I disegni di legge Valditara, Amorese e Sasso violano la Costituzione e i Diritti Umani secondo le associazioni trans riunite nel collettivo Trans Agenda. Ieri, durante quattro ore di audizioni parlamentari richieste da PD, M5S e AVS sui tre disegni di legge della maggioranza – il DDL Valditara, che introduce il “consenso informato” delle famiglie per ogni attività su affettività, sessualità e identità, dando ai genitori un potere di veto; il DDL Amorese, che vieta completamente l’educazione sessuale e affettiva nelle scuole; e il DDL Sasso, che consente la carriera alias solo a chi ha già avviato l’iter legale di rettifica di sesso – il deputato leghista Rossano Sasso ha scelto lo scontro frontale: ha accusato le opposizioni di voler “sostituire mamme e papà con attivisti ideologizzati trans e LGBT”, ha parlato di “lezioni di fluidità sessuale dai cinque anni” e ha difeso i tre testi come “baluardo contro derive pericolose”.
Un attacco durissimo, ideologico e cieco, che dimostra quanto la posta in gioco sia alta. Qualche ora dopo le audizioni, è arrivato il comunicato di Trans Agenda, che riunisce oltre venti associazioni impegnate sui diritti delle persone transgender e delle loro famiglie e che rigetta in blocco i DDL Valditara, Amorese e Sasso. Mentre il governo ignora le voci della comunità trans e costruisce una scuola blindata contro il pluralismo, oltre venti associazioni italiane ricordano una verità elementare: non si può legiferare sulla vita delle persone senza ascoltarle.
Il comunicato di Trans Agenda è durissimo e dovrebber far riflettere qualsiasi persona di governo: “Le nostre vite non si censurano” scrivono (in fondo il testo integrale). Il governo, secondo le associazioni, ha messo in campo un attacco organico alla libertà di esistere, di educare, di crescere.
Per Trans Agenda, i tre disegni di legge del Governo Meloni rappresentano un attacco alla Costituzione – agli articoli sull’uguaglianza, sulla libertà d’espressione, sull’autonomia scolastica – e violano anche la Convenzione Europea dei Diritti Umani. Sono leggi pensate per colpire chi è considerato “diverso”: studentə trans, famiglie omogenitoriali, insegnanti che educano al rispetto.
Perché i Ddl Valditara, Amorese e Sasso sono respinti da Trans Agenda
Il DDL Valditara: censura sotto mentite spoglie
Il primo dei tre Ddl respinti da Trans Agenda, il disegno di legge Valditara (C.2423), introduce il cosiddetto “consenso informato delle famiglie” per ogni attività scolastica che tratti temi come affettività, sessualità, identità o corpo. In pratica, i genitori avrebbero il potere di bloccare qualsiasi contenuto che non ritengono “in linea” con i propri valori. A Pescara di recente la giunta comunale di destra è stata influenzata dal ddl sul consenso informato, nonostante non sia ancora legge: un corso di aggiornamento inclusivo per insegnanti di un nido è stato sospeso perché “i genitori non sapevano”. Per Trans Agenda, non è partecipazione educativa, ma censura preventiva.
“Un modo per zittire, di fatto, ogni riferimento alle soggettività LGBTQIA+ dentro le scuole”
Il DDL Amorese: addio educazione sessuale
Il secondo testo, il DDL Amorese (C.2271), vieta espressamente i percorsi di educazione sessuale e affettiva, anche se previsti nei programmi scolastici. Si elimina ogni possibilità di parlare di corpi, relazioni e rispetto in modo laico e scientifico. Secondo Trans Agenda, questa è una “resa culturale”.
