con una pistola e 10 caricatori in tasca. Provò a far cambiare idea al primo cittadino. Dinanzi al secco rifiuto di una riconferma, lo ammazzò. Successivamente andò da Milk, lo invitò nel suo studio e gli sparò tre colpi di pistola, uno alla mano destra e due al petto. Con Milk a terra, lo finì con due colpi in testa. Quella sera oltre 30.000 persone scesero in strada spontaneamente, con un lume di candela tra le mani, in memoria del consigliere Harvey Milk e del sindaco George Moscone. White fu riconosciuto colpevole di omicidio volontario, con l’attenuante della seminfermità mentale, e condannato a sette anni e otto mesi di prigione. Scarcerato nel 1984, si suicidò nel 1985 nel garage della casa di sua moglie, asfissiandosi coi gas di scarico.

Da quel maledetto 27 novembre del 1978 Harvey Milk è diventato un volto simbolo dei diritti, che pagò con la propria vita le proprie battaglie. Figlio di immigrati lituani, Milk, di Long Island, New York, si laureò nel 1951 presso l’Albany State College for Teachers, trascorrendo gli anni scolastici da gay non dichiarato. Dopo aver provato ad entrare nel mondo della finanza, ma senza grande successo, si stabilì nel quartiere di Castro insieme al compagno, con cui aprì un negozio di macchine fotografiche che ben presto divenne rifugio per la comunità LGBTQ+ della città. Molti cominciarono a guardare a Milk come leader, perché Harvey li esortava ad essere visibili. E fu in quel momento che decise di fare politica. Il resto è storia.

Nel 2009 il Presidente degli Stati Uniti Barack Obama ha conferito alla memoria di Milk la Presidential Medal of Freedom, per il suo contributo al movimento per i diritti LGBT. Si tratta della massima decorazione degli Stati Uniti. Nel 2018 il Terminal 1 dell’aeroporto di San Francisco è stato intitolato ad Harvey Milk. Nel 2009 Sean Penn ha vinto il suo secondo Oscar dopo averlo magistralmente interpretato nel capolavoro di Gus Van Sant.  Nel 2022 a Milano è stato inaugurato il giardino Harvey Milk. Indimenticabile il suo discorso della speranza. “Il mio nome è Harvey Milk e sono qui per reclutarvi tutti”.

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