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Budapest, il sindaco liberale ambientalista sfida Orbán: il Pride si farà sotto la protezione del Comune

Il sindaco Gergely Karácsony: "Ogni giugno Budapest commemora il ritiro delle truppe sovietiche e, per il 2025, il Giorno dell’Indipendenza è stato intitolato proprio al Pride"

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Il 16 giugno, il sindaco liberal‑verde Gergely Karácsony ha annunciato che il Budapest Pride del 28 giugno sarà organizzato direttamente dal Comune, definendolo un’“celebrazione della libertà” che non richiede permessi. In questo modo, la città intende aggirare il divieto imposto dal governo di Viktor Orbán, che a marzo ha approvato senza confronto parlamentare un emendamento alla legge di protezione dei minori contro la “propaganda gay” ispirata all’analoga norma voluta da Putin in Russia. La legge ungherese vieta la rappresentazione o promozione dell’omosessualità perché “pericolosa per i minori“. Il Parlamento ha inserito nella Costituzione anche la definizione di solo due generi. Lo scorso 27 maggio una dura condanna era stata espressa in una nota congiunta verso l’Ungheria da 20 Paesi membri, ma l’Italia di Meloni non aveva firmato insieme a Bulgaria, Croazia, Polonia, Romania e Slovacchia.

Il sindaco Karácsony ha dichiarato:

“In questa città non ci sono cittadini di prima o seconda classe… l’amore e la libertà non si possono vietare, nemmeno il Pride.”

La mossa segue il rifiuto della polizia alla registrazione della manifestazione, in linea con le pressioni del governo. Per Máté Hegedűs, portavoce del Budapest Pride “è nostro diritto costituzionale riunirci pacificamente, stare insieme e marciare per la nostra dignità umana, per i nostri diritti fondamentali, e lo faremo il 28 giugno, con coraggio, riconoscendoci e organizzando la nostra comunità. Questa lotta non è solo per la comunità LGBTQ, ma per tutti. Insieme a Budapest, proteggeremo noi stessi e anche coloro che ora hanno paura, che ora sono in silenzio, che ora sono in pericolo: la società civile, i cittadini ungheresi“.

Per il sindaco Gergely Karácsony, il Pride di Budapest (il 30° della storia) assume quest’anno un significato ancora più profondo: intreccia la celebrazione dei diritti civili con la memoria storica dell’indipendenza della città. Ogni giugno Budapest commemora il ritiro delle truppe sovietiche e, per il 2025, il Giorno dell’Indipendenza è stato intitolato proprio al Pride. L’evento sarà organizzato come manifestazione comunale, rispettando formalmente la legislazione vigente, ma riaffermando il principio che “la dignità umana appartiene a tutti“. Per Karácsony, nessuno a Budapest deve essere discriminato per ciò in cui crede, per il luogo in cui è nato o per chi ama.

Una mobilitazione europea come atto di resistenza

Budapest Pride Polizia
Non sarà solo un Pride cittadino: la manifestazione è diventata un simbolo della resistenza europea alla deriva illiberale ungherese. Da Bruxelles, Roma e altre capitali stanno organizzando partenze collettive per il Pride di Budapest. In particolare, l’Italia invierà una forte delegazione di vari partiti, tutti dell’opposizione: tra gli italiani presenti, Elly Schlein e Alessandro Zan (PD), Carlo Calenda (Azione) – alla sua prima partecipazione – Alessandra Majorino ed altri esponenti del M5S, Riccardo Magi e una delegazione di +Europa, Italia Viva, Verdi e AVS, Radicali ed Europa Radicale. Sarà un segnale forte: “non si possono cancellare i diritti fondamentali” dichiarano. Per ragioni di sicurezza, il punto di partenza sarà comunicato solo due ore prima dell’evento, per evitare possibili ostacoli della polizia.

Zan, vicepresidente della Commissione LIBE al Parlamento europeo, aveva lanciato l’iniziativa di una lettera firmata da altri 60 eurodeputati alla Commissione von der Leyen per chiedere una netta condanna – a cui la Presidente aveva risposto con ambiguità. “Il 28 giugno sarò al Budapest Pride per portare un messaggio chiaro – spiega Zan – i diritti non si cancellano. Vanno difesi sempre e in tutta Europa, senza ambiguità. Perché non esistono libertà “a zone. O valgono per tutte e tutti, o non sono libertà”.

