Tribunale di Firenze riconosce Eleonora e Arianna mamme di due gemelli nati con fecondazione eterologa e transfer: “Sono felici”

Doppia maternità riconosciuta a Eleonora e Arianna: la sentenza di Firenze segna un passo avanti per i diritti delle famiglie omogenitoriali. "Due cognomi per i nostri figli".

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La storia di Eleonora Urle e Arianna Roselli, una coppia unita civilmente e residente ad Anghiari, in provincia di Arezzo, segna un passo significativo nella lunga battaglia per il riconoscimento dei diritti delle famiglie omogenitoriali in Italia. Dopo anni di attesa e incertezze legali, il Tribunale per i Minorenni di Firenze ha finalmente riconosciuto ad Eleonora lo status di madre dei due gemellini, nati da fecondazione eterologa assistita e transfer embrionale.

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La storia di Eleonora e Arianna, mamme di due gemelli

Negli ultimi mesi, la giurisprudenza italiana ha compiuto piccoli ma significativi passi avanti nel riconoscimento delle famiglie arcobaleno. Un punto di svolta è stato rappresentato dalla recente sentenza n. 68 del 22 maggio 2025 della Corte Costituzionale, che ha aperto alla possibilità di riconoscere i figli nati da coppie di donne senza dover ricorrere all’adozione in casi particolari come unico strumento giuridico, così come previsto in passato.

Il caso di Eleonora e Arianna, tuttavia, vede la sentenza di un Tribunale, quello per i Minorenni di Firenze. Dopo anni di attese e lunghe trafile burocratiche, la coppia ha ottenuto il riconoscimento ufficiale e completo della loro genitorialità condivisa. La storia delle due mamme di Anghiari è emblematica di una battaglia più ampia per il riconoscimento delle famiglie omogenitoriali in Italia. Un percorso fatto di ostacoli, lentezze legislative, ma anche di amore, coraggio e determinazione. E oggi, grazie a una sentenza illuminata, due bambini possono finalmente dire con orgoglio: “Siamo felici”.

La nascita dei gemelli, avvenuta nel giugno 2022, è il frutto di una fecondazione artificiale eterologa eseguita a Barcellona nell’ottobre 2021, pratica tuttora vietata per le coppie omosessuali in Italia. Arianna ha portato avanti la gravidanza, mentre Eleonora li ha generati con fecondazione eterologa assistita, attuando il trasferimento embrionale sulla compagna. Tuttavia, alla nascita solo Arianna è stata riconosciuta come madre biologica, mentre Eleonora, nonostante fosse madre “di fatto”, non aveva alcun riconoscimento legale.

Eleonora ha raccontato ai microfoni di Arezzo TV tutta l’angoscia vissuta negli ultimi anni: “Sono stati anni lunghi e intensi, con un po’ di timori, però non abbiamo mai perso la speranza”, ha raccontato. Un timore giustificato anche da una seconda paura della donna: “Mamma alla fine io lo sono sempre stata nei fatti, ma ho avuto paura che nel caso in cui loro avessero avuto bisogno di me, in assenza di Arianna per motivi di lavoro. Nel caso in cui la mia presenza era fondamentale, per lo Stato sarebbe stato un problema”. Da qui, una lunga battaglia fatta di burocrazia e udienze. “Sapere di essere una madre e doverlo dimostrare è brutto. Biologicamente sono sempre stati miei. Era un po’ ridicolo dover adottare i propri figli”, ha aggiunto la donna.

Il ruolo del tribunale: l’interesse dei minori al centro

Grazie al ricorso presentato con l’assistenza dell’avvocata Ramona Borri, il tribunale dei minori di Firenze ha emesso nei giorni scorsi la propria sentenza, con la quale la Corte ha concesso a Eleonora l’adozione in casi particolari, un istituto giuridico che permette anche al genitore non biologico di essere riconosciuto ufficialmente. “Una liberazione e anche una sicurezza in più, soprattutto. Non avere più quella paura di non poterli rappresentare al 100%”, ha commentato Eleonora

Eleonora Urle
Eleonora Urle

Una vittoria che i giudici fiorentini hanno motivato esplicitamente con riferimento all’interesse primario dei bambini, da sempre cresciuti in un contesto familiare solido, affettuoso e stabile.

I bambini ora portano entrambi i cognomi delle madri. “È stato molto emozionante. Adesso quando i nostri figli si presentano, dicono il nome e i due cognomi”, hanno commentato le due donne, secondo le quali, “Sono felici, sono sempre stati felici e se glielo chiedi, ti dicono che sono felici perché hanno due mamme”. Un’affermazione che conferma quanto la felicità e la serenità dei minori non dipendano dalla composizione “tradizionale” della famiglia, bensì dalla qualità dell’amore e della cura ricevuti.

