Attrice, autrice e comica dichiaratamente lesbica, Annagaia Marchioro è pronta a conquistare il pubblico televisivo con il suo primo show Puorparler, in onda su Comedy Central da oggi 18 luglio. Ma prima di salire sul palco, si racconta in un’intervista intima a Mario Manca per Vanity Fair, dove affronta con coraggio temi come l’identità, la maternità queer, il giudizio sociale e la fame di vita che l’ha sempre guidata. “A 22 anni ho scoperto di essere lesbica. Il teatro è stato la mia salvezza. E oggi, con una figlia e una famiglia queer che mi sostiene, sento di volermi più bene”. Tra ironia e vulnerabilità, la voce di Annagaia è una di quelle che mancavano nel panorama televisivo italiano: onesta, brillante, necessaria.

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Annagaia Marchioro e il debutto su Comedy Central
Alla vigilia del suo debutto in prima serata sul canale di Paramount dedicato alla comicità, Annagaia Marchioro si è raccontata a cuore aperto ed al tempo stesso ha raccontato con ironia quanto sia maniacale il processo creativo degli artisti, fatto di tentativi, ripetizioni e domande su come chiudere una frase nel modo giusto. “Siamo dei pazzi”, scherza, mettendosi anche tra coloro che definisce “ossessivo-compulsivi”.
Forse, questo lato ipercritico, lo vedremo anche sul piccolo schermo. Marchioro ammette di esserlo molto, ipercritica: “Ogni volta che mi vedo noto sempre le cose che non vanno e che avrei potuto fare meglio”, confida nella lunga intervista a Vanity Fair, dalla quale emerge una parte di sé intima, sincera, in parte inedita.
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Il sospetto di essere lesbica e la consapevolezza a 22 anni
Da bambina, Annagaia Marchioro sognava due possibili strade: diventare attrice o fare la spazzina, affascinata da quelle figure degli anni Ottanta che viaggiavano appese ai camion della nettezza urbana. Col senno di poi, racconta con ironia che forse già allora c’erano segnali della sua identità. “Forse da lì avrei dovuto sospettare che fossi lesbica”, dice con piglio ironico.
La consapevolezza di essere lesbica, però, è arrivata solo a 22 anni, dopo un incontro all’università con una ragazza che le parlò apertamente della sua fidanzata. “Ci ho messo tanto tempo”, svela, “Ho incontrato una ragazza all’università che mi ha detto che stava aspettando la sua fidanzata: lì mi si è aperto un universo perché non credevo che esistessero delle donne che desideravano delle altre donne”.
Un ruolo fondamentale, ha poi avuto anche i film Le fate ignoranti di Ferzan Özpetek, con il quale – ammette – sogna di lavorare, un giorno: “Sentivo in qualche modo che quella storia mi riguardava, anche se non sapevo bene perché. L’arte è sempre rivelatrice: il teatro mi ha salvata”.
Il teatro come ancora di salvezza
Il teatro ha rappresentato per Annagaia Marchioro molto più di una vocazione: è stato un’ancora di salvezza. Si definisce da sempre una donna “affamata”, ma in un periodo buio della sua vita quella fame si era trasformata in vuoto, tanto che ad un certo punto, rivela, “ho smesso di mangiare”. La comicità, è stata per lei una chiave indispensabile: “Aver trovato un modo comico per poterne parlare è stato fondamentale. Il teatro mi ha aiutato a trovare una cosa di cui avere fame, una cosa che non mi facesse male. Cercavo un desiderio che riuscisse a farmi stare nel mondo”.
Dietro il suo approccio comico si cela una riflessione profonda: la necessità di affrontare temi difficili con leggerezza, per poterli comprendere e far comprendere. “Nella mia comicità cerco sempre di affrontare temi difficili perché, altrimenti, non saprei come gestirli. Credo che la comicità sia un’arma meravigliosa per arrivare a chiunque oltre che per andare dentro al nostro nucleo umano”, racconta. Una scelta quasi obbligata per chi, come lei, proviene da una famiglia lontana dal mondo dell’arte, inizialmente incapace di capire il suo bisogno di esprimersi sul palco. Eppure è stato proprio quel bisogno a guidarla, a renderla oggi una voce potente e autentica nel panorama teatrale e televisivo.