Possibile scontro istituzionale

La stretta ungherese sul Pride è parte di una legge approvata il 18 marzo 2025, che vieta eventi ritenuti lesivi per i “minori”, equiparabili a propaganda LGBTQ+. La multa minima è di 6 500 fiorini, fino a 200 000, con pene fino a un anno di carcere per gli organizzatori. Previsto anche il riconoscimento facciale (vietato dall’Unione Europea) per chi parteciperà al Pride. Tuttavia la protezione del Comune voluta nelle ultime ore dal sindaco dovrebbe costituire un ombrello di copertura per questo tipo di ritorsione governativa. Si parla anche di possibile scontro istituzionale tra l’amministrazione locale e quella centrale del governo.

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Perché è importante, soprattutto oggi

Il Pride di Budapest è diventato il termometro politico di un’Europa che finge di difendere i suoi valori mentre li vede sgretolarsi sul proprio confine interno, quello tra le democrazie che vogliono restare liberali e quelle che – come disse Orbàn in un discorso tristemente storico – vogliono diventare “democrazie illiberali”. Non si tratta solo di un corteo, di arcobaleni o bandiere: a Budapest si gioca la tenuta stessa dell’Unione come spazio democratico. Quando uno Stato membro può vietare l’esistenza stessa delle persone LGBTIQ+ senza che le istituzioni comunitarie reagiscano con fermezza, significa che l’impalcatura liberale su cui si regge Bruxelles è ormai porosa, fragile, esposta. Il Pride di Budapest non è più un fatto ungherese: è la cartina di tornasole di quanto l’Europa sia disposta a sacrificare la libertà e l’uguaglianza per non disturbare i suoi autocrati interni. La partecipazione del 28 giugno sarà quindi anche un segno di solidarietà transnazionale. Superare i cortili nazionalisti degli Stati è la premessa della sopravvivenza stessa dell’Unione Europea. Per l’UE è davvero una questione ideale, e non solo, di vita o di morte.

Chi è Gergely Karácsony, possibile sfidante di Orban

Il Budapest Pride avrà la protezione del Comune, voluta dal sindaco liberal ambientalista Gergely Karácsony dopo il divieto del Governo Orbàn: possibile scontro istituzionale
Il Budapest Pride avrà la protezione del Comune, voluta dal sindaco liberal ambientalista Gergely Karácsony dopo il divieto del Governo Orbàn: possibile scontro istituzionale

Gergely Szilveszter Karácsony (nato l’11 giugno 1975 a Fehérgyarmat) è un politologo e politico ungherese, attuale sindaco di Budapest dal 13 ottobre 2019 e già primo cittadino del distretto XIV (Zugló) tra il 2014 e il 2019. Laureato in scienze politiche e attivo come ricercatore e docente unibversitario alla Corvinus, ha iniziato la carriera politica nel 2009 nel partito green-liberale LMP – “Politics Can Be Different” – diventandone deputato dal 2010 al 2013 ed esercitando anche il ruolo di vicecapogruppo.

Nel 2013 ha co-fondato “Dialogo per l’Ungheria(Párbeszéd), di cui è stato co-presidente dal 2014, sostenuto da alleanze con MSZP e Coalizione Democratica. Nel 2014 viene eletto sindaco di Zugló e nel 2017 si candida – senza successo – come premier per la coalizione di centro-sinistra alle elezioni politiche.

Nel 2019 si afferma come candidato unico dell’opposizione a Budapest, vince il ballottaggio con il 50,86% contro l’esponente di Fidesz (il quasi partito-nazione di Orbán) diviene sindaco della capitale, presentandosi come figura di riferimento per l’opposizione illiberale di Viktor Orbán. Sotto la guida di Karácsony, Budapest ha aderito al “Patto delle Città Libere con altri capoluoghi e ha promosso iniziative simboliche: ha rinominato vie in difesa di Hong Kong, uiguri, Dalai Lama e vescovo Xie Shiguang, contrapposti al polo d’influenza cinese (numerose fabbriche in Ungheria sono state aperte grazie ai soldi della Cina).

Rieletto con una vittoria risicata nel 2024, Karácsony incarna il volto progressista, ecologista e pro‑Europa dell’Ungheria, portando avanti politiche di mobilità sostenibile, edilizia sociale e tutela dei diritti civili, contro la deriva autoritaria nazionalista. C’è chi dice possa essere lui questa volta a sfidare nuovamente Viktor Orbán e a batterlo nelle elezioni politiche dell’aprile 2026.

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