 

Famiglia, identità e il valore del riconoscimento legale

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Arianna Roselli
Arianna Roselli

Il riconoscimento applicato dalla legge, non riguarda però solo le due mamme: “Adesso anche i nonni e gli zii lo sono al 100% e così tutti gli altri parenti. A livello emotivo e affettivo ovviamente lo sono sempre stati, però c’era il peso di doversi sentire riconosciuti dallo Stato”, spiega Eleonora

Un riconoscimento che non solo regolarizza aspetti pratici (come il diritto all’eredità o alla tutela legale), ma restituisce dignità a un’intera rete affettiva che ruota attorno ai bambini. “E’ brutto, perché comunque biologicamente sono sempre stati miei figli e quindi era un po’ ridicolo dover adottare i propri figli però purtroppo la legge è questa”, ha aggiunto la donna. 

Tuttavia, rappresenta anche un segnale forte per il futuro: “Quando saranno grandi forse saranno ancora più felici e capiranno ancor di più questo grande passo, anche se loro ora vedono la sostanza”, afferma Arianna. “Finora Eleonora è sempre stata mamma a tutti gli effetti”.

“Quando c’è desiderio di aver famiglia non ci devono essere disuguaglianze di qualsiasi genere – conclude Ariannami auguro che i nostri figli crescano in un mondo più aperto, liberi, nel rispetto di tutti. E felici”.

Il commento dell’avvocata della coppia

Avvocata Ramona Borri, legale della coppia
Avvocata Ramona Borri, legale della coppia

La sentenza del tribunale toscano si inserisce in un quadro giurisprudenziale sempre più orientato al riconoscimento dei diritti delle famiglie omogenitoriali, nonostante la normativa italiana sia ancora carente e frammentata. “La giurisprudenza esorta nel corpo degli atti il legislatore a provvedere in questo senso – afferma l’avvocato Ramona Borri legale delle due donne – ci sono proprio dei moniti estremamente chiari. C’è ancora un po’ di stasi. Vediamo se in questi anni qualcosa succederà”.

Attualmente, infatti, in Italia non esiste una legge che disciplini in modo organico la genitorialità nelle coppie dello stesso sesso. Le sentenze favorevoli dipendono molto dalla sensibilità dei tribunali e dall’approccio interpretativo dei giudici.

Doppia maternità riconosciuta: cosa cambia con la sentenza della Consulta

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La storia di Eleonora e Arianna è l’ultima di una lunga serie a concludersi positivamente davanti a un tribunale. Con una recente decisione, il Tribunale per i Minorenni di Firenze ha infatti riconosciuto a entrambe la piena genitorialità. Ma c’è un aspetto interessante che merita di essere chiarito: la coppia ha ottenuto questo riconoscimento attraverso il percorso – più lungo e complesso – dell’adozione in casi particolari, una strada che oggi, grazie alla sentenza n. 68 del 22 maggio 2025 della Corte Costituzionale, non è più l’unica possibile. La Consulta ha infatti stabilito che le coppie formate da due donne possono chiedere il riconoscimento della doppia maternità fin dalla nascita, oppure, se l’atto è già stato formato, la sua rettifica. 

Non è noto perché Eleonora e Arianna abbiano scelto di proseguire con l’adozione invece di richiedere la rettifica all’ufficiale di stato civile, come oggi sarebbe consentito. È possibile che il procedimento fosse già avviato da tempo e in fase di decisione quando la sentenza della Corte è arrivata. Tuttavia, da un punto di vista politico-giudiziario, considerando l’incertezza sulle future decisioni del governo, chi si trova in questa situazione farebbe bene a ottenere una sentenza definitiva, da conservare come tutela formale. Di fatto, è preferibile disporre di un atto di nascita rettificato con riconoscimento “ab origine” piuttosto che affidarsi alla rettifica derivante dall’adozione in casi particolari. Va inoltre precisato che la sentenza di adozione riguarda sempre una sola delle due madri, poiché l’altra è già riconosciuta legalmente come genitore; pertanto non si tratta di un riconoscimento congiunto a entrambe.

Oggi, ciò che conta di più è la serenità dei due bambini e il riconoscimento pieno della loro famiglia. Allo stesso tempo, il caso delle due donne aretine ricorda l’importanza di diffondere con chiarezza le nuove possibilità giuridiche, per accompagnare con maggiore consapevolezza i percorsi delle famiglie arcobaleno in un contesto che finalmente sta evolvendo.

© Riproduzione riservata.

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