Ursula von der Leyen dovrà superare oggi al Parlamento europeo la mozione di sfiducia presentata da una frangia della destra conservatrice e ultranazionalista, innescata dal cosiddetto “Pfizergate”. Al centro dello scandalo, gli SMS scomparsi tra la presidente della Commissione e il CEO di Pfizer, Albert Bourla, durante la trattativa diretta per l’acquisto di quasi due miliardi di dosi anti-Covid nel 2020, nella passata legislatura europea. Un caso che la Corte di giustizia UE ha definito opaco, chiedendo maggiore trasparenza.
In questa legislatura Von der Leyen ha il sostegno dei 4 principali gruppi europeisti: Popolari (PPE), Socialisti e Democratici (S&D), Renew Europe (liberali) e GreensEFA (Verdi). Il voto di sfiducia, per essere efficace, dovrebbe ottenere i due terzi dei voti: è presumibile che l’offensiva dei firmatari della mozione non abbia effetto.
Tuttavia i malumori sulla linea politica tenuta sinora dalla Presidente della Commissione non giungono soltanto dall’estrema destra dei Patrioti (tra cui la Lega di Vannacci), ma anche da una consistente area della sua maggioranza, in particolare dai Socialisti e Democratici (S&D): potrebbero votare la sfiducia proposta dall’estrema destra?
Elly Schlein alcuni giorni fa aveva minacciato di far mancare il supporto del PD dopo le decisioni sul piano di spesa da 800 miliardi per il riarmo. Decisioni che, secondo parte della sinistra europea, la Commissione von der Leyen avrebbe intrapreso direttamente con il consiglio degli Stati, esautorando il Parlamento europeo dal necessario dibattito. Il PD ha il più grande gruppo di eurodeputati tra i S&D e i suoi voti potrebbero essere decisivi. “Von der Leyen sta tradendo la maggioranza che l’ha eletta, anche per le ambiguità sul riarmo, e rischia di diventare il notaio della destra sovranista europea” aveva sottolineato l’eurodeputato PD Alessandro Zan da Budapest a Gay.it.
La Commissione von der Leyen viene infatti criticata da sinistra anche per le mancate decisioni esecutive contro l’Ungheria sul divieto imposto ai Pride. Davanti alle gravi violazioni dei Trattati europei sulla libertà di dissenso e di manifestare, e dopo la vittoria politica della linea della disobbedienza assunta dai 200mila partecipanti al Budapest Pride, la debole linea dell’ambiguità tenuta dalla Commissione con il governo illiberale di Orban emerge oggi con i contorni di una chiara fragilità politica. Ed è stato proprio Zan ieri a intervenire in plenaria sul tema, ricordando che von der Leyen “deve meritare la fiducia del Parlamento“.
Budapest Pride, nessuna multa ai 200mila: Orbán si arrende alla disobbedienza civile
Sul Budapest Pride “la Commissione è stata pavida e tardiva senza prendere alcuna decisione ferma contro il divieto di Orbàn. Per questo serve attivare subito l’articolo 7 dei trattati contro l’Ungheria” ha affermato Zan, responsabile diritti nella segreteria PD e vicepresidente della LIBE (commissione per le libertà civili, la giustizia e gli affari interni), che ha ricordato il coraggio dei 200mila al Budapest Pride, che hanno “marciato contro l’odio istituzionale a rischio di sanzioni e aggressioni“. Coraggio che, a detta di Zan, è mancato “qui a Bruxelles da parte di quelle istituzioni che dovrebbero essere garanti dei trattati che Orbàn calpesta quotidianamente. I cittadini europei hanno avuto coraggio, la Commissione europea no”.
L’eventuale mancanza di fiducia a von der Leyen con la sottrazione di voti da sinistra, secondo alcuni osservatori potrebbe spalancare l’ingresso nella maggioranza europea a FDI/ECR di Meloni che, anche grazie alla sintonia con la Germania di Merz, stanno lentamente attuando una strategia di moderazione politica in Europa che potrebbe presto farli entrare nel PPE e farli sedere al “tavolo di governo” con Ursula. Fantapolitica europea per ora, tutt’al più che non è detto che il PD italiano insieme al gruppo dei S&D voti a favore della sfiducia proposta dall’estrema destra dei Patrioti sul caso Pfizer. Intanto oggi è prevista la presenza di von der Leyen a Roma a fianco proprio di Meloni: nella capitale italiana si terrà il vertice per la ricostruzione dell’Ucraina, che in questi giorni è vittima dei più feroci e distruttivi attacchi armati della Russia di Putin dall’inizio dell’invasione iniziata nel febbraio 2022.
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Insieme a PPE e ReNew Europe, anche i Greens/EFA hanno già annunciato che bocceranno la mozione di sfiducia contro von der Leyen: i loro eurodeputati voteranno contro, si asterranno o semplicemente non parteciperanno alla votazione. Più sfumata la posizione dei S&D (Socialisti & Democratici): il gruppo ha chiarito che non voterà a favore della mozione di sfiducia contro von der Leyen. Tuttavia, il voto S&D potrebbe articolarsi in astenuti, assenti o contrari, a seconda delle sensibilità interne, a condizione di non piegarsi alle pressioni dell’estrema destra. Il PD toglierà la sua fiducia a von der Leyen e voterà con l’estrema destra? Il Movimento Cinque Stelle, per bocca del leader Giuseppe Conte, ha fatto sapere che i pentastellati non hanno mai votato la fiducia ad Ursula e non la voteranno neanche questa volta, insieme alla Lega di Vannacci e Salvini che voterà a favore della sfiducia proposta dai Patrioti europei.
E mentre il PD/S&D minaccia di far mancare i suoi voti, FDI/ECR di Meloni è decisa ad unirsi a Forza Italia/PPE e sostenere la Commissione von der Leyen nel momento di sua massima fragilità. Un mosaico ad altissima tensione nel quale i contenuti politici relativi a diritti, guerre e riarmo si mescolano alle tattiche di galleggiamento assunte da von der Leyen: l’Unione Europea rischia di scivolare ulteriormente a destra e di perdere ulteriormente credibilità. E mentre la Russia bussa alle porte dell’Unione con bombe, droni e cannoni, in Ucraina per la prima volta sono stati riconosciuti i diritti di una coppia gay.
