Il Pride più piccolo d’Italia è a Monterotondo: sfide dei Pride di provincia e quartiere, mentre Alcamo e Tortona scompaiono

Il Pride più piccolo d’Italia è a Monterotondo: tra sfide, resistenza e visibilità, i piccoli Pride di provincia e quartiere raccontano la forza dell’attivismo locale LGBTQIA+. Ma Alcamo e Tortona lanciano un segnale d’allarme.

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Papel Pride 2025 a Monterotondo, foto di Edoardo Felici
Papel Pride 2025 a Monterotondo, foto di Edoardo Felici
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In Italia, accanto ai grandi Pride delle metropoli – dal Roma Pride al Milano Pride, passando per il Palermo Pride, crescono silenziosi e determinati i piccoli Pride di provincia e di quartiere, veri punti di riferimento della comunità locale LGBTQ+. Tra questi, anche il Pride considerato il più piccolo d’Italia, quello di Monterotondo (Roma), giunto nel 2025 alla sua quarta edizione, che con la prima parata ha celebrato con orgoglio inclusione e diritti. Manifestazioni di questo tipo, spesso lontane dai riflettori, svolgono un ruolo fondamentale nel dare visibilità alle realtà locali, creando spazi di partecipazione e confronto in contesti più ristretti, spesso all’ombra dei Pride mainstream.

Ma non tutti i piccoli Pride riescono a mantenersi vivi: eventi come quelli di Alcamo e Tortona sono stati purtroppo cancellati, segnando un momento di difficoltà e un campanello d’allarme sul futuro delle iniziative LGBTQ+ nelle aree più piccole del Paese. In questo panorama variegato, riflettere sull’importanza e sulle sfide dei Pride minori significa anche riconoscere quanto sia essenziale diffondere la cultura dell’accoglienza in ogni angolo d’Italia, anche il più remoto.

Papel Pride 2025 a Monterotondo, foto di Edoardo Felici
Papel Pride 2025 a Monterotondo, foto di Edoardo Felici

Il ruolo dei piccoli Pride nella lotta per i diritti LGBTQ+ fuori dai grandi centri

I piccoli Pride di provincia e i Pride di quartiere rappresentano un tassello fondamentale nella rete di visibilità e partecipazione della comunità LGBTQ+. In contesti più ristretti, spesso caratterizzati da una minor presenza di servizi, reti associative o spazi di aggregazione, queste manifestazioni assumono un valore simbolico e pratico straordinario. Offrono un’occasione concreta per far emergere identità spesso invisibili, creando momenti di inclusione e confronto che altrimenti rischierebbero di restare marginali.

Questi Pride locali sono inoltre laboratori di comunità, dove si sperimentano forme di attivismo più vicine alle realtà quotidiane di chi vive in provincia o in quartieri periferici, lontano dai grandi centri urbani. Permettono di costruire reti di solidarietà e sostegno, educando al rispetto e alla diversità in ambienti dove i pregiudizi possono essere più radicati.

In un paese come l’Italia, dove le differenze territoriali spesso si traducono in disuguaglianze sociali e culturali, i piccoli Pride diventano spazi essenziali per diffondere il messaggio di libertà e diritti su tutto il territorio, contribuendo a un cambiamento concreto ed uscendo dall’invisibilità. La loro esistenza è una sfida al silenzio e all’esclusione, un invito a non lasciare nessuno indietro nel cammino verso una società più inclusiva. Ma non sempre, purtroppo, è così.

Il Papel Pride di Monterotondo, il più piccolo d’Italia

Papel Pride 2025 a Monterotondo, foto di Edoardo Felici
Papel Pride 2025 a Monterotondo, foto di Edoardo Felici

Il piccolo ma importante Pride di Monterotondo racconta la forza dei Pride di provincia e delle comunità LGBTQIA+ locali. Un evento nato dal basso che unisce attivismo, arte e rivendicazione. Lo scorso sabato 7 giugno, per la prima volta, le strade di Monterotondo hanno ospitato una parata dell’orgoglio queer. Il Papel Pride, giunto alla quarta edizione, ha compiuto un passo decisivo portando visibilità alla comunità LGBTQIA+ locale attraverso un corteo colorato e partecipato. La parata ha attraversato il centro cittadino fino a raggiungere il Papel, spazio queer autogestito e punto di riferimento dell’attivismo locale, da cui tutto è cominciato.

