Nelle scorse settimane, il consigliere comunale di Fratelli d’Italia a Prato Tommaso Cocci, candidato al consiglio regionale in Toscana, era finito al centro di un vero e proprio scandalo dopo la ricezione di due lettere anonime che lo intimavano a ritirarsi dalla corsa elettorale. Nelle missive si minacciava la diffusione di immagini intime e si avanzavano accuse pesantissime: presunti abusi, uso di sostanze stupefacenti, orge con minori e legami con la massoneria.
Una vera e propria macchina del fango, che fino a poco tempo fa veniva attribuita ad attacchi esterni al partito. Ma la svolta giudiziaria che ne è seguita cambia ora lo scenario: la Procura di Prato ritiene infatti che a orchestrare la campagna diffamatoria siano stati due esponenti del centrodestra toscano.

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Caso Tommaso Cocci, chi sono i due indagati
Gli sviluppi più recenti ripresi da Il Fatto Quotidiano – il primo a riportare l’intricata vicenda – hanno portato all’iscrizione nel registro degli indagati di Claudio Belgiorno, ex consigliere comunale di FdI a Prato, già coinvolto nello scandalo dei “consigli fantasma”, e di Andrea Poggianti, vicepresidente del consiglio comunale di Empoli ed ex Forza Italia.
Entrambi sono accusati di diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite (revenge porn) e diffamazione ai danni di Cocci. La Procura ha disposto perquisizioni e sequestri, raccogliendo materiale che confermerebbe l’invio di lettere e contenuti anonimi.
Secondo il comunicato ufficiale, Belgiorno e Poggianti, “avendo ricevuto o comunque acquisito immagini a contenuto sessualmente esplicito ritraenti l’avvocato Cocci, destinate a rimanere private, le diffondevano senza il consenso mediante l’invio di plurime delazioni anonime”.
Tali missive, inviate da ottobre 2024 a settembre 2025, erano destinate a esponenti politici di Prato e Firenze, a sostenitori dello stesso Cocci e persino ad alcune redazioni giornalistiche.
Le lettere contenevano accuse infamanti: presunti rapporti sessuali con ragazzi, anche minori, uso di sostanze stupefacenti e orge a sfondo gay. Elementi che – indipendentemente dalla loro veridicità – rientrano a pieno titolo in una campagna denigratoria con una forte matrice omofoba, sfruttando l’orientamento sessuale (vero o presunto) come strumento di delegittimazione politica.
Lo scontro interno a Fratelli d’Italia
La ricostruzione della magistratura smentisce la linea ufficiale di Fratelli d’Italia, che aveva sempre parlato di attacchi provenienti dall’esterno e di “liste pulite”. In realtà, lo scontro si sarebbe consumato all’interno dello stesso partito.
Una frattura che oggi assume una valenza dirompente, soprattutto mentre il centrodestra toscano si preparava a chiudere le liste per le regionali del 13 settembre. Il candidato governatore Alessandro Tomasi aveva addirittura proposto un cambio di statuto per vietare l’ingresso ai massoni, mentre i dirigenti locali si affannavano a negare divisioni interne. Ora, però, la resa dei conti è nero su bianco negli atti giudiziari.
Le lettere anonime trovate a casa di Belgiorno
L’inchiesta sul presunto caso di revenge porn ai danni del consigliere FdI Tommaso Cocci, è proseguita, seppur in sordina. Le ultime novità sulla vicenda, riprese da Corriere Fiorentino, hanno a che fare con l’interrogatorio fiume in Procura, di oltre cinque ore, a cui è stato sottoposto nelle passate ore l’ex consigliere comunale appartenente allo stesso partito, Claudio Belgiorno.
Gli investigatori confermano il ritrovamento, durante le perquisizioni a casa di Belgiorno, di due lettere imbustate, di cui “una senza timbri postali”, quindi mai spedita. Un dettaglio che mette ulteriormente in difficoltà l’ex esponente politico, anche se lui, tramite il suo avvocato Ugo Fanti, continua a negare ogni addebito e a rigettare l’accusa di essere coinvolto nella campagna diffamatoria contro Cocci.
Gli interrogatori di Belgiorno e Poggianti

Belgiorno è accusato di concorso continuato nella diffusione illecita di immagini sessualmente esplicite – il cosiddetto revenge porn – e di diffamazione, in riferimento alla presunta diffusione di materiale privato di Cocci, insieme a lettere anonime dal contenuto denigratorio.
Durante l’interrogatorio davanti al procuratore Luca Tescaroli e ai sostituti che indagano sul caso, Belgiorno avrebbe presentato una documentazione che, secondo fonti investigative, “contiene il nome di un altro politico”. Non è ancora chiaro quale ruolo abbia questa nuova figura nella vicenda né se dalle carte emerga un suo diretto coinvolgimento nella campagna di minacce e ricatti ai danni di Cocci.
Lo scandalo ha avuto conseguenze immediate sulla carriera politica dell’organizzatore di eventi, estromesso dalle liste per le elezioni regionali e uscito da Fratelli d’Italia dopo la notizia dell’indagine. Cocci, suo ex collega e capogruppo nell’assemblea comunale, è stato a sua volta colpito dalla vicenda: entrambi i nomi sono stati depennati dal collegio pratese in vista delle regionali.
L’interrogatorio di Belgiorno segue quello avvenuto pochi giorni fa ad Andrea Poggianti, vicepresidente del consiglio comunale di Empoli (anch’egli ex FdI), accusato degli stessi reati. La Procura di Prato continua a lavorare per ricostruire il quadro completo di una vicenda che ha già travolto più esponenti del centrodestra toscano e che rischia di avere nuove, clamorose ripercussioni.
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