Non ha vinto nessuna medaglia nè é riuscita a conquistare l’agognata finale, eppure Valentina Petrillo è stata una delle atlete più intervistate, chiacchierate, criticate e applaudite delle Paralimpiadi di Parigi 2024. Prima storica atleta trans paralimpica, Petrillo, iscritta nella categoria T12 per atleti ipovedenti, è uscita in semifinale sia nei 200 metri che nei 400 metri, mettendo così a tacere tutti quelli che avevano definito “impari” gareggiare contro un’atleta trans. Attaccata da J.K. Rowling, Petrillo ha replicato a muso duro in diretta Rai alla mamma di Harry Potter, con l’ex moglie Elena e suo figlio Lorenzo che l’hanno accompagnata a Parigi, per starle accanto in un momento storico.
Oggi 51enne, Valentina ha fatto coming out come donna trans in età avanzata, a 44 anni. E il perché ha provato a spiegarlo al Times, in un’intervista in cui Petrillo ha rivissuto tutto il proprio percorso e la propria storia.
“Ho capito che qualcosa non andava il mio primo giorno di comunione quando sono entrata in chiesa e ho visto le altre ragazze indossare i loro abiti bianchi e volevo stare con loro. A nove anni ho provato per la prima volta i vestiti di mia mamma, mi mettevo lo smalto sulle unghie, ma avevo una cugina più grande che era transgender e mio zio l’ha cacciata di casa. Avevo paura che succedesse anche a me, quindi ho tenuto tutto nascosto dentro. A quei tempi a Napoli, dicevo sempre che era meglio essere un camorrista che una donna”.
Per decenni Valentina ha taciuto a sè stessa la propria identità di genere. All’età di 14 anni le è stata diagnosticata la malattia di Stargardt, rara e incurabile patologia degli occhi che lascia delle aree scure permanenti al centro dello spettro visivo. Dopo aver studiato informatica all’Istituto dei Ciechi ed essere diventata programmatrice di computer, a 41 anni Valentina vola in pista, vincendo 11 titoli nazionali nella categoria maschile T12. Poi è arrivato il coming out con sua moglie Elena, dopo la morte di sua mamma.
“Avevo sempre detto che era un segreto che avrei tenuto fino alla tomba. Significava distruggere tutto ciò che avevo creato. È stato molto doloroso. Abbiamo visto insieme uno psicologo sessuale. Dopo quattro mesi, hanno detto che avevo disforia di genere. Essere omosessuali è stato rimosso come malattia dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 1990 e noi celebriamo questa giornata, ma essere transgender è considerato un disturbo mentale. Non è bello”.
In realtà l’incongruenza di genere è stata rimossa dalla categoria dei disordini mentali dell’International Classification of Diseases per essere inserita in un nuovo capitolo delle ‘condizioni di salute sessuale’, come sancito dall’Organizzazione Mondiale della Sanità nel 2018.
Sia Elena che Lorenzo sono stati sempre accanto a Valentina, anche nel percorso della transizione.
“L’inizio è stato devastante. Ho preso 10 chili nel primo mese. Il mio metabolismo è cambiato completamente. Nel primo anno il mio petto è cresciuto e, mentalmente, tutto era diverso. Ho iniziato ad avere una sensibilità molto maggiore. La più piccola cosa mi faceva venire voglia di piangere”. Checché ne dicano coloro che sostengono presunti vantaggi fisici per le atlete trans, in sei mesi di terapia Valentina ha perso 10 secondi netti nei 400 metri e 2 secondi e mezzo nei 200 metri, ma “meglio essere una donna lenta e felice che un uomo veloce e infelice“.
Valentina, va ricordato, ha potuto prendere parte alle Paralimpiadi perché perfettamente in linea con le regole stabilite da World Para Athletics, con il suo livello di testosterone inferiore a 10 nanomoli per litro di sangue per almeno 12 mesi prima delle competizioni, senza mai più essersi rialzato. Eppure l’odio non ha mai smesso di emergere. Nel 2022 alcune atlete le diedero le spalle, sul podio, come segno di protesta. Successivamente ad Ancona, durante un master, non le venne permesso l’utilizzo dello spogliatoio femminile. “A fine gara dissi alle ragazze: ‘Vi rendete conto che non ci vedo nemmeno?’. Tutti questi aspetti negativi erano nel mondo olimpico. Nel mondo paralimpico, non ho mai avuto problemi”. Poi l’attenzione si è spostata proprio su di lei, in quanto prima atleta trans di sempre a partecipare alle Paralimpiadi, grazie anche se non soprattutto agli interventi social di celebrità come Elon Musk e J.K. Rowling.
“É preoccupata solo del fatto che io usi il bagno femminile, ma non sa nulla di me“, ha sottolineato Petrillo in riferimento proprio alla donna più ricca del Regno Unito, che via social ha così risposto: “Yeah, no. Non è l’unica cosa di cui io, o qualsiasi altra donna tra milioni di donne preoccupate per la distruzione delle categorie, dei confini e dei diritti femminili, siamo preoccupate”.
Polemiche che vanno avanti da anni, ovvero da quando Valentina, nel 2020, ha iniziato a gareggiare nella categoria femminile, per poi raggiungere il proprio culmine durante le Paralimpiadi, quando la transfobia le si è abbattuta contro.
“Dal 2015, quando il CIO ha aperto le Olimpiadi alle persone transgender, c’è stata solo una persona che ha gareggiato, Laurel Hubbard”, ha ricordato Petrillo al Times. “E c’è stata solo una persona transgender che ha partecipato alle Paralimpiadi, io. Quindi tutta questa paura che le persone trans possano distruggere il mondo dello sport femminile in realtà non esiste. La gente diceva che molti uomini sarebbero andati a gareggiare come donne solo per poter vincere, ma questo non è successo. È solo transfobia. Spero che questo possa essere l’inizio di una trasformazione per le persone transgender”.
‘JK Rowling is only concerned about the fact that I use the female toilet’.
Yeah, no. That’s not the only thing I, or any of the other millions of women concerned about the destruction of female categories, boundaries and rights, are concerned about.https://t.co/GpcqDsoa3g
— J.K. Rowling (@jk_rowling) September 10, 2024