“Quando ho creato il Papel, rispondevo a un bisogno che avevo io stessa: uno spazio sicuro, un luogo di incontro, confronto e libertà. Mi sono presto resa conto che non era un bisogno solo mio: così è nato tutto”, ha raccontato Laura Seneca, fondatrice del locale e ideatrice del Pride, a DinamoPress.it. L’evento è cresciuto anno dopo anno grazie all’impegno del collettivo Out of the Closet. Il risultato? Un Pride autentico, costruito dal basso, che dà voce a chi spesso non ne ha.

Un Pride di provincia tra festa, resistenza e autodifesa

Organizzare un Pride in un comune come Monterotondo – alle porte di Roma ma ancora segnato da chiusure culturali – è una vera sfida politica. Laura racconta le difficoltà: “Dopo i primi eventi, sono arrivati anche i primi attacchi: denunce, controlli, opposizioni esplicite alla nostra presenza nello spazio pubblico […] Quegli attacchi mi hanno fatto capire che il Pride non è solo un momento di festa: è una necessità. Serve a tutelare chi ogni giorno deve lottare per esistere. Quando colpiscono me come organizzatrice, colpiscono tutte le persone come me. Per questo il Pride è uno strumento di autodifesa, di visibilità, di rivendicazione quotidiana”

Nonostante la presenza di una parte di cittadinanza solidale e partecipativa, permangono resistenze e ostilità. Ed è proprio in questa tensione che il Pride trova la sua forza politica: non solo una festa, ma un atto di affermazione identitaria.

A Monterotondo, 350 persone sfilano per il Papel Pride

Papel Pride 2025 a Monterotondo, foto di Edoardo Felici
Papel Pride 2025 a Monterotondo, foto di Edoardo Felici

Se eventi come il Roma Pride 2025, rappresentano ormai realtà consolidate e riconosciute, le sfide che si pongono davanti ai piccoli Pride di provincia sono tutt’altro che scontate. Al tempo stesso, è in contesti come questo che emerge tutta la forza originaria del Pride: sfilare in strade dove la propria presenza non è data per scontata, dove già la sera stessa o il giorno dopo potresti non sentirti al sicuro. In simili situazioni, il Pride diventa allora un punto di partenza, un messaggio dirompente: con il sostegno della propria comunità, è possibile attraversare quegli spazi, rivendicarli, renderli propri.

Il Papel Pride 2025 di Monterotondo, considerato uno dei più piccoli d’Italia, anche quest’anno ha avuto una grande partecipazione, con la presenza di circa 350 persone, secondo glə organizzatorə, che a Gay.it hanno rilasciato una breve dichiarazione sulle emozioni post parata:

“La parata è iniziata da Piazza Roma, con una partecipazione gremita e ansiosa di sfilare per le strade della città. Iniziando con gli interventi molto sentiti di Paolo Maria Zavagni, Le Recensioni non richieste e Loli Parioli entrambe madrine del Pride (stand-up comedian e drag queen) e Laura Seneca, la parata ha preso il via, proseguendo fino a Via Oberdan, punto d’incontro e fine del percorso, nonché la via di Papel. Dalle 17.30 alle 2 si sono svolti tutti gli eventi in programma. Le emozioni scaturite sono state di gioia, protesta, resistenza”.

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Orgoglio fuori dal centro: QPride 2025 simbolo dei Pride di quartiere

Accanto ai Pride di provincia, giocano un ulteriore ruolo cruciale anche quelli di quartiere. Sono eventi che nascono dall’esigenza di portare l’orgoglio LGBTQIA+ ancora più vicino alle comunità, nei luoghi della vita quotidiana, a dimensione locale, spesso autogestiti, che si sviluppano nei rioni, nelle periferie o nei piccoli comuni, lontano dai grandi cortei cittadini. Proprio per questo, assumono un valore politico e sociale fortissimo: rendono visibili le identità queer nei contesti in cui l’inclusione non è mai scontata, creando spazi di incontro, resistenza e solidarietà.

Ne è l’esempio il QPride, Pride di quartiere Dergano e Bovisa, giunto quest’anno alla sua quarta edizione. Dopo il successo delle edizioni precedenti, quest’anno l’obiettivo è quello di costruire un Pride di quartiere partecipato e inclusivo, aperto a tutte le persone e agli spazi che si riconoscono nei valori del suo manifesto.

