Attenzione:
Il contenuto (foto e video) potrebbe urtare la vostra sensibilità
Thiago Elar, questo è il nome che ha deciso di utilizzare un ragazzo transgender di 27 anni che sta lottando, ormai da tempo, con un disturbo dell’alimentazione molto forte e distruttivo. La sua è una storia complessa, emersa sia su TikTok che su Instagram, che ci impone una riflessione profonda e, perché no, un sano scetticismo per via delle numerose ombre che, nel corso del tempo, sono emerse tra i commenti social.
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Quando navighiamo su TikTok, capita di incappare in profili che catturano l’attenzione, a volte per la loro originalità, altre per la loro capacità di toccare corde emotive del tutto inaspettate.
Questo è il caso di Thiago Elar, un ragazzo che, pur contando oltre 100.000 follower, non è un “tiktoker” nel senso classico del termine. La sua presenza sulla piattaforma è incessante: pubblica, secondo una stima, circa una ventina di video al giorno.
E non sono video qualsiasi. Sono quasi tutti uguali nel tono e nel messaggio, ripresi sempre nella stessa maniera.
“Ciao mamma, è tuo figlio che ti parla…”: l’appello alla madre
I contenuti di Thiago sono un fiume in piena. Talvolta i suoi messaggi sono diretti a sua madre, come nel video che inizia con “ciao mamma è tuo figlio che ti parla col cuore in mano perché non ce la fa più, non ce la fa più”.
L’obiettivo principale di Thiago sembra essere proprio quello di arrivare a sua madre per dare una vera e propria svolta alla sua vita e aiutarlo ad uscire dalla clinica psichiatrica dove è rinchiuso da circa un anno e mezzo.
La sua storia sembra essere radicata in un conflitto familiare di lunga data. Thiago racconta di non tornare a casa sua da 5 anni. La ragione sarebbe una lite con la madre: “durante una colluttazione io le ho trattenuto i polsi per autodifesa e lei è andata a farsi refertare in ospedale e mi ha denunciato per violenza e maltrattamenti familiari”.
A seguito di ciò, un avvocato d’ufficio gli avrebbe fatto avere “4 anni” passati “in comunità” e l’attuale periodo in psichiatria.
Non si sente colpevole, affermando che “l’unica cosa che ho fatto è stata difendermi da mia madre che mi stava facendo del male”. Anzi, rincara la dose, dichiarando che “il suo compagno (della madre, ndr) anni addietro mi spaccò anche determinate ossa e mi lasciò i segni”.
Tuttavia, sono moltissimi i commenti discordanti sui social che parlano di una precedente situazione di tossicodipendenza e violenza nei confronti della madre e della nonna tanto da spingerle ad intervenire in maniera piuttosto drastica.
@thiagoelar♬ suono originale – thiagoelar
Commenti contrastanti e accuse: il web non perdona Thiago Elar
Nonostante i molti “punti oscuri”, dalle richieste strane che Thiago farebbe in privato fino agli atteggiamenti molto ambigui, la situazione non è certamente ottimale e la tantissima sofferenza (sia fisica sia mentale) è piuttosto evidente.
Nei suoi video sembra quasi parlare al vuoto, ma il fatto che lo faccia pubblicamente (e in continuazione), suggerisce che non abbia nessuna alternativa. Non si può avere certezza sul motivo esatto della sua ‘reclusione’, ma la sua descrizione del luogo e la situazione nel complesso lasciano intendere pensare che ci troviamo davanti a una persona che ha bisogno più di aiuto che di giudizio.
Uno degli aspetti più controversi della vicenda emerge quando si tenta di offrire aiuto a Thiago privatamente. Se si prova a scrivergli su Instagram, secondo le numerose ricostruzioni del social, pare che l’unica cosa che vi chiederà saranno soldi per un’operazione laser agli occhi e al massimo un avvocato che provi a tirarlo fuori dal posto in cui si trova.
Questa richiesta, specialmente quella per l’operazione agli occhi, appare molto sospetta. Tali incongruenze hanno portato alcuni utenti anche ad accusarlo di truffa.
Tuttavia, anche di fronte a richieste che possono sembrare sospette, Thiago si trova effettivamente in una situazione molto complicata e dolorosa che meriterebbe un pronto intervento.
@thiagoelar♬ suono originale – thiagoelar
“Continuate a chiamarmi XXX”: il peso del dead name
Tra le pieghe di questa storia, emerge anche un dettaglio personale molto importante. Nei documenti dell’operazione che Thiago vorrebbe fare agli occhi, è segnato pure il suo codice fiscale. Cercando le corrispondenze, esce il suo dead name.
È lo stesso Thiago Elar a spiegare: “Continuate a chiamarmi XXX perché sui documenti ho ancora il nome femminile, l’ho detto mille volte sono un ragazzo transgender ho tutto di un uomo tranne il nome sui documenti. Mi chiamo Thiago, mi sento Thiago dal 2018 ho fatto tutto il percorso al Niguarda e sono Thiago”. Questo elemento aggiunge un altro strato di complessità al percorso doloroso della vita del ragazzo.
Un’altra linea narrativa persistente nei suoi video è la ricerca di una fidanzata. Thiago cerca una ragazza e pubblica almeno una volta al giorno un video su questo tema, facendo appello di seguirlo su Instagram.
“Qui anche oggi per trovare una fidanzata a TH… insomma non sono figo come dico sempre, però ho il mio fascino”, racconta in uno dei numerosi video postati sui social.
In passato, il ragazzo ha persino pubblicato video sulla sua ex fidanzata, ripensando probabilmente a uno dei periodi più felici della sua vita.
La storia di Thiago Elar ci costringe a interrogarci su cosa significhi oggi cercare aiuto online, specie per chi appartiene a minoranze spesso marginalizzate anche fuori dal web. I social diventano il palcoscenico di dolori autentici, ma anche lo spazio dove il confine tra empatia e sospetto si sfuma pericolosamente. Esporre il proprio dolore significa talvolta trovare ascolto, ma significa anche esporsi al giudizio feroce di migliaia di sconosciuti pronti a trasformare ogni fragilità in un processo pubblico. In questa vertigine digitale resta una domanda sospesa: i social possono davvero offrire salvezza o finiscono solo per esasperare solitudini già insopportabili? Non abbiamo risposte definitive. Abbiamo solo il dovere di continuare a guardare queste storie con rispetto, senza cedere alla tentazione facile del tribunale social.
Resta l’immagine di un ragazzo in difficoltà, che grida nel vuoto del web, sperando che qualcuno lo possa ascoltare.
Tra i suoi ultimissimi video, in uno dice di essere chiaramente ad un passo dalla morte: “La situazione è grave, nessuno mi aiuta ad uscire di qui. Sono stanco… non sapete quello che io sto vivendo”.
Poi il nuovo appello alla mamma: “Ciao mamma, è tuo figlio che ti parla: guarda in che condizioni sono mamma. Io non voglio andare al creatore in un letto d’ospedale. Non voglio, non me lo merito, non ho fatto niente di male, che qualcuno mi aiuti, per favore”.
E ancora: “Sono stremato, qui mi stanno accoppando e voi non ve ne rendete conto, sto qui da un anno e quattro mesi, non ha più senso niente, io non ce la faccio più”.
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