Trump ha ufficialmente vietato alle atlete trans di recarsi negli Stati Uniti per gareggiare

In vista di Los Angeles 2028 potrebbe arrivare lo stop alla nostra Valentina Petrillo.

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Trump e il divieto olimpico alle atlete trans, immagine creata con Grok/X
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Il Servizio Cittadinanza e Immigrazione degli Stati Uniti ha emanato una nuova politica sui visti che impedisce alle donne transgender di ricevere i visti O-1A, E11 ed E21, riservati a individui “che possiedono abilità straordinarie in ambito scientifico, artistico, educativo, commerciale o sportivo“. Le linee guida non utilizzano il termine “transgender“, riferendosi erroneamente alle donne trans come “uomini che competono negli sport femminili“. Un insulto voluto, cercato, rivendicato.

Non ci sono atlete transgender note che si siano recati negli Stati Uniti con visti per “abilità straordinarie”. L’USCIS non ha specificato quante persone saranno coinvolte da questa nuova politica, né se ci siano donne transgender che abbiano recentemente ricevuto i visti.

L’ossessione transfobica di Donald Trump

Molto semplicemente si tratta di nuovo attacco frontale di Trump alla comunità trans e alle atlete trans, dopo  l’ordine esecutivo con cui ha vietato a quest’ultime di competere in sport in linea con la loro identità. Per riuscire nell’intento il tycoon ha minacciato i college che osano far gareggiare atlete trans, negando loro i fondi. Con conseguenze inevitabili come accaduto in Pennsylvania, dove l’Università ha cancellato i record e le vittorie ottenute da Lia Thomas, nuotatrice trans.

Sia la National Collegiate Athletic Association (NCAA) che il Comitato Olimpico e Paralimpico degli Stati Uniti hanno già accettato di conformarsi all’ordine, nonostante il numero esiguo di atlete transgender dichiarati in gara. Quando lo scorso dicembre una commissione del Senato ha chiesto al direttore dell’NCAA Charlie Baker quanti atleti transgender gareggiassero nell’organizzazione, rispose “meno di dieci“. Meno di 10 su oltre 500.000 atleti che competono nella NCAA, circa 25.000 dei quali internazionali. Una goccia in un oceano.

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Stop a Valentina Petrillo?

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Valentina Petrillo, atleta paralimpica italiana

Questa nuova politica potrebbe chiaramente avere un impatto sulle atlete che arriveranno negli Stati Uniti per le Olimpiadi del 2028 di Los Angeles, ma ad oggi non ci sono atlete dichiaratamente trans pronte a gareggiare. L’unica atleta trans della storia ad aver preso parte ad un’Olimpiade è stata la sollevatrice di pesi neozelandese Laurel Hubbard,  a Tokyo 2021, con eliminazione al primo turno e successivo ritiro dopo mesi di infamanti accuse e insulti. Sul fronte paralimpico, invece, potrebbe andare incontro a problemi Valentina Petrillo, 51enne italiana vista in gara a Parigi, due volte bronzo mondiale e  desiderosa di essere anche a Los Angeles con un sogno chiamato triathlon. Trump permettendo.

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