Per l’edizione 2025 si immagina un percorso collettivo rinnovato, fatto di iniziative condivise e di un calendario di eventi che attraverseranno i quartieri di Dergano e Bovisa – e non solo -, a Milano, coinvolgendo tutte le realtà desiderose di contribuire con idee, energie e presenza attiva. L’idea è quella di lanciare anche nei quartieri più periferici, fuori dalla cerchia, i temi LGBTQIA+ nelle strade delle loro zone, al fine di creare una comunità accogliente per tuttə.

I quartieri della periferia nord di Milano sono oggi animati da un tessuto sociale sempre più attivo e dinamico, che affonda le radici nei valori dell’internazionalità, dell’inclusione e dell’antifascismo. In questo contesto si inserisce anche il QPride, la cui raccolta fondi, come negli anni precedenti, sarà curata dall’ANPI – sezione Martiri di Dergano, realtà di riferimento per le numerose iniziative del territorio. Una scelta simbolica e politica, che ribadisce l’impegno collettivo nella difesa della Costituzione, della democrazia e delle libertà fondamentali, con la volontà di trasmettere questi valori alle nuove generazioni, perché ne siano testimoni e protagoniste nel futuro.

La parata in programma per il 28 giugno, attraverserà le vie di Dergano e Bovisa, per poi confluire nel Milano Pride 2025.

 

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Piccoli Pride a rischio: i casi di Alcamo e Tortona

Mentre molti piccoli Pride di provincia e di quartiere riescono a resistere e a crescere grazie all’impegno attivo delle comunità locali, non mancano purtroppo esempi di manifestazioni che faticano a sopravvivere alle difficoltà organizzative e finanziarie. È il caso, ad esempio, dell’Alcamo Pride 2025, ufficialmente cancellato a causa di risorse economiche insufficienti per coprire i costi minimi dell’evento. Situazioni simili si registrano anche in altri piccoli centri, come il Tortona Pride, che mostrano quanto possa essere complesso mantenere viva la fiamma dell’orgoglio LGBTQIA+ lontano dai grandi centri urbani, nonostante la forte voglia di partecipazione e rappresentanza. Queste realtà devono fare i conti con le sfide concrete che accompagnano la costruzione e la sostenibilità di Pride più piccoli, sottolineando l’importanza di un supporto solido e continuativo per garantire che ogni comunità possa continuare a far sentire la propria voce.

Il Pride più piccolo d’Italia è a Monterotondo: sfide dei Pride di provincia e quartiere, mentre Alcamo e Tortona scompaiono - Alcamo Pride 2025 cancellato copia - Gay.it

L’Alcamo Pride 2025, previsto per il 28 giugno, è stato ufficialmente cancellato a causa dell’insufficienza di risorse economiche. Gli organizzatori hanno spiegato che le risposte da parte di sponsor e istituzioni sono state insufficienti e che non vogliono compromettere né la sicurezza dei partecipanti né la qualità dell’evento. Nato come piccolo corteo cittadino, l’Alcamo Pride era diventato un appuntamento importante per la comunità LGBTQ+ del Trapanese e per molti giovani locali. La cancellazione rappresenta un duro colpo in un momento in cui i diritti civili e l’inclusione restano temi centrali. Nonostante ciò, diverse associazioni locali si sono impegnate a organizzare iniziative alternative per mantenere viva la visibilità e la resistenza della comunità, anche senza una parata ufficiale.

Una situazione simile si è registrata anche a Tortona, dove il Pride previsto per il 5 luglio, è stato annullato per mancanza di sponsor e scarso supporto dalla comunità LGBTQIA+. Aurelia Puccini, organizzatrice e vicepresidente di Ar3, ha dichiarato che il problema principale non sono le istituzioni, ma la mancanza di sostegno da parte della stessa comunità, accusata di focalizzarsi sull’esibizionismo anziché sulla lotta per i diritti:

“Gli organizzatori dei Pride dovrebbero spingere di più sul significato del Pride e non sul fatto che sia semplicemente una festa, se in primis la comunità non aiuta il Pride, ma pensa che sia solo una manifestazione a cui andare a divertirsi gratis, e al momento dei discorsi sul palco si dilegua perché tanto non gli interessa”.

Nonostante una raccolta fondi lanciata con l’obiettivo di 3500 euro, nessuna donazione è arrivata. Lo scorso anno circa 700 persone avevano partecipato alla parata; quest’anno si puntava a superare i 1000, ma l’evento è stato annullato.

 

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