Il primo Termoli Pride tra festa e omofobia: “Sto fr*cio”. Vittoriano Perris denuncia: “Mai più in silenzio”

Il primo Pride di Termoli tra colori e insulti: Vittoriano Perris denuncia l’omofobia online e lancia un appello alla responsabilità sociale. Nasce il movimento ‘Io sto con Vittoriano’.

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Vittoriano Perris denuncia l'omofobia dopo il Termoli Pride
Vittoriano Perris denuncia l'omofobia dopo il Termoli Pride
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Il 26 luglio 2025 Termoli ha ospitato il suo primo Pride, un evento storico che ha inaugurato un nuovo capitolo nella vita civile della cittadina molisana. A raccontare le emozioni e, purtroppo, anche l’ombra dell’odio è Vittoriano Perris, giovane professionista omosessuale che ha scelto Termoli per lavorare e vivere. Perris ha però denunciato la pioggia di commenti d’odio sui social e invitato tutta la comunità a riflettere sull’omofobia ancora radicata in molti contesti quotidiani.

Termoli Pride 2025
Termoli Pride 2025

Termoli Pride, non solo gioia e colori: Vittoriano Perris denuncia l’odio social

Sabato 26 luglio, il lungomare di Termoli si è trasformato in un carro di colori, musica e sorrisi. Per la prima volta la città ha visto sfilare persone di tutte le età, famiglie, drag queen e sostenitori dei diritti LGBTQIA+. “Era una festa popolare, come quelle patronali”, ricorda Perris nell’intervista a PrimoNumero.it, dopo aver già partecipato a vari Pride italiani, di Bologna, Napoli, Roma e Bari. 

A rendere unico l’evento termolese è stata l’atmosfera di semplicità: nessuna ostentazione frivola, ma la ricerca di un senso di libertà autentica, di potersi vestire, truccare o semplicemente camminare “senza paura”. “Il Pride è questo: è la voglia di sentirsi liberi. Liberi di vestirsi, di truccarsi, di camminare senza paura. Non c’è ostentazione. E anche quando c’è, e non era il caso di Termoli, nessuno dovrebbe giudicare”, ha aggiunto Vittoriano. 

Se la parata – alla quale il Comune non ha concesso il patrocinio – è stata gioiosa, il “dopo” è stato amaro: sui social media si è scatenata una vera e propria valanga di omofobia e ingiurie. Perris riporta frasi come “che schifo”, “carnevale fuori stagione”, “invertiti” e “depravati”. “Scrivere certi commenti non sono i ragazzi. Sono adulti. Padri, madri, gente con figli che cresceranno con l’odio addosso. Genitori, in alcuni casi, di ragazzi che conosco e che hanno paura di manifestare la propria omosessualità per un contesto che sanno già li discriminerà a priori”, denuncia il professionista. 

L’ipocrisia di Termoli tra degrado tollerato e paura nascosta

Per Vittoriano Perris, l’atteggiamento di Termoli è segnato da profonda ipocrisia: “Su certe spiagge del litorale nord, e lo sappiamo tutti benissimo, si vede di tutto: sesso aperto, uomini adulti che ci provano con ragazzine che potrebbero essere figlie e nipoti. Situazioni, queste sì, di degrado che si consumano soprattutto nel fine settimana tra auto, spiaggia, gabbiotti. Nessuno dice nulla, probabilmente fenomeni come i Calippo tour sono tollerati. Perché? Perché è un contesto eterosessuale. Allora tutto è concesso. Ma se balli con una bandiera arcobaleno, allora sì che diventi un problema”, tuona.

Tra i commenti omofobi non ci sono soltanto insulti anonimi, ma minacce concrete che spaventano chi sta facendo coming out. “Alcuni ragazzi mi hanno confidato che se la famiglia scoprisse la loro identità li ammazzerebbero. Frasi come: ‘Mio padre mi spara’. Vivono nel terrore. Ecco perché serve accoglienza, empatia, presenza”, racconta Perris. Questo clima di terrore impedisce a molti adolescenti di vivere la propria identità liberamente: hanno paura di entrare in palestra, di tenersi per mano in pubblico o semplicemente di essere se stessi.

Il peso dell’ignoranza e della disinformazione

Secondo Vittoriano, l’omofobia nasce da ignoranza: “Essere gay non è una scelta, ma natura. È genetica, è scienza”. La diffidenza verso fenomeni culturali come il drag o il burlesque resta ostinata nonostante il successo di questi spettacoli in programmi televisivi di grande audience. “I camperos e le drag queen sono artisti, performer. Non è uno status sociale, è spettacolo. È arte non c’è nulla di cui vergognarsi”, dice ancora, eppure c’è chi giudica o, peggio ancora, insulta. 

