“L’omosessualità e la transessualità sono classificata come malattie”. Le dichiarazioni di Antonio Lamiranda, assessore all’Urbanistica di Sesto San Giovanni per Fratelli d’Italia, hanno scatenato un’ondata di polemiche. In un emblematico botta e risposta sui social, il politico ha definito l’omosessualità come “malattia”, citando riferimenti ormai superati e Paesi dove le persone LGBTQIA+ rischiano ancora la pena di morte. Ed ha attaccato anche la comunità transgender. Le sue parole hanno immediatamente – e inevitabilmente – provocato la reazione indignata delle opposizioni e del mondo progressista.
In questo articolo
- 1 Polemica sull’assessore FdI dopo le parole sull’omosessualità
- 2 Cosa ha detto sulle persone transgender
- 3 Le minacce di denunce e la difesa del “diritto di opinione”
- 4 Il PD di Sesto San Giovanni interviene
- 5 La reazione del PD metropolitano: “Sesto non merita il medioevo”
- 6 Perché le parole di Lamiranda sono gravi
Polemica sull’assessore FdI dopo le parole sull’omosessualità
Il caso è esploso il 21 agosto scorso, quando Lamiranda ha commentato la presunta decisione della campionessa di boxe Imane Khalif di ritirarsi dalle competizioni sportive a causa delle polemiche sul suo iperandrogenismo.
Da quel punto in poi, come riferisce La Repubblica, nei commenti a utenti che lo contestavano, l’assessore è andato oltre il tema sportivo, arrivando a scrivere che l’omosessualità era stata “classificata come malattia in Europa” e che in altri Paesi è ancora considerata tale, in alcuni punita con la pena di morte: “L’omosessualità è stata o no classificata come malattia in Europa? Sì. È considerata malattia in altre parti del mondo? Sì. In alcuni è pure reato e si viene impiccati. Poi il politicamente corretto sistema tutto. Ma qualche scienziato prima del woke e del gender aveva messo nero su bianco trattarsi di malattia”.
Il post in questione è poi scomparso dal profilo Facebook dell’assessore, ma gli screen con le sue dichiarazioni sono ormai diventati tristemente virali.
Cosa ha detto sulle persone transgender

Non solo. Nel proseguire la discussione, l’assessore FdI Lamiranda ha sostenuto anche che le persone transgender sia state considerate “malati mentali” fino a pochi anni fa.
Nel controverso botta e risposta, Lamiranda non arretra di un solo passo, e prosegue: “L’Oms mi pare si composta da ‘titolati’ medici che fino al 1990 hanno considerato l’omosessualità malattia mentale inserendola nell’apposita lista (quindi mettendo nero su bianco trattarsi di malattia). Poi, la scienza progredisce con il progresso sociale. La questione più spinosa (il vero tema del post) è la transessualità. Sempre l’Oms, mi pare, fino a cinque/sei anni fa la considerava malattia mentale per poi ‘declassarla’ a incongruenza di genere (che a me solo leggerla fa rabbrividire facendo alludere ad anomalia di genere) che qualche medico dovrà per forza certificare mettendola nero su bianco”.
Le minacce di denunce e la difesa del “diritto di opinione”
Nel corso del confronto online, l’assessore di Fratelli d’Italia ha reagito alle critiche arrivando a minacciare azioni legali nei confronti di chi gli ricordava il suo ruolo istituzionale.
“Io la denuncerò penalmente e le chiedo i danni. Non mi faccio certo intimidire da persone come lei che pensano di sapere tutto e di poter impedire a chiunque di esprimere le proprie idee. Scrivo sempre verità documentate”, ha replicato a un utente che gli ricordava il suo ruolo di amministratore pubblico.
A sostegno delle sue affermazioni, Lamiranda ha citato il fatto che l’omosessualità fosse un tempo motivo di esonero dal servizio militare in Italia, presentando il superamento di quella classificazione come semplice effetto del “politicamente corretto”.