L’arte come strumento di cambiamento: far ridere per far riflettere
Da giovane, Annagaia Marchioro si è sentita spesso porre la stessa domanda dai suoi genitori: “Questa cosa che vuoi fare è utile per il mondo?”. A 18 anni non aveva ancora una risposta, ma oggi non ha dubbi: “Sì. L’arte è utile per il mondo o per qualcun altro e io, nel mio piccolo, spero che affrontare certe tematiche civili e sociali in un dato registro possa aiutarmi a parlare anche agli altri”.
Lo ha capito nel tempo, anche grazie ai tanti messaggi ricevuti sui social, da persone che le hanno confidato di essere riuscite a parlare di omosessualità o genitorialità proprio grazie a un suo monologo. Momenti come quello a Propaganda Live, quando ha affrontato il tema della violenza di genere con una battuta tagliente e dolorosa – “Mia madre era più tranquilla quando ha saputo che ero lesbica, perché almeno se vi lasciate, rimani viva” – mostrano quanto la comicità, se usata con intelligenza e distacco emotivo, possa trasformarsi in un’arma per dire l’indicibile. Ed è proprio questa la sua sfida costante: far ridere senza smettere mai di far pensare.
Mamma single e la famiglia queer
Marchioro è madre di Nina, una bambina che ha scelto di avere da sola, circondata però da una rete solida e affettuosa di persone care. “Nei miei spettacoli scherzo molto sull’essere un genitore unico ma insisto anche sull’importanza di costruire famiglie alternative e rispettare qualunque forma di famiglia ognuno abbia”, dice.
La decisione di diventare madre non è arrivata subito: “Ci ho messo vari anni a maturare questa scelta, soprattutto perché in Italia non è ancora possibile né la fecondazione assistita né l’adozione per una persona single”. Dopo anni di riflessione, durante i quali aveva interiorizzato lo stereotipo delle madri sole come figure tristi e disperate, l’attrice ha poi compreso che è possibile essere una madre single e profondamente felice. “Intorno ai 35 anni ho sentito quel bisogno, e a 39 l’ho realizzato”, dice oggi con orgoglio.
All’epoca non era single: era innamorata di una donna che però non condivideva lo stesso desiderio di genitorialità, anche perché non aveva fatto coming out con la propria famiglia. Eppure, ironizza Annagaia, se quella donna avesse chiamato sua madre per dirle di essere lesbica e incinta, la madre sarebbe corsa subito da lei.
La maternità, in ogni caso, si è rivelata un’esperienza più bella e sorprendente di quanto immaginasse. “Ho scoperto di essere, per esempio, una madre poco ansiosa e ho scoperto intorno a me un gruppo di persone, una famiglia, quella che io chiamo famiglia queer, senza cui non sarei riuscita a fare nulla. Quando ero incinta ho riunito il gruppo di amiche in salotto e ho detto: ragazze, sono incinta e ho bisogno di una regia, ho bisogno di voi. Da quattro anni a questa parte non ci siamo mai fermate”, ha aggiunto.
Il rapporto col giudizio e le critiche
Il rapporto di Annagaia con il giudizio è complesso, ma anche carico di autoironia. “Ce ne frega sempre del giudizio” – ammette -, “anche se quando sei più corazzata trovi più modi per proteggerti e, spesso, soprassedere”. Sui social non mancano le critiche, spesso feroci, e se le fossero arrivate da più giovane, probabilmente le avrebbero fatto molto più male. Ora, invece, riesce più facilmente a soprassedere, anche se non del tutto.
Gli attacchi arrivano principalmente da uomini, ma anche da donne. E quando toccano l’aspetto fisico, colpiscono nel profondo: Marchioro non si è mai sentita bella e, da bambina, si percepiva come la più brutta del mondo. Ancora oggi si chiede come sarebbe stata la sua vita se fosse stata una “figa spaziale”, come dice lei, con l’ironia che le è tipica.
Proprio l’ironia è lo strumento che usa per trasformare la vulnerabilità in forza. È la chiave per affrontare i temi più delicati, facendoli arrivare al cuore del pubblico. “Ha sicuramente un impatto importante e trasformativo, che scatta quando fai in modo che le persone ti ascoltino, ridano e si riconoscano in un momento più profondo. I discorsi seriosi servono, mentre quelli comici cercano di alleggerire e, magari, rendere più popolari certi temi”.
E oggi, Annagaia si vuole più bene? La risposta è sì, anche se ci sono ancora aspetti di sé che fatica ad accettare. Ma l’amore per se stessa cresce con il tempo, come il vino buono.

