Il 70% dei giapponesi ha un’opinione positiva sulle persone trans, il sondaggio

"Molte persone accettano le persone trans, ma allo stesso tempo la loro immagine di chi siano realmente rimane vaga. Questa lacuna potrebbe destabilizzare la posizione delle persone trans e spingerle in situazioni di vulnerabilità sociale".

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Memorie di una Geisha, film del 2005.
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In attesa di una sentenza sul matrimonio egualitario, e del primo piano nazionale LGBTQ+, il Giappone guarda sempre più ad un’inclusione reale, al di fuori dai palazzi della politica.

Un nuovo sondaggio ha infatti rilevato che oltre il 70% dei giapponesi ha un atteggiamento positivo nei confronti delle persone transgender, nonostante la diffusa presenza di espressioni discriminatorie e discorsi d’odio contro la comunità T sui social media. Ad aprile Tnet, organizzazione che si occupa di diritti umani, ha condotto un sondaggio interamente dedicato alle persone trans tra i giapponesi di età compresa tra i 20 e i 70 anni. Sono state analizzate le risposte sulla base dei dati relativi a genere, età e distribuzione geografica della popolazione, ricavati dal censimento nazionale del 2020 condotto dal Ministero degli Affari Interni e delle Comunicazioni. Ne dà notizia Mainichi.

Giappone, la società è molto più inclusiva della politica

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Alla domanda se ritenessero che “la scelta delle persone di vivere nella società secondo il genere desiderato debba essere rispettata“, il 71,2% degli intervistati ha risposto “fortemente d’accordo”, “d’accordo” o “abbastanza d’accordo”.

Come risposta a una domanda che chiedeva se, interagendo con una persona transgender, avrebbero voluto “trattarla in base al genere che presenta nella vita quotidiana“, il 70% ha dato una risposta affermativa.

In egual misura, l’indagine ha messo in luce diffusi fraintendimenti sulle persone transgender.

Sebbene il 93,8% abbia affermato di aver “sentito il termine transgender“, solo il 54,7% è stato in grado di selezionarne la definizione corretta, riferendosi a “persone la cui identità di genere differisce dal sesso assegnato alla nascita”.

Tra gli intervistati che avevano sentito il termine, poco meno del 30% ha affermato di conoscere una figura pubblica transgender attraverso i media. Di questi, quasi il 60% ha nominato qualcuno che si è identificato pubblicamente come transgender o che si ritiene lo sia, ma oltre il 30% ha citato persone che non rientrano in questa categoria, come persone omosessuali o drag queen.

Solo il 16,8% degli intervistati ha affermato di aver mai avuto una persona transgender a lui vicina e appena il 24,1% ha dichiarato di aver ricevuto informazioni da persone transgender nell’ultimo anno.

L’indagine ha inoltre analizzato i fattori che influenzano le impressioni e la comprensione delle persone transgender.

Un numero maggiore di donne rispetto agli uomini ha espresso un’opinione positiva sulle persone transgender. D’altra parte, non sono state riscontrate differenze in base al luogo di residenza o al livello di istruzione. L’indagine ha anche rilevato una correlazione che mostra come maggiore sia la convinzione di un intervistato nei ruoli di genere egualitari, maggiore sia il suo livello di comprensione. Anche le persone che hanno avuto l’opportunità di interagire con persone transgender o di ricevere informazioni da loro tendevano ad avere opinioni più positive.

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La ricerca ha rilevato una tendenza a nutrire opinioni più positive sulle questioni transgender se le persone si fidano maggiormente delle informazioni provenienti da emittenti televisive e testate giornalistiche rispetto a quelle provenienti dai social media e dai siti. Sui social media, la disinformazione e i post discriminatori nei confronti delle persone transgender sono molto diffusi, con affermazioni come “gli uomini biologici possono entrare nei bagni pubblici femminili“. A proposito di tali post online, l’indagine ha osservato che “i risultati mostrano che le donne sono più positive degli uomini (sulle questioni transgender) e che coloro che hanno un orientamento più forte verso l’uguaglianza di genere si sentono più ottimisti al riguardo“.

La direttrice di Tnet, Aki Nomiya, ha affermato: “Molte persone accettano le persone transgender, ma allo stesso tempo la loro immagine di chi siano realmente le persone transgender rimane vaga. Questa lacuna potrebbe destabilizzare la posizione delle persone transgender e spingerle in situazioni di vulnerabilità sociale. Dobbiamo condividere le loro esperienze e le loro voci attraverso i media e altri canali“.

Matrimonio egualitario e piano nazionale, svolta giapponese?

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Il 16 giugno scorso il governo della premier conservatrice Takaichi ha adottato il primo piano nazionale per promuovere la comprensione pubblica delle persone LGBTQ+ e delle altre minoranze sessuali. Il piano, approvato in Consiglio dei ministri, si fonda sulla legge per la promozione della comprensione dell’orientamento sessuale e dell’identità di genere entrata in vigore nel 2023, ed era atteso da quasi tre anni. L’iter era stato finora rallentato da tensioni interne tra sostenitori e oppositori della legge stessa. Il documento stabilisce come obiettivo centrale la costruzione di una società inclusiva in cui ogni persona possa vivere con serenità, e afferma che “la discriminazione ingiusta basata sull’orientamento sessuale non deve essere tollerata“.

Tutto questo in attesa della pronuncia definitiva del Grand Bench della Corte Suprema, plenum di 15 giudici chiamato ad esprimersi entro l’inizio del 2027 sulla costituzionalità del divieto di matrimonio tra persone dello stesso sesso. La campagna Marriage for All Japan ha raccolto circa 40.000 firme chiedendo al Parlamento di agire senza attendere quella sentenza. Il sostegno dell’opinione pubblica al matrimonio egualitario si attesta intorno al settanta per cento, ma il governo della premier Takaichi ha pronunciato il proprio dissenso sul tema.

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