Il PD di Sesto San Giovanni interviene
Le parole di Lamiranda hanno scatenato l’immediata reazione del Partito Democratico locale. Marco Tremolada, segretario del PD sestese, ha condannato con fermezza le dichiarazioni dell’assessore, definendole “inaccettabili”:
“Come Pd condanniamo con fermezza le recenti affermazioni di Lamiranda, che sui social sostiene come l’omosessualità sia una ‘malattia’, citando persino Paesi in cui essa è considerata un reato punito con la pena di morte, e che l’unico motivo per cui oggi non sia più definita così è il cosiddetto pensiero woke”.
Tremolada ha proseguito: “È inaccettabile che un rappresentante delle istituzioni diffonda disinformazione. Le parole dei politici e degli amministratori hanno un peso, e contribuire a diffondere stereotipi e pregiudizi è un atto gravissimo, che va contro i principi democratici e costituzionali su cui si fonda il nostro Paese”.
Il PD chiede le scuse ufficiali di Lamiranda e soprattutto che l’amministrazione comunale guidata dal leghista Roberto Di Stefano prenda le distanze, con provvedimenti concreti. “Basta con la legittimazione dell’intolleranza, basta con la volontà di attaccare le minoranze con l’obiettivo di spaccare, dividere, emarginare. Il minimo che ci aspettiamo sono le scuse ma quello che servirebbe sono seri e evidenti provvedimenti da parte di una amministrazione che ci auguriamo non si riconosca nelle dichiarazioni di un suo esponente e che voglia prenderne subito le distanze”.
La reazione del PD metropolitano: “Sesto non merita il medioevo”
Alle critiche locali si è aggiunta anche la voce di Alessandro Capelli, segretario metropolitano del PD di Milano. Capelli ha sottolineato come le parole di Lamiranda non siano solo gravi sul piano politico, ma anche incompatibili con l’ambizione dell’assessore di candidarsi a sindaco tra due anni, alla scadenza del mandato di Di Stefano:
“L’assessore di Sesto che si vuole candidare sindaco si deve scusare, insieme al sindaco leghista che deve prendere le distanze da questi deliri. Serve rispetto per la vita delle persone. Sesto San Giovanni non merita di stare nel medioevo!”.
Perché le parole di Lamiranda sono gravi
Le dichiarazioni dell’assessore di Fratelli d’Italia non sono e non possono essere classificate semplici opinioni, piuttosto affermazioni che rievocano stereotipi già smontati dalla comunità scientifica internazionale.
L’Organizzazione Mondiale della Sanità ha eliminato l’omosessualità dall’elenco delle malattie mentali nel 1990. Oggi è riconosciuta come una variante naturale dell’orientamento sessuale umano, senza alcun legame con patologie.
Fino al 2018 la transessualità era classificata come disturbo mentale. Con l’adozione dell’ICD-11, l’OMS l’ha ricollocata sotto la categoria delle “condizioni relative alla salute sessuale”, definendola “incongruenza di genere”. Questo cambiamento è stato fondamentale per ridurre lo stigma e riconoscere i diritti delle persone transgender.
Riproporre concetti superati significa alimentare la discriminazione, ignorando decenni di progressi scientifici e sociali.
Le parole di Lamiranda sollevano una questione più ampia: il ruolo della politica nella diffusione di narrazioni che legittimano l’intolleranza. Quando un rappresentante delle istituzioni parla di “malattie” riferendosi a omosessuali e persone trans*, non solo diffonde notizie false, ma contribuisce ad alimentare un clima ostile, rendendo più difficile la piena inclusione sociale ed a rafforzare il pregiudizio, con conseguenze concrete sulla vita delle persone LGBTQIA+.
Le eventuali scuse dell’assessore potrebbero non bastare: ciò che serve, come ricordano le opposizioni, è un’assunzione di responsabilità e una netta condanna di ogni tentativo di riportare indietro le lancette dei diritti.


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