“La scuola smette di essere spazio di conoscenza e confronto, e diventa luogo di silenzio e sorveglianza. Il vero consenso da tutelare è quello delle giovani generazioni: il loro diritto a conoscere, a nominarsi, a riconoscersi e a rispettarsi nelle reciproche diversità, come un valore e una ricchezza”
Il DDL Sasso: contro le carriere alias
Il terzo attacco, forse il più grave, è contenuto nel DDL Sasso (C.2278), che permette l’attivazione della carriera alias – ovvero l’uso del nome scelto da studentə trans – solo a chi ha già avviato un iter legale per la rettifica di sesso. Una misura che ignora completamente il senso di questo strumento e cioè tutelare adolescenti che non hanno ancora intrapreso (e magari non intraprenderanno mai) un percorso medicalizzato. Trans Agenda denuncia una chiara volontà di ostacolare il riconoscimento delle esperienze trans a scuola, impedendo perfino l’uso del bagno o la partecipazione sportiva in base al genere vissuto. In più, si prevedono sanzioni disciplinari per i docenti che non si conformano.
Un’offensiva ideologica, non educativa
Roberta Parigiani (MIT) spiega come, grazie alla pressione unitaria della comunità trans e al sostegno delle opposizioni, siano state riaperte le audizioni sui DDL del governo, inizialmente senza voci trans. Un risultato frutto di un lavoro volontario enorme, spesso invisibile, ma “capace stavolta di smuovere un ingranaggio” secondo la portavoce del Movimento Identità Trans.
Massimo Prearo, ricercatore e docente universitario, studioso dei movimenti anti-gender e responsabile del Centro di Ricerca di Politiche e Teorie della Sessualità dell’Università di Verona, anch’egli presente alle audizioni, denuncia i tentativi di banalizzare e censurare le identità e rivendica l’impegno pubblico e di ricerca contro la pressione autoritaria del governo.
Le associazioni chiedono il ritiro immediato di questi testi e il coinvolgimento delle realtà LGBTQIA+ nei processi decisionali. Se sarà necessario, avvertono, porteranno la battaglia alle corti europee.
Ma chi ascolta? Come può un governo democratico ignorare una mobilitazione così ampia, così lucida, così fondata?
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Comunicato integrale di Trans Agenda
Le nostre vite non si censurano: rigettiamo in toto i DDL Valditara, Sasso e Amorese
Come associazioni portatrici di interesse per le persone transgender, soggettività non conformi e famiglie impegnate per un’educazione libera, inclusiva e laica, rigettiamo con forza e determinazione i disegni di legge Valditara (C.2423), Sasso (C.2278) e Amorese (C.2271), attualmente in discussione alla Camera dei Deputati.
Questi tre testi condividono un disegno politico inquietante e regressivo: riportare la scuola italiana in un tempo fatto di censura, controllo ideologico, patologizzazione delle identità trans e negazione dei diritti fondamentali.
Quello che viene presentato come “consenso informato” è, in realtà, uno strumento di censura.Nei disegni di legge Valditara, Sasso e Amorese, questa espressione non tutela i minori, ma serve a trasformare le famiglie in guardiani ideologici dell’educazione, attribuendo loro un potere di veto su contenuti che parlano di sessualità, affetti, identità, corpi, relazioni. Non si tratta di partecipazione, ma di controllo. In nome del cosiddetto “consenso informato delle famiglie”, questi disegni di legge vogliono vietare l’educazione affettiva e sessuale, anche quando prevista nel PTOF (Piano Triennale dell’Offerta Formativa ndr), persino nei progetti scolastici extracurricolari. Non è un patto educativo ma una resa culturale a chi vuole riportare la scuola in un regime di silenzio e omologazione. La scuola non può essere ostaggio delle paure o dei pregiudizi di alcuni. Il vero consenso da tutelare è quello delle giovani generazioni: il loro diritto a conoscere, a nominarsi, a riconoscersi e a rispettarsi nelle reciproche diversità, come un valore e una ricchezza. Negare loro questa possibilità, in nome di un consenso imposto dall’alto, è una forma di violenza educativa che trasforma la scuola da spazio di crescita e di pensiero critico a un mero luogo di censura preventiva. Un’arma ideologica per colpire la libertà di insegnamento, oscurare l’esistenza delle soggettività LGBTQIA+ e impedire a studentə di ricevere strumenti per capire sé stessə e il mondo. La scuola, in questi testi, non è pensata come spazio di crescita e confronto, ma come luogo da omologare e controllare, e a farne le spese sono, ancora una volta, le persone più vulnerabili: studentə trans, queer, famiglie omogenitoriali, chiunque possa risultare come “diverso”.
