Il Budapest Pride, il più partecipato nella storia dell’Ungheria, si è concluso da due giorni. Nonostante le restrizioni imposte dal governo e le minacce ufficiali di vietarlo, il Pride ha visto una straordinaria partecipazione da tutta Europa, con oltre 200.000 persone che hanno affollato le strade della città, celebrando i valori di libertà e democrazia in risposta alla nuova legge discriminatoria voluta da Viktor Orban

Anche Imma Battaglia, attivista e politica di lunga data, impegnata nella difesa dei diritti delle persone LGBTQ+, ha commentato tra le pagine de Il Giornale la grande manifestazione ungherese: “200 mila persone a Budapest non sono una quotidianità”, ha osservato.

Imma Battaglia: “Meloni tace, Schlein non fa abbastanza. L'Italia omofoba non è omofoba” - Imma Battaglia - Gay.it

Imma Battaglia, cosa pensa del silenzio di Meloni

Secondo Hoara Borselli, che ha intervistato per Il Giornale Imma Battaglia, Elly Schlein sarebbe andata in Ungheria “ad accusare l’Italia di essere un paese omofobo”. Battaglia, tuttavia, ha dovuto fare una doverosa precisazione: “Non ha detto proprio così. Ha criticato Giorgia Meloni per il suo silenzio.

Per Imma, però, Meloni avrebbe potuto certamente fare di più: “Avrei gradito che Giorgia Meloni dicesse qualche parola di apprezzamento sulla partecipazione allontanandosi dalle posizioni di Orban. Giorgia Meloni è una politica accorta, una donna molto intelligente, di sicuro non è omofoba e, dunque, poteva sbilanciarsi”.

 

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La necessità di una legge contro l’omofobia

Elly Schlein, segretaria del Partito Democratico, ha partecipato al Budapest Pride insieme ad Alessandro Zan e ad altre figure della politica internazionale. La loro presenza in Ungheria ha rappresentato un chiaro segnale contro le derive autoritarie del governo Orban e un forte sostegno alla comunità LGBTQ+ locale, sempre più minacciata dalle politiche repressive del premier ungherese.

In una conferenza stampa a fianco della presidente del gruppo S&d al Parlamento europeo, Iratxe Garcia Perez, Schlein ha parlato anche della condizione italiana relativa alla difesa dei diritti LGBTQ+, commentando: “Nel mio paese, in Italia si stanno bloccando leggi contro l’omofobia: dobbiamo lottare insieme. La vergogna sono gli omofobi non noi che manifestiamo”.

Eppure, per Imma Battaglia, incalzata da Borselli, nessuna legge contro l’omofobia sarebbe bloccata in Italia: “Non ci sono in discussione leggi contro l’omofobia per la maggioranza. Però una legge contro l’omofobia ci manca e sarebbe opportuna”, dice, ammettendo al tempo stesso la necessità di “Una legge severa, con punizioni severe. Di certo non basterebbe, perché poi conta l’educazione e la cultura. Ma una legge serve. Nella maggioranza non parlano mai della comunità lgbtqia+. Abbiamo un governo che non vuole mai che siano affrontati questi temi…”.

Imma Battaglia e la speranza di una destra più liberale

Le parole della segretaria del Partito Democratico contro il governo Meloni, sono viste dall’attivista, unita civilmente dal 2019 con Eva Grimaldi, come strumentali: “E’ politica”, dice, “Sta nel gioco delle parti, lei è il capo dell’opposizione”. Ma per Imma Battaglia, l’attuale governo non starebbe affatto boicottando una politica di difesa degli omosessuali, nonostante le forti accuse. “È del tutto disinteressato. Tace. E però ha legiferato e deciso che la gestazione per altri è reato universale. E questo non va bene”, commenta Battaglia, che auspica una “destra liberale”

Imma è consapevole che il governo italiano non è intervenuto direttamente contro i diritti civili, ad esempio bloccando le unioni civili. Tuttavia, ha ribadito la sua scelta di adottare una linea di silenzio, che viene interpretata come una mancanza di coraggio politico. A suo avviso, infatti, Giorgia Meloni avrebbe potuto compiere scelte più audaci: “Penso che la Meloni poteva essere più coraggiosa. Non mettere la Roccella al ministero della famiglia, per esempio”.

