Dopo la sua scomparsa, la storia di Thiago Elar, ragazzo transgender 27enne, è diventata un grido che chiede ascolto e rispetto. Il giovane, noto su TikTok, ha trovato il coraggio di raccontarsi, di mostrarsi per quello che era, seppur in una società che troppo spesso fatica a riconoscere e accogliere le vite delle persone trans. Eppure, anche dopo la morte, Thiago ha subito l’ennesimo atto di violenza: la cancellazione della sua identità da parte di alcuni media, che hanno scelto di ignorare il suo nome e il suo genere.

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La denuncia dopo la morte di Thiago

Thiago aveva avuto il coraggio di raccontarsi e di rendersi visibile ben prima della sua tragica scomparsa. La sua testimonianza, oggi più che mai, si impone come una denuncia delle gravi carenze nei percorsi di supporto alla salute mentale per adolescenti e giovani transgender.
In un post Instagram congiunto, Azione Trans/ Transgredior, Arcigay Roma, Gay Center e Differenza Lesbica Roma hanno voluto ricordare quali sono, ad oggi, i vuoti registrati e che andrebbero denunciati: “l’inadeguatezza dei percorsi di supporto per la salute mentale dei più giovani” e “l’inadeguatezza degli approcci per chi vive un’incongruenza di genere o esprime affettività alternative all’eteronormatività”.
Gay Help Line segnala da anni l’isolamento, il rifiuto familiare e l’assenza di risposte adeguate per ragazzə vulnerabili, che diventano automaticamente invisibili agli occhi della società. “A fare la differenza può essere solo un approccio che non patologizzi le identità sessuali e dia strumenti per contenere l’impatto dell’abbandono sociale”, si legge nel post social.
Il caso di Thiago Elar diventa simbolo di una transfobia sistemica
In un contesto ancora segnato da transfobia e stigmatizzazione, anche nelle istituzioni e nei media, la vicenda di Thiago rappresenta l’urgenza di un cambiamento strutturale. Solo così sarà possibile onorare il suo racconto e proteggere lə ragazzə che, come lui, cercano di vivere liberamente la propria verità.
Transgredior e Arcigay Roma hanno voluto denunciare con forza, quanto accaduto nel caso di Thiago Elar, soprattutto da parte di molti media: “Dopo la scomparsa di Thiago, diverse testate hanno scelto di pubblicare il suo deadname e parole al femminile, giustificandosi con la citazione. Ma non è cronaca oggettiva: è una scelta. E ogni scelta ha un impatto”.
Ma non solo. Secondo ciò che si legge nel medesimo post, il 27enne avrebbe subito episodio di transfobia anche in famiglia. “Le parole della madre, che durante l’elogio ha negato pubblicamente la sua identità, sono dolorose” – scrivono – “Più grave è la scelta dei media di rilanciarle senza filtri, cancellando il suo percorso”.
Il post di denuncia contro l’uso del deadname e il misgendering si conclude con un messaggio chiaro: “Citare non è neutro. Raccogliere l’eredità di Thiago vuol dire riconoscerla, rispettarla, proteggerla. Thiago era un ragazzo. E continueremo a nominarlo per ciò che era”.
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Le parole del sindaco

Un approccio completamente differente nei confronti della storia di Thiago Elar, è arrivato invece da parte del sindaco di Osio Sotto, Corrado Quarti. Ai microfoni di AlaNews – che ha ripreso le immagini toccanti del funerale del tiktoker -, il primo cittadino ha usato parole di grande cordoglio per la scomparsa del 27enne: “Ho un ricordo bello e positivo. Abbiamo avuto modo di incontrarlo e di stare vicino alla famiglia nei momenti più critici, perché si sono avvicinati al Comune, all’amministrazione e al servizio sociale per un supporto”.
Il sindaco Quarti ha ricordato come Thiago avesse iniziato un percorso in una struttura psichiatrica “per recuperare e star meglio”. Il primo cittadino ha confermato di conoscere la famiglia del ragazzo – la mamma e i nonni -, ed ha aggiunto: “A nome della comunità esprimo le più profonde e sincere condoglianze per questa perdita di questo ragazzo giovane”.
Rispetto alla fine drammatica di Thiago, ha concluso: “Sicuramente ha dentro si con sé tanti pensieri, un po’ tribolato. Però siamo vicini alla famiglia e speriamo che Thiago abbia cercato la pace che tanto cercava”.
