In Ungheria fa discutere, arrabbiare e infine sorridere il patetico video prodotto con intelligenza artificiale, con il quale il governo Orbán vorrebbe screditare la comunità LGBTIQ+. Il filmato è stato diffuso online in modo massivo nell’ambito della campagna propagandistica Harcosok Klubja (il club dei guerrieri ndt) orchestrata da Fidèsz, partito del presidente. Dopo un primo, iniziale sconcerto, il messaggio audiovisivo è stato travolto da un’ondata di ilarità e commenti ridicolizzanti. A rivelarlo l’agenzia stampa Telex che scrive: Ecco cosa accadrebbe in Ungheria, secondo Orbán, se ‘cedessimo alla propaganda LGBTQ’
Nel video AI si mette in scena un simbolismo splatter secondo il quale, grazie alla comunicazione digitale via social network, la cultura queer di un Pride traboccherebbe dallo schermo dei cellulari per mutuare in un liquame nero che inonderebbe la vita dei bambini rimasti a scasa, da soli, davanti al telefonino. Le immagini simulano un Pride costellato di riferimenti che – nelle intenzioni della destra illiberale – dovrebbero inquietare la popolazione: insistenti le rappresentazioni di uomini in drag, inclusa una queen che strappa una coccarda tricolore ungherese. A metà del filmato i colori dell’arcobaleno LGBTIQ+ finiscono inondati da un liquame nero oleoso non ben identificato, che finisce per travolgere l’intero corteo, fino a tracimare dagli schermi dei telefonini, per raggiungere i bambini che, rimasti da soli a casa davanti ai cellulari, si ritrovano imbrattati dalla melma. Il finale mostra i bambini uscire di casa da soli e raggiungere, sotto la pioggia nera della stessa fantomatica sostanza gender, i genitori, madre e padre, che passeggiano in strada protetti da un ombrello arancione, colore del partito Fidesz.

Secondo quanto riportato nel post di annuncio, scrive l’agenzia Telex, “il Pride ha riaperto la strada alla questione di genere” e Viktor Orbán, o qualcuno per suo conto, ha scritto che “la sinistra vuole abolire il sistema ungherese di protezione dell’infanzia insieme a Bruxelles” e che “la risposta di Harcosok Klubja (il famoso club dei guerrieri) è pronta“.
“Proteggeremo i nostri figli e nipoti!” – ha scritto Viktor Orbán. Ma è la stessa Telex che pone la prima domanda logica che nasce spontanea guardando il video:
“perché ci sono bambini, chiaramente più piccoli di sei anni, soli a casa, che guardano qualcosa sui loro cellulari senza supervisione, mentre i loro genitori sono in piedi fuori, sotto un ombrello, in strada?“.
L’ilarità si fa così strada nelle reazioni social: “”Ecco perché non bisogna lasciare i bambini a casa da soli con il telefono… iniziano a guardare la propaganda governativa e si spaventano” scrive l’utente Jidaki a commento del video. “Più in basso di così non si può, patrioti” è l’ironia di Bolhab. “Per Fidesz è sempre più difficile sopportare la pressione del potere: bisognerebbe davvero liberarli da questo peso” commenta Zolter. Quindi un diluvio di critiche squisitamente politiche, in un clima pre-elettorale in vista delle elezioni dell’aprile 2026 che danno Orbán in caduta libera: “I soldi delle nostre tasse spesi per video pubblicitari deprimenti“, e ancora “È uno stile di propaganda nazista“, e ancora “È la morte cerebrale di Fidesz“.
In vista delle elezioni di aprile 2026, Viktor Orbán affronta un crescente malcontento: economia stagnante, inflazione alta, corruzione diffusa e isolamento internazionale stanno erodendo il consenso. I sondaggi danno in vantaggio il partito Tisza di Péter Magyar, ex alleato di Orbán, leader di un’opposizione collocata comunque a destra, che tuttavia appare credibile all’elettorato magiaro e apertamente pro-Europa.
Clamoroso è stato infine il fallimento del divieto di Pride, travolto dai 200.000 di Budapest che il governo ungherese non è riuscito a multare, né a intimorire muovendo i burattini dell’estrema destra neo-nazista. Il tramonto di Viktor Orbán sembra dunque sempre più probabile, nonostante la debolezza della Commissione von der Leyen che sulla grave violazione di un diritto fondamentale per l’Unione Europea, non ha preso una posizione chiara. I fallimenti dell’uomo che ha inventato la “democrazia illiberale” (definizione coniata dallo stesso Orbán) nel cuore dell’Unione Europea e che ha vietato il Pride e il binarismo di genere in costituzione, sotto gli occhi di tutti.
Di seguito il video realizzato da Gay.it al Budapest Pride in cui il corteo LGBT viene documentato nella sua realtà, senza uso di intelligenza artificiale.
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