Il DDL Sasso impone che le carriere alias siano concesse solo in presenza di un procedimento di rettificazione di attribuzione di sesso in corso, violando il principio di autodeterminazione e il senso stesso del dispositivo della identità alias che serve a tutelare le giovani persone transgender che attraversano la scuola senza aver ancora intrapreso percorsi medicalizzati o legali. Ci pare evidente l’intento di ostacolare il riconoscimento delle esperienze trans, di bambinə e adolescentə. Rivendichiamo la libertà per le giovani persone trans di essere chiamatə con il nome sentito e a non impedire l’uso del bagno e la partecipazione sportiva nel genere corrispondente all’identità vissuta. In questi testi sono previste addirittura sanzioni disciplinari per i docenti che non si piegano a questa logica repressiva. Si tratta di un attacco istituzionalizzato ai diritti fondamentali delle persone trans, in violazione dei principi di autodeterminazione, privacy e pari dignità previsti dalla nostra costituzione. Come associazioni vogliamo sottolineare come questi disegni di legge violino apertamente i diritti sanciti dalla nostra Costituzione italiana: dall’art. 3 che sancisce l’uguaglianza di tutte le persone e vieta ogni forma di discriminazione, all’art. 21 che garantisce la libertà di espressione, all’art. 33 che tutela la libertà di insegnamento, all’art. 34 che afferma il diritto all’istruzione per tuttə, all’art. 30 che riconosce il ruolo dei genitori a istruire ed educare i figli ma non attribuisce loro un diritto di censura sul sapere.
Inoltre, come associazioni vogliamo sottolineare come questi disegni di legge violino la Convenzione Europea dei Diritti Umani, in particolare: l’art. 8 sul diritto alla vita privata e l’art. 14 sulla non discriminazione. E come si pongono in netto contrasto con la giurisprudenza della Corte Costituzionale e della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo in materia di identità di genere, affettività e diritti educativi.
Come coordinamento di associazioni portatrici di interesse per le persone transgender e le loro famiglie, rivendichiamo il pieno riconoscimento del diritto all’autodeterminazione di studentə trans e non binarie, la promozione dell’educazione affettiva, sessuale e di genere, basata sulle evidenze scientifiche, il rispetto dell’autonomia scolastica e della libertà di insegnamento, e soprattutto, il coinvolgimento di associazioni di persone LGBTQIA+ e famiglie con genitori e/o figliə LGBTQIA+per essere audite sempre nei processi decisionali che attengono alle vite delle persone transgender, anche nella sfera educativa, sportiva e di salute e benessere della persona.
Continueremo a denunciare ciò che sta accadendo in Italia, a mobilitarci e a tessere alleanze con i movimenti studenteschi, sindacali, educativi, transfemministi e antirazzisti. Se sarà necessario, porteremo la nostra battaglia per le nostre vite trans e per i diritti dellə nostrə figliə fino alle corti internazionali per i diritti umani, con il sostegno di reti europee e globali. Non ci faremo ricacciare nell’ombra, né piegare dall’oscurantismo. La nostra esistenza e la nostra libertà non sono negoziabili.
Associazioni aderenti: ACET – Associazione per l’Etica e la Cultura Transgenere – AGEDO Nazionale – Ala Milano Onlus – Sportello Trans ATN – Associazione Transessuale Napoli – Arcigay Rete Trans* Nazionale – Associazione Consultorio Transgenere – Brianza Oltre L’Arcobaleno – CEST Centro Salute Persone Trans e Gender Variant – GenderLens – Gruppo Trans APS – Liberamente BrianzaMIT – Movimento Identità Trans – Mixed LGBTQIA+Movimento ELAGA – Nudm Modena – Rete Genitori Rainbow – SAT Pink – Servizio Accoglienza Trans – T Genus