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Ma non solo: dopo lo “schiaffo” dello scorso 28 giugno, con la marea di partecipanti al Pride ungherese, Meloni non solo non ha condannato la scelta di Orban, ma per l’attivista non avrebbe neppure approfittato dell’opportunità politica che le è stata offerta, per farlo. 

“Italia, paese non omofobo”

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Ad oggi, resta in Italia il grande vuoto di una legge contro l’omofobia, questo è un dato di fatto. L’approvazione di nuove leggi richiede una chiara volontà politica, che attualmente sembra mancare. Secondo Battaglia, una parte della responsabilità ricade anche sull’opposizione, accusata di non favorire il dialogo. Ideologizzare ogni battaglia, aggiunge, rappresenta un ostacolo concreto al progresso dei diritti. E prosegue: “Io come persona omosessuale non voglio che la mia vita sia il discrimine tra la destra e la sinistra”.

Imma riconosce che la lotta all’omofobia, come quella contro il razzismo o l’antisemitismo, rischia sempre più di diventare uno strumento di scontro politico anziché una vera difesa dei diritti. Quando queste battaglie vengono utilizzate come merce di scambio tra schieramenti, osserva, perdono forza, significato e impatto emotivo. Finiscono per svuotarsi della loro essenza e disperdersi.

Ma fa riflettere il suo pensiero sull’Italia, da lei considerato non un paese omofobo: “Dire questo è una cosa indegna. L’Italia non è affatto omofoba. L’omofobia è episodica. Cancellarla del tutto è utopia”. Eppure, l’ondata di aggressioni di matrice transomofobica, fisiche e verbali, che quasi quotidianamente si registrano in Italia, così come l’urgente necessità di una legge contro l’omofobia, lascerebbero pensare il contrario. 

Il suo pride ideale

Nel corso dell’intervista, Imma Battaglia si è detta sconvolta nel sentire, durante alcuni Pride, voci che esaltavano l’Iran, un regime noto per la repressione violenta dell’omosessualità e dei diritti delle donne. Ha ricordato come molte donne siano state torturate e impiccate a Teheran semplicemente per aver lottato per la libertà e l’uguaglianza. 

A proposito dell’assenza della comunità ebraica al Pride di Milano, ha parlato di una ferita dolorosa. E ha voluto sottolineare come non tutti gli ebrei sostengano Netanyahu, così come non tutti i palestinesi sono allineati con Hamas.

Il suo Pride ideale? Quello in cui “russi ucraini, palestinesi, israeliani iraniani, tutti” possano essere presenti.

Le critiche al governo di Elly Schlein e il consiglio alla sinistra

Elly Schlein Partito Democratico Europee 2024

Infine, non sono mancate le critiche di Imma Battaglia al passato governo di Elly Schlein. A suo dire, la presenza di una leader omosessuale alla guida del Partito Democratico, non ha comportato reali progressi per la comunità LGBTQ+, dal momento che non sarebbero state ottenute conquiste significative in questi anni.

Ciò che si sarebbe aspettata, spiega, è un approccio più strategico e lungimirante, volto a costruire maggioranze trasversali su temi chiave. E citando Forza Italia, l’ha definita come esempio di forza politica che, storicamente, ha mostrato apertura e posizioni avanzate sui diritti civili. 

Per questo, sottolinea l’importanza di una sinistra capace di dialogare con le forze liberali, per allargare il fronte a sostegno delle battaglie legate a libertà, civiltà, uguaglianza e democrazia.

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