Dagli insulti omofobi alla denuncia

L’intervista di Vittoriano Perris è stata successivamente rilanciata sui social, ma, a dimostrazione di come l’omofobia sia ancora molto radicata, sono stati alcuni commenti violenti che ne sono seguiti. Il giovane manager e attivista LGBTQIA+, è finito nel mirino di un commento omofobo pubblicato su Facebook: “Ma sto fr*cio”, ha scritto un commerciante locale sotto un post che rilanciava il suo articolo sul Pride. Una frase breve, brutale e carica d’odio, che ha spinto Perris a denunciare formalmente il responsabile per diffamazione aggravata e istigazione all’odio.

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Vittoriano, che ha deciso di “metterci la faccia” anche stavolta, si è presentato alla Caserma dei Carabinieri di Termoli per formalizzare la denuncia. “Sono due giorni che non dormo e ho lo stomaco chiuso ed entrare oggi in una Caserma (non l’avevo mai fatto prima d’ora) mi ha fatto tremare le gambe. Ma non possiamo più far finta di niente, e questo mi ha spinto ad agire”, ha commentato su PrimoNumero, “Denunciare è stato un passo difficile, ma necessario. Non per me soltanto: per tutte le vittime di odio che non parlano. Il cyberbullismo va combattuto, ho scelto di iniziare a farlo”.

I Carabinieri hanno accolto la segnalazione con partecipazione e rispetto, riconoscendo il peso culturale e sociale del caso. Il leone da tastiera, identificato come un commerciante locale, dovrà ora affrontare un processo legale che potrebbe concludersi con una condanna e il pagamento dei danni. “Per tre parole, pagherà caro. Bisogna capire che offendere online non è gratis. C’è un prezzo, e non solo morale. È ora di finirla con l’idea che i social siano una zona franca”, ha aggiunto Vittoriano. 

Nasce “Io sto con Vittoriano”: un movimento spontaneo contro l’odio

Io sto con Vittoriano

La vicenda ha generato un’ondata di solidarietà. In poche ore è nato il movimento “Io sto con Vittoriano”, un’iniziativa virale fatta di messaggi, strette di mano, post condivisi e screenshot di affetto. Il suo significato va oltre la persona: rappresenta una resistenza collettiva all’odio, una presa di posizione civile contro l’omofobia e il bullismo online.

Anche l’associazione termolese “La Casa dei Diritti” ha manifestato sostegno a Perris, proponendogli di collaborare alla creazione di uno sportello d’ascolto per persone LGBTQIA+ vittime di discriminazione, oggi del tutto assente sul territorio.

Sinistra Italiana Campobasso ha espresso pubblicamente solidarietà a Vittoriano Perris: “Essere chiamato “fr0c*” non è un’opinione, né una “caduta di stile”: è un’aggressione vomitevole. L’omofobia non è tollerabile. Né online, né altrove”, si legge sulla pagina Facebook.

Minacce anonime e l’appello di Perris: “Basta profili falsi, serve responsabilità sui social”

Eppure non è mancato il lato più oscuro della medaglia: “Purtroppo ho anche ricevuto chiamate anonime di minacce e offese”. Vittoriano ha ribadito che il caso denunciato non è isolato. Tra i commenti segnalati, anche frasi inquietanti come “l’acido costa 2,50 euro al supermercato”, spesso scritte da profili fake. Ma nel caso denunciato, l’autore era un adulto con un’attività pubblica, già noto in città per iniziative discutibili anche verso le donne. “Se colpisce me, domani può colpire una donna, un ragazzino, una persona fragile. Ognuno di noi ha il dovere di fermarlo”.

La vicenda ha riacceso il dibattito su anonimato e responsabilità sui social. Perris rilancia una proposta già discussa in altri Paesi europei: l’obbligo di associare un profilo social a un documento d’identità. “In Italia chiunque può aprire un profilo falso e insultarti senza pagarne le conseguenze. In altri Paesi non è così. Dobbiamo portare questa battaglia all’attenzione delle istituzioni. Perché io non posso vivere con il timore che il mio numero di telefono, che è pubblico, venga usato per minacciarmi”.

“Mai più in silenzio: denunciamo”

Il messaggio che Vittoriano lancia è forte e chiaro: “Mai restare in silenzio. Mai più. Se ci fermiamo, vince l’odio. Ma se denunciamo, l’odio comincia a tremare”. Ogni denuncia diventa un atto politico, una presa di posizione contro la violenza verbale che infesta il web. 

Perris non si considera un eroe né un paladino, ma una persona qualunque che ha deciso di reagire. “Tante persone non vanno neppure in caserma per paura. E invece io voglio dire: andateci. Non siete soli”.

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